Due cosche unite da un patto: il traffico di droga sull’asse Castellammare – Monti Lattari. Un’alleanza, quella tra i D’Alessandro e gli Afeltra – Di Martino, che secondo gli inquirenti si sarebbe consolidata nel tempo e che avrebbe portato al monopolio relativo alla gestione di marijuana nei comuni di Castellammare, Gragnano e Santa Maria la Carità.




Il tutto, sfruttando anche canali extra – regionali di approvvigionamento di cocaina, con particolare riferimento alla potente cosca di ‘ndrangheta dei Pesce – Bellocco, operante a Rosarno ed egemoni nella Piana di Gioia Tauro. Sono 27 in tutto le misure cautelari emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ed eseguite ieri mattina nell’area stabiese dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata. Quindici sono le persone finite in carcere, altre 7 hanno sono stati relegati ai domiciliari, mentre in 5 avranno l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria.



In due sono invece sfuggiti al blitz: si tratta di Giovanni D’Alessandro (alias Giovannone) di Castellammare e del 40enne già latitante Antonio Di Martino, ritenuto dagli inquirenti a capo dell’omonima cosca di Gragnano. Tutti sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanza stupefacente, detenzione illecita e cessione di sostanza stupefacente. Reati tutti aggravati dalle finalità mafiose. L’attività investigativa, partita nel 2017, ha permesso di ricostruire l’intera organizzazione dedita alla vendita di marijuana e cocaina. La prima veniva coltivata sui monti Lattari o, in alcuni casi, importata da altre regioni (specialmente la Calabria).



Per la vendita di cocaina invece era stato messo su un patto con la ‘ndrangheta. Secondo gli inquirenti, nel periodo compreso tra il 2017 e il 2018 il clan D’Alessandro aveva assunto il monopolio del mercato degli stupefacenti in tutta l’area stabiese, toccando anche alcuni comuni della penisola sorrentina, come Vico Equense e la stessa Sorrento. Grazie all’alleanza strategica con gli Afeltra – Di Martino, tale sistema era stato esteso anche sull’area dei monti Lattari. Il meccanismo era stato creato ad hoc e prevedeva una piattaforma unica per la distribuzione della marijuana sulle diverse piazze di spaccio, sotto la regia di un direttorio composto da elementi di massimo vertice del clan D’Alessandro, che fissava il prezzo minimo di vendita dello stupefacente, in modo da ricavarne una quota fissa da destinare al mantenimento degli affiliati detenuti ed alle rispettive famiglie.

Per l’acquisto degli stupefacenti, su larga scala, il clan D’Alessandro si era affidato ad una rete di “broker”, deputati a reperire lo stupefacente attraverso nuovi canali di approvvigionamento, che fungevano da intermediari per il clan nell’acquisto del narcotico. Contestualmente sono state sviluppate attività investigative anche sul profilo patrimoniale dei nuclei familiari riconducibili agli indagati. La Dda ha sequestrato beni complessivi per un valore stimato in 15 milioni di euro.



Share