Arriva uno sconto di pena in primo grado per i 9 imputati del processo Olimpo, che hanno scelto il rito abbreviato. La sentenza è arrivata ieri pomeriggio dai magistrati del Tribunale di Napoli, sezione del gip, firmata dal giudice Valentina Gallo. Alla sbarra c’erano capi e gregari di quattro cosche dell’area stabiese: i D’Alessandro, i Cesarano, gli Afeltra e i Di Martino. Tutti sono accusati a vario titolo di estorsione ed associazione di stampo camorristico e sono residenti tra Castellammare, Pompei, Gragnano, Pimonte e Agerola. Le riduzioni di pena più significative sono per Aniello Falanga (difeso dall’avvocato Massimo Auteri), condannato a 6 anni e 4 mesi a fronte dei 10 anni richiesti dal pm nella requisitoria. Dovrà scontare invee 5 anni e 4 mesi in carcere Giovanni Gentile (difeso dagli avvocati Sabato Graziano ed Ercole Ragozzino), a fronte dei 10 anni richiesti dal pm.


Queste invece le altre condanne: 4 anni e 6 mesi per Teresa Martone (moglie dell’ex e defunto boss stabiese Michele D’Alessandro), Giovanni Cesarano 5 anni; Vincenzo Di Vuolo 6 anni; Nicola Esposito 5 anni e 10 mesi (alias o ‘mostro, ex reggente del clan Cesarano); Liberato Paturzo 5 anni e 6 mesi (imprenditore ritenuto vicino al clan D’Alessandro); Raffaele Afeltra 5 anni e 4 mesi (ritenuto dagli inquirenti a capo dell’omonima cosca attiva sui monti Lattari) e Francesco Afeltra 4 anni e 6 mesi. Secondo la tesi accusatoria del pm Antimafia Giuseppe Cimmarotta, i clan stabiesi e dei monti Lattari avrebbero dato vita ad una sorta di “santa alleanza” per spartirsi le attività illecite sul territorio. Secondo gli inquirenti Il pizzo era gestito dai clan Cesarano, D’Alessandro e Afeltra – Di Martino secondo una spartizione territoriale e accordi che prevedono confini territoriali ben precisi, con Castellammare divisa a metà “per competenza”, e il racket ad Agerola e Pimonte gestito da un’altra cosca.



Il processo madre è in corso con rito ordinario al tribunale di Torre Annunziata, con il principale indagato Adolfo Greco alla sbarra insieme ad altre cinque persone con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, per aver imposto l’assunzione di un parente del boss Paolo Carolei dei D’Alessandro in un supermercato e aver “trattato il pizzo tra gli Afeltra e un imprenditore suo amico di Agerola. Nell’altro processo, insieme a Greco sono imputati il ras Luigi Di Martino “’o profeta”, ritenuto l’ultimo reggente di spessore del clan Cesarano e ora detenuto al regime del 41bis perché accusato di aver organizzato un omicidio dal carcere. Con lui, ci sono Attilio Di Somma (accusato di una bomba al supermercato Sole 365 di Castellammare), Raffaele e Michele Carolei (fratelli di Paolo, ex reggente del clan D’Alessandro), e Umberto Cuomo, macellaio di Agerola, amico di Greco e uomo vicino agli Afeltra. Ancora latitante, dunque non a processo, Antonio Di Martino, figlio di Leonardo e attuale reggente del clan di “famiglia” di Gragnano.



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