Il medico Pasquale Mario Bacco ha sviluppato uno studio, già agli inizi di febbraio che ha sottoposto a test sierologici 7.038 persone. A Brescia il 49% del campione era positivo agli anticorpi già a marzo.




Grazie alla disponibilità della società statunitense, con diverse sedi in Italia, la quale si occupa di medicina e di sicurezza sul lavoro, si è potuto dimostrare che il virus Sars-Cov-2 in Italia circolava già dallo scorso ottobre, inoltre che nessuno se n’è accorto se non a fine febbraio.

Oltre a questo si è affermato che il Coronavirus sarebbe sensibile alle temperature, pertanto destinato a scomparire con il caldo per poi ripresentarsi in autunno, un virus talmente mutevole che sarà impossibile trovare un vaccino efficace.



Bacco definisce Brescia “una provincia centrale” per la loro ricerca, la chiama “la punta dell’iceberg”. E tutto questo ha una motivazione chiara perché dice il medico che a partire dal 3 febbraio hanno visitato “7.038 persone sane e senza sintomi, tutti dipendenti di diverse aziende”.

Abbiamo diviso la ricerca in quattro diversi step – dice Bacco – il primo gruppo comprendeva circa 1.730 persone e ci dava già numeri interessanti, perché il 38% era già positivo agli anticorpi. I numeri più alti erano quelli della provincia di Brescia: il 49% del campione che si era sottoposto al test sierologico risultava positivo (a Milano il 46%, a Bergamo il 48%).

Non solo – continua il dottore – abbiamo scoperto che gli anticorpi non erano solo immunoglobuline M, quelle precoci che fanno capire se il contagio è in atto, ma nel 80% dei casi si trattava di immunoglobuline G, cioè anticorpi consolidati. Il che dimostrava che la malattia era stata già stata affrontata e superata. Alla luce di questi risultati bisognava fare quindi un salto indietro di 3 mesi e abbiamo capito che l’inizio del contagio risaliva ai primi di ottobre”.

Seguono le dichiarazioni di Bacco



La presentazione all’ISS, Ministero della Salute e Burioni

“A metà marzo abbiamo presentato il nostro progetto all’Istituto Superiore della Sanità e al Ministero della Salute, mettendo a disposizione i numeri: era un periodo di grande confusione e stavano nascendo le unità di crisi.

Ci hanno fatto parlare con il professor Roberto Burioni, a cui abbiamo presentato i nostri risultati e le anamnesi, concentrandoci soprattutto sulla situazione del Bresciano. Dei 400 pazienti di Brescia ben 199 erano risultati positivi. Un campione molto rilevante, quindi.

Lui ci risposto che l’incidenza del virus nel Bresciano era del 2% e che quindi ci sbagliavamo. Quando poi abbiamo chiesto da dove venisse quella percentuale, ci ha detto ‘perché è così e noi lo sappiamo’.”



Il dialogo con le altre regioni

“Ad ottobre abbiamo iniziato a parlare con i medici della Toscana, del Piemonte, del Veneto e della Lombardia e tutti ci hanno manifestato questa incredibile incidenza di polmoniti anomale. Sono state attribuite, in buona fede, alla legionella: in realtà erano tutto tranne che legionella.

Secondo noi erano i primi casi di Sars-Cov-2. Quando il virus è atterrato era un po’ ‘stanco’. Ha preso forza a febbraio perché ha trovato le condizioni ideali: un clima freddo e umido.

Con l’innalzarsi delle temperature, soprattutto al Sud, è completamente morto mentre al Nord continua a essere piuttosto attivo.

Tutti i coronavirus soffrono il caldo e anche questo si comporta nello stesso modo. Lo abbiamo capito a marzo, quando abbiamo iniziato a portare colture del Sars-Cov-2 in laboratorio: innalzando la temperatura di 2 gradi abbiamo visto che la metà dei ceppi morivano mentre l’altra metà si immobilizzavano.

Che il virus soffrisse il caldo si poteva vedere con un semplice kit da 8 euro, mentre tra i virologi blasonati c’è ancora chi dubita di questo“.



La nuova ondata in autunno

Questo virus è banale, stupido: da solo non è capace di ammazzare nessuno. Tanto è vero che stando alla nostra ricerca è emerso che quasi il 90% degli infetti non ha manifestato nessuno dei sintomi riconducibili al Covid-19, primo tra tutti l’aumento della temperatura corporea.

I veri untori sono state le persone sotto ai 30 anni: quasi sempre completamente asintomatici, hanno infettato ed amplificato il resto della diffusione. La mortalità diretta da Covid non è superiore al 2%.

Se non si considera la fascia d’età superiore a 55 anni, l’incidenza scende al di sotto dell’1%. Crea danni nelle persone che hanno una risposta immunitaria più lenta. La forza del virus dipende dallo stato di salute, ma anche dalle abitudini di chi lo riceve: malnutrizione, patologie pregresse, cattive abitudini e sistemi immunitari indeboliti lo rendono particolarmente aggressivo.”



Il perché della letalità

“All’inizio nessuno sapeva come trattare questo virus e si è agito male. Adesso sappiamo che dobbiamo portare in ospedale i pazienti molto prima che entrino in sofferenza respiratoria, perché questa fase della malattia per molti over 65 è irreversibile. A ottobre, quando si ripresenterà, sapremo curarlo”.

Poi alla domanda dell’efficacia del vaccino il medico ha risposto: “Non ci sarà mai un vaccino, come per l’Hiv, perché il virus si modifica molto molto velocemente. Quindi se venisse trovato un vaccino adesso, e tutti corressero a vaccinarsi, in autunno potrebbe non essere più valido”.

Le affermazioni di Bacco sono raccolte da bresciatoday