Come in altri paesi anche l’Italia sta entrando in quella che potrebbe essere una seconda fase di contagio e l’ISS invita alla cautela e alla prudenza. La diminuzione del numero dei contagiati, dei decessi e dei ricoveri ha illuso che il peggio fosse ormai passato. Eppure proprio in questi giorni si registrano nuovi casi riconducibili proprio al primo periodo di riapertura del lockdown. Da quanto si evince proprio dalle stime del Sistema Sanitario Nazionale e dal report del ministero, sarebbero ben 10 i nuovi focolai di Covid-19 scoperti in Italia che destano seria preoccupazione. E l’emergenza Covid che ha sconvolto negli scorsi mesi il mondo intero non intende darci tregua, tornando a farsi spazio nella vita di ogni giorno e ad annidarsi nuovamente tra i timori e le preoccupazioni di tutti.


Focolai riscontrati da Nord a Sud, più o meno consistenti, legati a gruppi familiari, ma anche a realtà lavorative. Mondragone, il focolaio con attualmente il numero maggiore di contagiati (30 positivi) e 5 interi palazzi messi in quarantena, ma anche Porto Empedocle dove sono sbarcarti migranti portati dalla Sea Watch con 28 casi positivi e ancora Bologna con 14 contagiati in un’azienda e 12 in un’attività commerciale.

Il virus sembra essersi risvegliato un po’ ovunque, colpendo gruppi familiari come nel caso di Montecchio (Reggio Emilia) e Bolzano, gli ospiti di una casa di accoglienza per persone bisognose a Como, quelli di una casa di riposo ad Alessandria e di un istituto religioso a Roma.

Realtà che destano sempre maggiore apprensione data la capacità di questo virus di diffondersi in modo così repentino e incontrollato e che ci riportano alla memoria ricordi che avremmo voluto cancellare e risvegliano quell’angoscia che ci ha attanagliati per mesi.


Proprio per questa ragione, ogni focolaio va tenuto sotto controllo e non va sottovalutato, così come forse sarebbe stato il caso di non allentare così velocemente la guardia. Il rischio è di ritrovarsi in breve costretti a nuovi lockdown locali. Ne sono un esempio Mondragone e Bologna dove, però, si spera, che grazie alla rapidità dello screening e all’isolamento immediato dei casi positivi e sospetti si possa arginare il diffondersi del virus a macchia d’olio.

Ne è convinto il direttore di Microbiologia e Virologia del’Università di Padova e consulente della Regione Veneto, Andrea Crisanti, che reputa le azioni messe in atto a Bologna e Mondragone quanto mai necessarie per contenere la diffusione e invita a non demordere e a mantenere alta l’attenzione per non ritrovarci nel periodo autunnale, quando torneranno il freddo e la classica influenza invernale, a dover fronteggiare nuovamente una situazione critica.

Filippo Raiola


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