La chiusura delle attività sul territorio ha messo in ginocchio l’intera economia mondiale soprattutto quella italiana improntata sulle piccole e micro imprese, nel sud del paese dove è già più difficile impiantare e crescere un’attività in proprio, questo iato economico ha avuto conseguenze ancor più profonde. Uno dei settori più colpiti è stato sicuramente quello degli asili nido privati e dei servizi educativi, i primi a chiudere per il rischio contagio sono a quasi due mesi dal lockdown delle strutture fantasma bloccate nel limbo dell’incertezza futura.

In Italia solo un bambino su dieci può accedere agl’asili nido pubblici che soprattutto in Campania sono insufficienti a coprire il trend demografico,ecco perché queste strutture private sono fondamentali per la crescita e la formazione dei più piccoli. Allo stato attuale sul territorio italiano ci sono 13.500 asili nido che accolgono bambini dai 0 ai 3 anni un’infinità di scuole private d’infanzia per bambini trai 3 e i 6 anni senza dimenticare ludoteche e spazi per bambini che totalizzano 20mila imprese sul territorio che ad oggi rischiano di non ripartire a settembre.




L’attuale Esecutivo con i Decreti formulati ad oggi e con gl’interventi economici attuati sembra aver accolto solo in minima parte il grido d’aiuto dei titolari di questo settore. Esempio della situazione in cui verte il comparto educativo privato ha colpito in maniera forte anche la città di Pomigliano che negli ultimi due lustri ha fondato la sua ricchezza sulla proliferazione di attività commerciali e sulla formazione di alcune microimprese territoriali gestite da donne,una di queste è l’asilo e scuola dell’infanzia “La casa del bambino “ dell’imprenditrice pomiglianese Carmen Liotti.




Dopo quattro anni d’intensa attività e di grande crescita l’incombere del virus e il distanziamento sociale hanno seriamente minato un’azienda che situata nel cuore del polo industriale della città a ridosso delle fabbriche pomiglianesi rientra tra le eccellenze nostrane, punto di riferimento di una buona fetta della comunità locale.Questa maestra, madre e imprenditrice rivolge la sua richiesta alle istituzioni nazionali ma anche locali lanciando il suo grido d’aiuto dichiarando di non dimenticare che i nidi privati e i servizi integrativi per la prima infanzia autorizzati sono una risposta ai bisogni concreti di tutta la comunità e le scuole diventano per i bambini così piccoli delle seconde case.

Allo stato attuale sono stati riconosciuti come sostegno a questo tipo di microimprese  ammortizzatori sociali per i dipendenti e i 600 euro per le partite Iva che al momento non sono ancora stati erogati a tutti e che a stento ricoprono la perdita delle rette che non saranno versate dalle famiglie per un servizio di cui non potranno usufruire, e che pesa sul budget familiare anche in virtù di molte casse integrazioni e chiusure di attività autonome.




La Liotti come portavoce della categoria, ribadisce che visti i tempi lunghi per la ripresa economica c’è un assoluto bisogno di rivalutare  la necessità di una norma improntata sulla riduzione dei canoni di locazione, di quelli delle utenze, le tasse sul lavoro,le tasse d’impresa che attualmente sono state bloccate ma non sospese, questo per consentire al settore di attraversare la fase due dell’emergenza fino all’uscita totale con la fase tre senza una totale recessione e perdita di posti di lavoro.

La chiusura di molti asili comporterebbe un doppio dramma. Quello economico è quello sociale. La direttrice ci spiega che nonostante si sia adoperata con la didattica a distanza avvalendosi della collaborazione del corpo docente èstato difficile tenere al computer un bimbo così piccolo che ha bisogno di una didattica formativa fondata sui giochi e la creatività insieme ad altri bambini. Ma soprattutto è stato difficile a distanza generare l’empatia che solitamente si genera tra le maestre e i bambini approccio fondamentale per il successo di un’impresa del comparto educativo.

Queste scuole sono una certezza per molte famiglie, composte soprattutto da genitori  che lavorano e che hanno la necessità di lasciare il proprio figlio così piccolo in un habitat sicuro e altamente qualificato.




Asili nido e scuole paritarie per l’infanzia sono fondamentali per la nostra comunità è richiesto un’intervento a lungo termine perché queste microimprese  non chiudano per sempre. La ripresa a settembre senza aiuti dallo stato potrebbe comportare dei tagli e a farne le spese saranno purtroppo i dipendenti  e le famiglie perché, conclude la Liotti, riducendo il numero delle maestre e i servizi si ridurranno inevitabilmente anche il numero dei bambini che potranno accedere  alle strutture, mettendo in crisi l’andamento di molte famiglie dove i genitori potrebbero rimanere senza le scuole per i propri figli ai primi mesi dell’inizio del nuovo anno scolastico.

Cinzia Porcaro

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