In questi giorni si é sostenuto in TV che l’educazione per un bambino/a dai 0 ai 6 anni é fondamentale per il suo sviluppo psicofisico, per la socialità, per la stabilità emotiva, etc., ma nessuno però ha pensato a loro (bambini e ragazzi) per 5 mesi.

Nessuno ha nemmeno lontanamente pensato ai danni che hanno potuto subire a causa di tutto l’allarmismo mediatico, che per forza di cose é giunto anche a loro.

Non é necessario ricordare quali parole specifiche vengono utilizzate dai mass media, né può interessare, perché é certo che chi parla, ha parlato e parlerà ancora, non ha mai visto né una classe in una scuola, né mai gestito un gruppo sportivo.


Le nostre orecchie ascoltano solo parole, sentiamo solo ed esclusivamente parole, che oramai fanno più danni che altro. Sono parole, pronunciate da chi non ha contezza del mancato sviluppo armonico e dell’aspetto emotivo di chi ha vissuto e di chi vivrà (scuole a settembre) gli obblighi imposti come una coercizione ed una vera e propria violenza.

Troppe famiglie sono state dimenticate…

Ma cosa si aspetteranno i bambini a settembre?

Rientrare in un luogo a loro familiare, sapere che le loro maestre saranno lì per loro sorridenti e che non vedono l’ora di rivederli. I bambini ed i ragazzi vorrebbero trovare serenità, gioia, affetto, poter giocare liberamente (per i più piccoli), poter socializzare, poter essere liberi di parlare, essere felici.

I bambini non cercano la paura, e non vogliono provare “terrore dell’altro” o il doversi difendere nemmeno virtualmente da un loro “fratello”.

Cosa troveranno invece i bambini a settembre?

Maestre ed insegnanti che, in contrasto con il loro “modus operandi”, diventeranno le “guardiane di turno con la mascherina“. I bambini che potranno finalmente guardarle da vicino (facendo timorosamente con gli occhi capolino dalla mascherina) si chiederanno per quale motivo: se in strada sono tutti senza mascherina loro devono invece essere costretti a portarla.

Riuscire a visualizzare il loro volto (quello degli amici) ed il volto delle maestre inoltre, fornisce ai piccoli informazioni che altrimenti non avrebbero. Informazioni sul linguaggio paraverbale (e linguaggio del corpo), che attiene al 97% della comunicazione umana e che determina le nostre emozioni, mettendole inevitabilmente in focus con l’altro e con gli altri.

I bambini si chiederanno per quale motivo, se i giocatori di calcio durante le classiche proteste con l’arbitro si avvicinano a meno di 1 metro, loro devono invece essere costretti a portare la mascherina e a stare distanziati.

I bambini si chiederanno per quale motivo, se il 25 aprile, il 1 maggio, il 2 giungo, il 18 giugno (vittoria della coppa Italia del Napoli), il 20 giugno (eventi di piazza in tutta Italia), le persone erano liberamente in strada a meno di un metro, se non a meno di 50 cm. l’uno dall’altro, loro (sempre i ragazzi ed i bambini) devono invece essere costretti a portare la mascherina e a stare distanziati fisicamente.


I bambini si chiederanno per quale motivo si devono lavare le mani con disinfettanti di vario genere, si chiederanno perché le maestre puliscono i banchi ad ogni cambio ora, si chiederanno perché a scuola sono tutti in mascherina, se l’OMS ha rettificato più volte sul loro utilizzo;

I bambini si faranno tante, tantissime domande e capiranno già da subito quello che noi, generazione cresciuta a pane e TV, a calcio e dibattiti (litigi) politici, abbiamo capito solo grazie al coronavirus.

Ma i danni che queste generazioni subiranno non sono quantificabili ora, né lo saranno alla fine dell’anno scolastico 2020/2021.

Queste generazioni verranno sottoposte ad una perdita dell’apprendimento, ad un’assenza dei loro ricordi più belli tra i banchi, e per loro rimarranno fissate nella mente due cose specifiche: “la paura del contagio“, il “terrore dell’altro“. Due cose che porteranno alla mancanza di fiducia ed al sospetto (e su questo ci si può certamente perdere nella quantità e qualità pubblicazioni scientifiche al riguardo).

Maestre ed insegnanti costretti a disconoscere le basi della comunicazione, caratterizzate sull’attività imitativa spontanea non verbale, così importanti in questa fase evolutiva.

Limiti ed ancora limiti: non avvicinarsi, stare sulle linee tracciate, non toccare i giochi degli altri bambini, non stare vicini, non salutarsi, non abbracciarsi, non sorridere: perché una pezza davanti la bocca non lo consentirà.

Non poter interagire empaticamente renderà impossibile lo sviluppo psichico. Potremmo tranquillamente definirli veri e propri attentati alla salute e la crescita naturale del bambino.

Tutto questo porterà all’analfabetismo espressivo e alla regressione agli stadi evolutivi precedenti.


Sono trascorsi 5 mesi oramai e quello che abbiamo sentito per i bambini ed i ragazzi é stato questo:

1) teche pre-morte di plexiglas per la scuola;

2) triage, parola usata come se fosse un aperitivo al bar, o meglio al lounge bar, senza la benché minima idea, né accortezza dei blocchi mentali e psicologici che ricadranno sui bambini;

3) obbligo della mascherina in classe, che li farà ammalare comunque (gli studi scientifici infatti dicono che  “una frazione di CO2 espirata in precedenza” viene di fatto “inalata ad ogni ciclo respiratorio”;

4) diffusione in tutti i modi ed in ogni luogo delle due parole, da reputare gravissime, “distanziamento sociale“, le quali nulla hanno a che fare con il temporaneo, ma comunque dubbio, “distanziamento fisico”;

5) elogio di una didattica a distanza (incastonata nella sigla, diventata “di moda” tra i docenti: DAD) che ha snaturato l’essere umano (insegnanti, bambini e ragazzi) togliendogli il sorriso e bloccando di fatto la loro serenità, mezzo per il raggiungimento di una consapevolezza che oggi viene prima di ogni cosa, ma ripetutamente negata. Ripetutamente negata perché si creano dei blocchi innaturali sul cammino volto al raggiungimento della consapevolezza.


La consapevolezza, parola raramente utilizzata, che viene sempre più contrastata da “un unico pensiero”, da “una unica soluzione“, da “un unico metodo” per risolvere i problemi, che sta portando e porterà l’essere umano a diventare un mero numero, che porterà all’eliminazione delle parole: “persona umana” e della sua essenza dal percorso.

Per questo e per tanti altri motivi é importante autodeterminarsi ed esprimere il proprio parere, oltre che le proprie idee, sentendosi parte della propria comunità, e sempre a favore della popolazione italica e dei popoli del mondo.

Andrea Ippolito

 



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