Il Giappone ha sempre attirato l’attenzione, noi occidentali ne siamo attratti anche per quel mondo pieno di misteri e cerchiamo di importare la cultura nipponica da secoli e mai più di oggi siamo in contatto grazie anche alla tecnologia.

Famosissimi artisti si sono lasciati sedurre dal suo fascino, basti pensare a Van Gogh, Monet, Manet, Degas, Renoir, Klimt che hanno disseminato le loro opere di riferimenti alle stampe e alla cultura giapponese, per loro era un mondo distante di cui si sapeva poco. Oggi fa parte della nostra quotidianità, basti pensare agli anime e ai manga, fumetti e cartoni animati che i giovani divorano fino a tarda notte o ancora al mondo della cucina, di come il sushi abbia colonizzato le nostre città diventando uno tra i piatti preferiti dagli europei. Pietanze che hanno ispirato gli chef di tutto il mondo. Ma fanno parte del nostro vivere quotidiano anche il design zen e di come sia facilmente entrato nelle abitazioni di milioni di italiani, Il mondo della moda, dove le morbide e vistose sete orientali sono richiestissime e molto apprezzate: E poi c’è anche lo scintoismo e il buddismo che forniscono asilo spirituale a oltre tre milioni di persone in Europa, numero in continua crescita, e numerosissimi potrebbero essere gli altri esempi.

L’ultimo mondo che l’impero nipponico ha colonizzato è il mondo dei social.

In questi giorni di emergenza a livello globale sta spopolato un hashtag molto particolare: #amabie, prova ulteriore di come la cultura giapponese stia diventando un patrimonio a livello globale, ma cosa vuol dire tale espressione?

Amabie  (アマビエ) è il nome di uno spirito del folklore nipponico, uno yōkai benevolo. Ma c’è bisogno di una piccola premessa: il termine yōkai è usato per identificare spettri, demoni e mostri, creature molto frequenti nel panorama mitologico dell’isola, figure che spesso ritornano nella letteratura e nel cinema.

disegni da tutto il mondoLa leggenda che è stata spolverata nel mondo dei social network è quella appunto di Amabie, strana entità che compare per la prima volta nel lontano maggio del 1846, in provincia di Higo, dove un ufficiale della città si era recato sulla costa per indagare su strane luci.

L’ufficiale svolgendo il suo dovere si avvicinò a queste misteriose luci. Fu allora che si rivelò a lui una creatura in parte marina e in parte terrestre, simile ad una sirena, con capelli lunghi, un becco e tre zampe.

Amabie fece alcune previsioni, come narrano alcuni raccolti e prima di scomparire diede un consiglio al funzionario in caso di epidemia.

Se si verifica un’epidemia, disegna un mio ritratto e mostralo a tutti

Amabie mascotte contro coronacirusL’eco di questo consiglio è arrivato fino ai giorni nostri. In particolare in questi giorni dove, a causa del coronavirus, ci troviamo di fronte a una situazione che ci preoccupa e che ci allontana dai nostri cari e dai nostri amici, ma allo stesso tempo ci avvicina ancora di più al resto del mondo. Tramite Instagram, Twitter e Facebook artisti da ogni parte del globo, ma anche persone comuni che nella vita fanno tutt’altro che disegnare, hanno invaso il web anche gif animate, pupazzi e perfino biscotti raffiguranti lo yōkai. In tanti hanno rivisitato a loro modo e secondo il proprio stile la creatura in segno di solidarietà e di speranza condividendo le loro illustrazioni.

Questa pandemia ha riesumato dalle profondità degli abissi dell’oceano Pacifico una antica leggenda che era dimenticata, e che ora invece si erge come mascotte in questa battaglia.

Salvatore Gabriele Popolo

amabie nei fumetti citazioni  nell'arte giappone Amabie illustrazioni e stampe grandi illustratori

Donazione sostieni il Gazzettino Vesuviano