Alla domanda di un eventuale seconda ondata di coronavirus in autunno Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, ha risposto che non vede questo rischio perché (come abbiamo visto) “il coronavirus si comporta esattamente come un virus influenzale, anche se in forma più violenta”.




Poi dice che considerato il numero molto alto di contagiati, “abbiamo maturato fra la popolazione molti anticorpi che renderanno più difficile la sua diffusione“.

Esclude un ritorno dell’epidemia perché afferma: “più anticorpi ci sono in circolazione e meno probabile diventa la capacità di espansione del virus”.

Poi chiarisce la possibilità di confusione tra influenza e polmoniti, qualora si avviasse una campagna di vaccinazione: “Sono assolutamente contrario ad un’ipotesi del genere. Esiste uno studio del Pentagono, ossia dell’esercito americano, che ha dimostrato come le vaccinazioni antinfluenzali possano costituire addirittura un attivatore per il coronavirus nel 36% dei casi. Nel momento in cui si afferma che il Covid potrebbe tornare a circolare, chiedere alla gente di vaccinarsi contro l’influenza ritengo sia un controsenso. A questo punto allora sarebbe preferibile favorire l’immunità di gregge, isolando gli anziani che sono i soggetti più a rischio e lasciando che il virus circoli fra la popolazione in modo che tutti possano maturare gli anticorpi ed essere immunizzati”.




Al portale “Lo speciale” Giulio Tarro aggiunge inoltre che fare il vaccino antinfluenzale con il Covid in circolazione potrebbe essere controproducente, infatti parla degli studi specifici (Pentagono) realizzati anche in Olanda “che dimostrano come sia il virus influenzale che quello respiratorio sincinziale hanno effetti associativi con le infezioni sia di pneumococco che di meningococco”.

Tarro avvisa sul rischio di “un’interferenza virale per associazione” e ricorda di evitare di fare “affermazioni pericolose come quella di consigliare vaccinazioni di massa in vista del prossimo autunno. Se non è possibile stabilire che il vaccino antinfluenzale può favorire il coronavirus, è quantomeno imprudente escluderlo senza alcun approfondimento scientifico”.




Poi sulle riaperture: “Dobbiamo riaprire il Paese e smetterla di terrorizzare la popolazione. Ripeto, la cosa migliore da fare a questo punto, grazie soprattutto alla diffusione degli anticorpi è quella di far circolare liberamente il virus, isolando ovviamente le categorie più a rischio, in questo caso gli anziani. Per il resto, anche grazie alle temperature estive, il virus avrebbe poche possibilità di sopravvivere fra i giovani”.

Sugli asintomatici e sulle accuse che gli sono state rivolte: “È uscito di recente uno studio effettuato in Cina e pubblicato su PubMed, che riporta un esperimento su un asintomatico: un soggetto, positivo al Sars CoV2 ma asintomatico, è entrato in contatto con 455 persone sane. Ebbene, nessuna di queste ha contratto il virus.




Quindi l’asintomatico non è infettivo per gli altri. Chi mi accusa dovrebbe dimostrare con prove scientifiche inoppugnabili che quello studio è falso e che le conclusioni sono errate. Ma non mi sembra che esistano studi che ad oggi dimostrino il contrario.

Possiamo girarla come vogliamo, ma la conclusione è quella. E’ chiaro che lo studio non esclude completamente il pericolo che l’asintomatico possa essere infettivo e invita ad usare comunque le dovute precauzioni, ma resta il fatto che di tutti i soggetti venuti a contatto con questa persona nessuno si è infettato.




E non venite a dirmi che non si sono infettati perché indossavano tutti guanti e mascherine e si lavavano le mani. Dire ‘non c’è nessun rischio’ o ‘c’è un rischio debolissimo’ è un gioco di parole che cambia la forma ma non la sostanza.

La verità è che l’informazione ha giocato un ruolo negativo in tutta questa vicenda, aumentando lo stato d’ansia, di stress e di terrore nella popolazione, con tutte le patologie nervose e depressive che ne sono derivate e di cui nessuno parla”.

Andrea Ippolito



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