Camorra, incubo faida sui monti Lattari dopo l’uccisione del 17enne: equilibri in bilico

Secondo gli inquirenti Apicella senior avrebbe compiuto il salto di qualità proprio grazie all’amicizia con i D’Alessandro, nel rione Scanzano di Castellammare. Da qui l’ascesa criminale

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Equilibri che mutano, rischio faida che incombe nell’area stabiese, alleanze criminali ridisegnate. Sono gli scenari su cui lavorano gli inquirenti, dopo l’omicidio di Nicholas Di Martino, il 17enne nipote di Nicola Carfora (alias o’fuoco) ucciso a coltellate domenica notte in via Vittorio Veneto. In carcere sono finiti Maurizio Apicella, 19 anni, e Ciro Di Lauro (21), entrambi di Gragnano. Gli inquirenti tirano fuori i rapporti di amicizia tra Rossano Apicella (42enne padre di Maurizio, ras emergente di via Volte e attualmente ai domiciliari per reati inerenti lo spaccio di droga) e gli ambienti camorristici di Castellammare. In particolare, l’amicizia criminale intessuta per anni con Salvatore Belviso, ex reggente del clan D’Alessandro e coinvolto nell’omicidio Tommasino, oggi diventato collaboratore di giustizia.



Secondo gli inquirenti Apicella senior avrebbe compiuto il salto di qualità proprio grazie all’amicizia con i D’Alessandro, nel rione Scanzano di Castellammare. Da qui l’ascesa criminale, fino ad aggiudicarsi una piazza di spaccio nella sua Gragnano. Tantissime analogie con la scalata del figlio Maurizio, oggi rinchiuso in una cella del carcere di Secondigliano. Ieri pomeriggio sono stati infatti tramutati in arresto i fermi di Apicella e Di Lauro, ritenuti responsabili dell’omicidio di Nicholas. Nel corso dell’udienza i due imputati si sono avvalsi prima della facoltà di non rispondere, ma dopo hanno fatto delle dichiarazioni spontanee ai giudici. In particolare, entrambi hanno precisato che “la camorra non c’entra nella vicenda e che la lite sia scoppiata per futili motivi”.

A difendere legalmente Apicella è l’avvocato Carlo Taormina, il quale ha anticipato che punterà sulla tesi della legittima difesa in sede di processo. “Ieri ho partecipato all’interrogatorio del 19enne – afferma il noto legale tra i più famosi d’Italia – che, preso per il collo da un altro giovane, lo ha accoltellato con un solo colpo alla coscia e muore. E’ legittima difesa?” Intanto anche la famiglia di Di Martino ha annunciato che si difenderà costituendosi parte civile nel processo. A tal proposito a chiedere giustizia sono i familiari di Nicholas, che hanno rivolto un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.



“Chiediamo al premier di aiutarci ad avere giustizia – afferma una cugina di Nicholas – Come belve furiose hanno massacrato un ragazzino innocente di soli 17 anni, un semplice studente, con i suoi conflitti adolescenziali, che lo rendevano a volte un po’ esuberante. Ma Nicholas nulla aveva a che fare con certi ambienti malavitosi, se così possiamo definire i suoi carnefici, perché la malavita segue le sue regole, non uccide ragazzini innocenti”. Sulla vicenda è intervenuto anche monsignor Francesco Alfano, vescovo dell’arcidiocesi Castellammare – Sorrento, secondo cui “la morte di un giovane non ci lascia indifferenti, mai. Soprattutto quando è frutto di violenza. Restiamo sgomenti, impietriti. E ci ribelliamo. Non è possibile morire così”. Intanto è stata effettuata ieri pomeriggio l’autopsia sul corpo del 17enne. I funerali si terranno stamattina, in forma strettamente privata, con la salma che sarà condotta direttamente al cimitero di Gragnano.



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