Un affare da oltre venti milioni di euro per il quale avevano provato prima con Mario Casillo capogruppo PD in Regione e poi con i forzisti Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo. A scoperchiare il pentolone stabiese delle corruzioni, mazzette, regali e leggi modificate ad arte per favorire sin dal 2013 gli amici degli amici, il procuratore reggente oplontino Pierpaolo Filippelli.


La notizia è stata, ieri, di quelle che fanno tremare la politica locale, regionale e nazionale. Corruzione e commistione tra politica, camorra e imprenditoria. L’obiettivo sarebbe stato quello di riqualificare l’ampia area dell’ex stabilimento Cirio di Castellammare. Palazzine al posto dell’insediamento industriale in barba alle leggi regionali e ai vincoli urbanistici e paesaggistici. Nove misure restrittive per altrettanti indagati. Tra essi i due nomi illustri della politica napoletana: il senatore Luigi Cesaro, per l’ennesima volta coinvolto, a torto o a ragione, in situazioni poco chiare a metà strada tra politica e malaffare, e Antonio Pentangelo deputato della Repubblica, ex sindaco di Lettere, assessore provinciale ed ex presidente facente funzioni dell’Ente provinciale partenopeo fino all’abolizione delle Province.

Con loro, indagato anche Adolfo Greco, imprenditore stabiese, già destinatario il 5 dicembre del 2018 di una ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di estorsione aggravata ex art. 7 L 203/1991 e il 15 gennaio 2019 di una ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso esterno in associazione di stampo mafioso (clan dei casalesi, gruppo Zagaria).  Coliti dal provvedimento l’ingegnere Antonio Elefante, tecnico di fiducia di Greco, l’architetto Maurizio Biondi, commissario ad acta della Cirio, e tre funzionari dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Campitiello, Marcello Ciofalo e Vincenzo Colavecchia oltre ad Angelina Anita Rega sottoposta a misura di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

L’esecuzione dell’ordinanza cautelare, a carico dei due parlamentari, ai sensi dell’art. 4 Legge 140/2003, è stata sospesa dal GIP, con richiesta da parte dello stesso dell’autorizzazione a procedere da parte della Camera di appartenenza.

E’ stato altresì notificato il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP con riferimento alle somme di denaro e di altri beni, costituenti il prezzo dei reati di corruzione. I reati per i quali si procede sono quelli di corruzione propria, falso ideologico in atto pubblico, rivelazione di segreto di ufficio.

La ricostruzione della Procura ha consentito di accertare un ramificato sistema di corruzione di esponenti politici, regionali e nazionali, e di pubblici ufficiali posto in essere da Adolfo Greco.

Le attività investigative, svolte anche attraverso operazioni di intercettazione telefonica ed ambientale, installazione di impianti di videoripresa, attività di osservazione, pedinamento e controllo ed acquisizioni documentali, hanno permesso di accertare la pianificazione e la commissione, ad opera di Adolfo Greco, di una pluralità di reati di corruzione in relazione al progetto di riconversione del complesso industriale dismesso ex Cirio di via Napoli Traversa Mele.


Lo stesso imprenditore stabiese e Tobia Antonio Polese, proprietario dell’hotel “La Sonrisa” di Sant’Antonio Abate, il “boss delle cerimonie” dell’omonimo programma televisivo, scomparso qualche anno fa, erano i titolari della Polgre Europa 2000 srl che aveva presentato al Comune di Castellammare di Stabia, sulla base di una relazione tecnica redatta dall‘ingegnere Antonio Elefante (direttore tecnico della società di ingegneria SAEC srl), un progetto di recupero e riqualificazione dell’area suddetta ai sensi dell’art. 7 comma V della legge regionale n. 19/2009 (piano casa), a seguito del decorso dei termini per l’esame della richiesta, aveva attivato la procedura prevista dall’art. 4 della legge regionale 19/2001 per la nomina di un commissario ad acta che, in sostituzione dell’ente rimasto inerte, avrebbe dovuto provvedere all’istruttoria e all’adozione del provvedimento conclusivo in merito alla richiesta di rilascio del permesso a costruire.

Le indagini hanno consentito di acclarare che Greco, con la complicità di Polese e di Giuseppe Passarelli, amministratore unico della Passarelli spa, società che avrebbe dovuto realizzare i lavori, aveva in prima battuta tentato di ottenere la modifica della legge regionale 35/87 (PUT della costiera sorrentina-amalfitana) – ostativa alla realizzazione dell’intervento – accordandosi con il consigliere regionale Mario Casillo, capo gruppo del PD, affinchè intervenisse sugli esponenti di tale partito politico per il ritiro dei numerosi emendamenti proposti nel corso dell’iter modificativo della legge. In cambio del suo intervento nella faccenda, l’on. Casillo, con la mediazione di Gennaro Iovino, esponente politico stabiese del PD, chiedeva, in relazione a tale progetto di riconversione, l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica ad una ditta a lui vicina.

A seguito del fallimento di tale iniziale strategia, i medesimi soggetti, d’intesa con il tecnico di fiducia, l’ingegnere Antonio Elefante, mutavano referente politico e intervenivano sull’assetto normativo vincolistico vigente sull’area ex Cirio, ottenendo la modifica della legge Regionale n. 19/2009 ad opera del collegato alla legge di stabilità finanziaria del 2014 ( l.r 16/2014), che prevede espressamente l’applicabilità delle norme premiali del così detto Piano Casa ai territori sottoposti ai vincoli di inedificabilità relativa, di natura paesaggistica, imposti dal PUT.


