C’è poco da fare, lo stare chiusi in casa a causa del Coronavirus ti porta, direi naturalmente, a pensare al passato. E, come d’incanto, rivedi il “film” della tua vita. Cose belle e cose brutte che hai vissuto. Non sei tu che muovi la manovella del cinematografo personale. Le immagini ti appaiono e scompaiono come d’incanto.

Una cascata di capelli biondi che s’appoggiano su due spalle esili. Il passo lento ma deciso di una donna minuta che entra in chiesa. E cammina, cammina verso una bara posta vicino all’altare. In quella cassa c’è il suo unico amore.




Chissà Daniela cosa stava pensando mentre s’avvicinava al feretro. Forse l’ultimo incontro, l’ultimo bacio dato al suo “ragazzo”. La chiesa era gremita di gente.

C’erano politici, rappresentanti delle istituzioni. Le massime cariche del mondo giornalistico. C’era il ministro dell’Interno Scalfaro. Duemila persone sentirono il bisogno di essere vicini alla famiglia di Giancarlo nel momento dell’addio. E applaudivano, applaudivano mentre Daniela entrava in Chiesa. “Ma che c’èra da battere le mani difronte ad un morto? Silenzio, solo silenzio doveva accompagnare Giancarlo alla sua dimora finale”, né era convinta Daniela.

Il giovane “pubblicista” del Mattino era stato freddato con sette colpi di pistola alla testa. Perché? Dal primo momento si pensò che qualche suo “pezzo” aveva dato fastidio ai malavitosi di Torre Annunziata. Siamo nel periodo del dopo terremoto del 1980, della ricostruzione. Siani aveva scritto oltre 100 articoli sulla malavita della città ex capitale della pasta.




Scalfaro affermò, il giorno del funerale, che le indagini si sarebbero svolte a 360 gradi, ma che il delitto era avvenuto in una zona di camorra. “L’ esecuzione è di chiaro stampo camorristico – affermò il ministro dell’Interno – considerando il tipo di impegno professionale svolto dal giovane giornalista”

Dal giorno dei funerali Daniela si chiuse nel suo dolore. E la sofferenza per la perdita dell’uomo che doveva essere il suo sposo aumentò a dismisura quando un Pubblico ministero superficiale e soprattutto in vena di protagonismo ipotizzò che gli articoli di Giancarlo contro la malavita non c’entravano per niente con la sua uccisione. C’erano ben altri motivi che avevano condannato a morte il pubblicista del Mattino. E questi motivi erano basati su rapporti strani, di tipo sessuale, che lui avrebbe avuto.

Si può immaginare cosa può pensare, può sentire, una donna innamorata quando le si dice che il suo “ragazzo” avrebbe avuto “rapporti strani” di tipo sessuale. E, puntualmente, ad ogni cambio del gruppo investigativo, le si chiede se, sul piano sessuale, Giancarlo si comportava normalmente. C’è da impazzire.

daniela la bionda fidanzata di sianiLa giovane donna non pensò mai di giocare da protagonista nella dolorosa vicenda. Poteva benissimo farlo. E, invece, chiusa nel suo dolore, continuò la sua vita di sempre all’hotel Aequa, a Vico Equense, proprietà della famiglia Rossignaud. Non partecipò né a convegni di commemorazione, né di altro tipo.

Chissà se Giancarlo conobbe Daniela proprio all’hotel Aequa mentre partecipava a qualche corso di formazione organizzato dalla Cisl. Lui, tra l’altro, collaborava con “Il lavoro nel sud”, un giornale molto vicino all’organizzazione sindacale di matrice cattolica. Poi cominciò a lavorare all’ufficio stampa della  Filca-Cisl, la federazione dei lavoratori edili della Cisl,  alla fine degli anni 80.




Chi ha conosciuto Giancarlo Siani sa bene della sua semplicità, del suo modo signorile e affettuoso di rapportarsi con gli altri. Il giovane “pubblicista” faceva il suo mestiere con puntigliosità, con grande onestà intellettuale, alla ricerca sempre della “verità”. Non di qualche “verità” di comodo, spesso utilizzata da certi “giornalisti” (sic) per far carriera. Certo, lui sperava di poter essere assunto dal Mattino, con cui collaborava, a “tempo pieno”. Ma, nella sua “onestà intellettuale”, le scorciatoie non erano ammesse.

Daniela non c’è più. E’ volata anche lei al cielo, a congiungersi con il suo primo amore, molto giovane. Una vita segnata dal dolore, ma anche dalla grande forza di sopportarlo. Un vero esempio da seguire, da ammirare. Giancarlo certamente sarebbe stato fiero di lei. Della sua forza, della sua semplicità.

C’è una foto che, nella sua semplicità, dà la misura dell’amore tra Daniela e Giancarlo. Si vedono i due al mare, mentre si guardano e sorridono. C’è una luminosità nei loro volti, nei loro sguardi che dà la misura del loro amore. Peccato che non hanno avuto la possibilità di continuare la loro bella storia d’amore. Peccato!

Elia Fiorillo



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