Non è andato niente bene: 1 milione di bambini in più oggi rischiano di scivolare nella povertà assoluta

A seguito dell’emergenza Coronavirus le conseguenze sui bambini e sulle famiglie più vulnerabili hanno iniziato a farsi sentire da subito

povertà Italia

Crisi economica e contrazione delle opportunità educative, è quanto mette in evidenza Save the Children in occasione del lancio della campagna Riscriviamo il Futuro.

Si è presentata a tal proposito anche un’indagine realizzata dall’istituto di ricerca 40 dB, dove si è potuto riscontrare, su un campione di oltre 1.000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni ed i loro genitori, che il 39,9% del totale si trova oggi in condizioni di fragilità socio-economica, anche a causa della “nuova crisi”.

Oltre a questo si è visto che con l’adozione del sistema della didattica a distanza circa 1 minore su 5 ha maggiori difficoltà a fare i compiti, oltreché quasi 1 su 10 tra gli 8 e gli 11 anni non segue mai o quasi le lezioni a distanza.

Save the Children inoltre diffonde dai suoi canali il manifesto per riscrivere insieme il futuro dei bambini in Italia, c’è da augurarsi però che questa organizzazione riesca a dare un peso maggiore nella tutela della vita dei più piccoli, nonché nella tutela del rispetto delle libertà costituzionali delle famiglie.

In Italia oggi più di 1 milione di bambini vive in povertà assoluta. A seguito dell’emergenza Coronavirus le conseguenze sui bambini e sulle famiglie più vulnerabili hanno iniziato a farsi sentire da subito. Le disuguaglianze preesistenti si sono aggravate a causa di un virus che non conosce confini e rischia di aumentare il numero delle famiglie in povertà e le difficoltà di quelle che già da prima dell’emergenza si trovavano a combattere con la mancanza di beni essenziali per condurre una vita dignitosa“, avvisa l’organizzazione nel suo manifesto.

Didattica a distanza bocciata dal 39,9% dei genitori

I genitori che si trovano in maggiore difficoltà socio-economica vorrebbero un aiuto più consistente da parte degli insegnanti sono infatti il 72,4%.

I genitori che chiedono un accesso più semplice alla didattica a distanza sono il 71,5%, perché ritengono le attività scolastiche più pesanti per i loro figli (il 63,4%), difficili (il 53,9%), eccessive (il 46,7%).

Il 39,9% dei genitori inoltre afferma che la didattica a distanza ha peggiorato il ritmo scolastico dei figli.

Ma altri rischi presentarti sono quelli dell’isolamento sociale, l’allarme economico, la mancanza di fondi anche per fare la spesa, la difficoltà materiale nel seguire le lezioni da remoto, la povertà educativa, la mancanza di opportunità extra scolastiche, l’impossibilità di fare sport.

Lavoro e impatto economico

Soltanto il 14.8% dei genitori ha dichiarato che la propria situazione economica non cambierà. Per circa la metà delle famiglie invece (46.7%), le risorse economiche si sono notevolmente ridotte, e tale stato di cose, secondo loro, potrebbe protrarsi a lungo.

Più di una famiglia su 10 (13,6%) infatti ha subìto una riduzione di salario definitiva e il 7,4% dei genitori ha perso il lavoro.

Il 36.6% dei genitori ha smesso temporaneamente di lavorare e per il 54.5% delle famiglie questo ha comportato una riduzione di salario temporanea (inclusi cassa integrazione o congedo parentale). Tale percentuale si eleva al 61.8% nel Nord-Est.

Povertà assoluta

Cifre preoccupanti e sconvolgenti come i 9,5 milioni di lavoratori che nel mese di marzo non hanno potuto lavorare, di questi 3,7 milioni vivono in famiglie monoreddito, di cui la metà con figli a carico, dove pertanto è venuta a mancare l’unica entrata economica.

Save the Children riporta infatti che 1 milione di bambini in più oggi rischiano di scivolare nella povertà assoluta, questi ultimi si andranno ad aggiungere agli attuali 1,2 milioni di minori, che già in un precedente rapporto erano descritti nelle medesime condizioni.

Le percentuali di povertà assoluta in Italia si innalzerebbero dunque dall’attuale 12% al 20%.

Lezioni e scuola

Il report descrive inoltre che 1 minore su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza.

Più di 4 minori su 10 vivono in abitazioni sovraffollate, privi di spazi adeguati allo studio, e il 12,3% non ha un computer o un tablet in casa, questa percentuale arriva al 20% nel sud Italia.

Tra i bambini e ragazzi che invece possono disporre di questi strumenti, il 57% si vede costretto a condividerlo con gli altri componenti della famiglia.

Solo il 30% dei ragazzi impegnati nella didattica a distanza, peraltro, presenta competenze digitali elevate ed idonee all’uso delle piattaforme online.

Spese alimentari ridotte per il 44,7% delle famiglie

Conseguentemente quasi la metà delle famiglie nel nostro Paese (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3% a livello nazionale, 48.2% al Sud, 47.4% nelle Isole).

Un dato ancora più allarmante se si considera che prima del lockdown il 41,3% delle famiglie più fragili beneficiava del servizio di mensa scolastica per i propri figli e per quasi tutti loro (40,3%) questo servizio era esente o quasi da pagamenti.

Pagamenti utenze e fitti

Una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette (37.1% al Sud, e 43.8% nelle Isole) e una su quattro (26,3%) anche quello dell’affitto o del mutuo.

Il 21,5% delle famiglie (28.2% al Sud) non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche necessarie per mancanza di soldi.

Una famiglia su cinque ha dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari o amici ed il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari.

Andrea Ippolito



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