Novak Djokovic tempo fa ricordava in un’intervista gli anni della guerra in Yugoslavia (dalla quale poi nacque la Serbia, nazione del tennista).

Il campione era un bambino di 4 anni quando il conflitto iniziò, dirà infatti: “Dal 91-92′ fino al 2000 abbiamo avuto l’Embargo, la guerra per il pane e il latte, le cose primarie e poi nel ’99 le bombe per due mesi e mezzo ogni singola notte. Ogni notte ci svegliamo perché sentivamo l’allarme, il rumore degli aerei ed è stato devastante, pauroso. La cosa peggiore che abbiamo mai visto. Hanno perso la vita tante persone innocenti”.


Il numero 1 al mondo ed é uno dei più influenti in assoluto sulle popolazioni sportive e non solo, ieri però é risultato positivo al coronavirus e la notizia é rimbalzata ovunque travolgendo il tennis player di critiche, ma va ricordato che l’atleta é asintomatico.

Va ricordato anche che Djokovic ha un’influenza ancora maggiore sugli sportivi e sul mondo gestionale e amministrativo-sportivo, perché é il presidente del consiglio dei giocatori dell’ATP. E proprio per questo quello che dice e quello che fa non é soltanto sotto i riflettori dei media, ma di tutta l’opinione pubblica.


A tal proposito lo sportivo qualche mese fa disse, in riferimento al vaccino per il coronavirus: “Sono contrario alla vaccinazione contro il coronavirus e non vorrei essere costretto a vaccinarmi per poter viaggiare: se dovesse diventare obbligatorio, dovrei prendere una decisione”.

novak tennis virus

Il torneo esibizione organizzato dallo stesso Djokovic é l’Adria tour tra Belgrado (Serbia) e Zara (Croazia) é stato uno vero é proprio smacco per l’ATP, perché sull’organizzazione l’ente non aveva alcuna giurisdizione, ma anche perché in questo momento i tornei ufficiali sono fermi.

Va detto inoltre che l’ATP, di cui Andrea Gaudenzi é l’attuale presidente, regola i tornei (non tutti), redige la classifica mondiale e tutela gli interessi dei giocatori. Gaudenzi ha definito i comportamenti di Djokovic come quelli di un bambino che non ascolta.


Alcune critiche al serbo arrivano anche per la serata organizzata in discoteca, mentre nel frattempo Lopalco, epidemiologo e membro per l’Istituto Superiore della Sanità della Commissione regionale Vaccinazioni della Puglia, sostiene al ‘Nuovo quotidiano di Puglia’ per quello che concerne le norme della regione del sud Italia: “in discoteca é un rischio calcolato, più pericolosa la passeggiata in centro”.

In via preventiva giusto interrompere il torneo, ma gli asintomatici non sono fonte di trasmissione e questo lo conferma lo studio prodotto il 25 aprile (pubblicazione del 13 maggio), portato avanti in maniera coordinata dai principali enti ed università del Guangdong (Cina).


E’giusto tenere presente che, per le sole notizie che abbiamo dall’Italia si sono verificati numerosi “falsi positivi”, d’altronde questo viene detto anche da Giorgio Palù, virologo dell’Università di Padova, il quale parla di sensibilità rispetto al tampone del 60%, vale a dire che in 4 casi su 10 non si riesce ad avere una diagnosi corretta. Inoltre l’analisi delle tracce genetiche del virus potrebbe amplificare anche alcuni frammenti del virus, ma questo non significa che il virus sia in grado di replicarsi.

Nonostante quello che dica Lopalco, la festa in discoteca i giocatori dell’Adria tour la potevano evitare tranquillamente, come avrebbero potuto evitare abbracci ed altri scambi di contatto (eccessivi per questa fase storica), per il resto, come gli studi affermano (continuamente in divenire) é tutto da verificare.

Andrea Ippolito

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