Si accende ulteriormente la polemica tra Matteo Salvini e il governatore Vincenzo De Luca, all’indomani della vittoria in Coppa Italia del Napoli e dei conseguenti caroselli, festeggiamenti ed inevitabili assembramenti e assoluta violazione di tutte le norme anti contagio nelle strade invase dai tantissimi tifosi assetati di vittorie e del tutto dimentichi del rischio coronavirus.


Ieri il leader leghista si era retoricamente chiesto, nel corso di una trasmissione televisiva, commentando le immagini della folla imbandierata per le strade del capoluogo campano: «Mi domando dove era il signor De Luca, quello che era pronto ad usare i bazooka contro i milanesi e contro gli italiani».

Dopo le dichiarazioni di Salvini che condannava il comportamento dei tifosi napoletani e trasformando il tutto ad attacco politico al presidente De Luca, oggi la risposta: «Dobbiamo perdere qualche minuto – ha esordito nella sua diretta Facebook del venerdì il governatore – per dedicare qualche nostro pensiero ad un somaro politico che ha ripreso a ragliare. Un cafone politico tre volte somaro. Mi riferisco ad alcuni commenti fatti dopo la festa dei tifosi del Napoli, commenti che hanno portato alla luce una propensione sotterranea allo sciacallaggio, perfino al razzismo nei confronti di Napoli, della Campania e del Sud che sembra difficile da estirpare».


Ma Vincenzo De Luca non si ferma qui e aggiunge una mano di colore alle sue dichiarazioni: «Se uno organizza il 2 giugno, a Roma, una manifestazione in violazione di tutte le norme anti assembramento, ed è non un giovane tifoso, ma è un esponente politico, segretario di un partito; se organizza quella manifestazione in totale disprezzo delle norme di sicurezza insieme alla “vispa Teresa” e poi si permette di aprire bocca, vuol dire che questo esponente politico ha la faccia come il suo fondoschiena, peraltro usurato. Secondo motivo di “ciucciaria”, direbbe Eduardo de Filippo, si fa un assembramento notturno e l’equino domanda al presidente della regione dove fosse. E’ giusto il caso di ricordare a questo somaro geneticamente puro che l’obbligo di garantire il rispetto delle norme nazionali riguarda il Ministero dell’interno e il Prefetto. Il presidente della Regione non c’entra niente. Se avessimo adottato lo stesso atteggiamento avremo dovuto dire parole di fuoco nei confronti di altre realtà del Nord, di altri sistemi sanitari nei quali si sono registrati morti a migliaia, ma noi, diversamente dal Neanderthal, siamo persone civili».



La replica del capo della Lega non si è fatta attendere: «Io un somaro? Lui è un poveretto – scrive Salvini sulla sua pagina social – invece di insultare me o di mancare di rispetto perfino ai morti per virus, il signor De Luca riapra gli ospedali che ha chiuso. I cittadini lo pagano per questo. L’unico razzismo che emerge – aggiunge Salvini – è quello del signor De Luca nei confronti dei suoi cittadini, che a decine di migliaia ogni anno sono costretti ad andare a farsi curare e operare in ospedali di altre Regioni, 14.000 solo in Lombardia nel 2019, pagando di tasca propria l’incapacità di chi governa”. Infine sulla Coppa Italia: “Da milanista che non vince da anni sono felice per la vittoria del Napoli, per i suoi tifosi e soprattutto per Rino Gattuso”.


De Luca, infine, ricorda che a Torino per una partita di calcio della Juve «ci sono stati morti e feriti in piazza» e se avesse vinto l’Inter «a Milano si sarebbe scatenata l’ira di Dio. Senza nessuna vittoria ci sono stati assembramenti ai Navigli e abbiamo visto immagini di movida scapigliata in Veneto, ma nessuno ha chiesto al presidente della regione cosa ne pensasse. Siccome è capitato a Napoli, il cafone ha ritenuto di fare dei commenti, ma tutti quelli che hanno buon senso sanno che sarebbe successo in qualsiasi parte d’Italia e del mondo».

Contrariamente a quanto comunicato dal Tg4, notizia purtroppo ripresa anche dal nostro giornale, nessun festeggiamento a Vicenza per la promozione in B. Chiediamo scusa ai lettori per l’errore, alla città di Vicenza e a tutti i tifosi della storica compagine Lanerossi.

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Filippo Raiola