Sulla scorta di tali modifiche normative, Adolfo Greco, in considerazione delle resistenze manifestate dai funzioni dell’UTC del Comune di Castellammare di Stabia, otteneva da Antonio Pentangelo, quale Vice Presidente della Provincia di Napoli, la nomina di un commissario ad acta, nella persona dell‘architetto Maurizio Biondi, per il rilascio del permesso a costruire.

Le indagini hanno consentito di accertare che il commissario Biondi era legato a Cesaro Luigi da uno stretto rapporto personale e professionale e con Francesco Cesaro, figlio del parlamentare, con cui l’architetto condivideva lo studio professionale.

Per tale nomina pilotata, Greco e Polese avrebbero regalato ad Antonio Pentangelo un orologio di gran valore, un Rolex d’oro. Per Luigi Cesaro invece erano stati riservati 10mila euro in contanti. Greco inoltre interveniva sull’imprenditore Giuseppe Imperati affinchè questi affittasse a Forza Italia l’immobile di piazza Bovio, 8 a Napoli, da adibire a sede del partito, con un canone di 3mila euro invece della prima richiesta di 5mila euro. Greco avrebbe inoltre fornito sostegno per la campagna elettorale del figlio di Luigi Cesaro, Armando, per l’elezione a consigliere regionale campano nel 2015. Attualmente Armando Cesaro è capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale della Campania.

Al fine di ottenere il rilascio del permesso a costruire, Greco, per il tramite dell’ing. Antonio Elefante, elargiva inoltre al commissario ad acta Maurizio Biondi la somma complessiva di 12mila euro e in cambio otteneva l’adozione della determina commissariale di accoglimento del 13 aprile del 2016. Dalle conversazioni intercettate è emerso che la somma consegnata da Greco all’ing. Elefante, destinata a Maurizio Biondi, ammontava complessivamente a 20mila euro, ma Elefante consegnava al commissario ad acta “solo” 12mila euro, trattenendo per sé la differenza.

Le indagini hanno consentito di accertare altresì che Adolfo Greco aveva corrotto anche i tre funzionari dell’Agenzia delle Entrate, Colavecchia e Ciofalo, incaricati di seguire la verifica fiscale per l’anno 2012 presso la sua azienda (C.I.L.srl) nonché di Campitiello, estraneo al settore verifiche in quanto in servizio  presso l’Ufficio Legale della medesima Direzione provinciale, ma legato da pregressi rapporti personali con l’imprenditore Greco, al quale preannunciava la notizia della imminente verifica fiscale e che si adoperava per coordinare l’operato dei funzionari addetti alla suddetta verifica, risultata “infedele” in quanto non corrispondente alle evidenze contabili.


Quale corrispettivo di tale verifica infedele i suddetti pubblici funzionari ricevevano da Adolfo Greco e da sua moglie, Angelina Anita Rega, che materialmente approntava la provvista, la somma in contanti di 30mila euro rinvenuta, all’interno di una borsa “24 ore” di Campitiello e materialmente consegnata da Greco all’interno degli uffici della sua società. A Campitiello sono contestati anche reati di falso ideologico in atto pubblico, poiché nelle ore in cui riceveva le “mazzette” presso la sede della CIL in Castellammare di Stabia, dichiarava il falso attestando la sua presenza dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Campania a Napoli.

Le condotte ascritte a Mario Casillo, Gennaro Iovino e Giuseppe Passarelli, inerenti alla modifica della legge regionale n. 35/87 (PUT), sebbene ritenute sussistenti dal GIP, sono state qualificate quale reato di traffico di influenze illecite ex art. 346 bis c.p., reato per il quale (come previsto all’epoca dei fatti) non è consentita l’emissione di misure cautelari.

“Riponiamo come sempre la nostra fiducia nel lavoro della magistratura. Allo stesso modo siamo al fianco dei nostri parlamentari Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo di cui conosciamo l’impegno politico. Attendiamo fiduciosi l’esito della vicenda nella certezza della loro assoluta estraneità ai fatti contestatigli e l’assenza di ogni loro responsabilità penale. Alle strumentalizzazione della notizia per fini politici replichiamo che il garantismo è uno dei pilastri della nostra democrazia e che andrebbe praticato sempre”.  Così si è espresso il coordinatore regionale campano di Forza Italia Domenico De Siano commentando le notizie sull’inchiesta ex Cirio.


Poche righe anche per il comunicato di Anronio Pentangelo: “Resto esterrefatto nell’apprendere la notizia di un mio paventato coinvolgimento in ipotesi di reato per una vicenda della quale viene fornita, per la mia posizione, una ricostruzione totalmente distante dalla realtà.

Ho sempre agito, da Sindaco prima, da Presidente della Provincia f.f. poi ed oggi da Parlamentare, nell’assoluto rispetto della Legge e tutti gli atti da me compiuti sono stati sempre ed esclusivamente finalizzati al perseguimento del pubblico interesse e ciò mi rende sereno e fiducioso anche in questo caso.

Nutrendo, per formazione personale e per tradizione familiare, profondo rispetto per le Istituzioni, continuerò a svolgere il mio ruolo come è giusto che sia ma non parteciperò ai lavori di commissioni nelle quali ho l’onore di sedere in attesa di chiarire la mia posizione prima possibile”.




E infine ecco quanto dichiarato dal senatore Cesaro: “Apprendo dell’iniziativa della procura di Torre Annunziata e, confermando la mia fiducia nella magistratura, auspico che mi sia data in tempi stretti la possibilità di chiarire la mia totale estraneità alle vicende e ai fatti contestatimi, al pari di quanto accaduto in passato su vicende nelle quali sono stato ingiustamente coinvolto come gli esiti successivi hanno confermato”.


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