Il presidente della Bielorussia Lukashenko NON accetta di imporre il lockdown. In conferenza stampa avvisa che, in pratica, gli sono stati offerti 95 milioni di dollari e che sono arrivati ad offrirgliene circa 940 e che lui si é categoricamente rifiutato.

E’ stata annunciata la possibilità di fornire alla Bielorussia 940 milioni di dollari di cosiddetti finanziamenti rapidi. Voglio dichiarare che non balleremo con nessuno! Esistono già dei requisiti…nella lotta contro il coronavirus in Bielorussia…Ascoltate, non voglio che la situazione come in Italia si ripeta in Bielorussia, Dio non voglia. Io non lo voglio. Abbiamo il nostro paese, la nostra situazione. E Dio non voglia che finiamo con questo coronavirus come è adesso. Già la Banca mondiale è pronta a finanziarci 10 volte di più di quanto offrisse, per il fatto che stiamo effettivamente combattendo questa malattia. Ho anche chiesto parere al Ministero della Salute. E il FMI continua a chiedere da noi: dai la quarantena, isoliamoci, facciamo il coprifuoco! Ascoltate, é una sciocchezza!”.



belarus
presidente della Bielorussia, Lukashenko

Lukashenko (tra marzo ed aprile) si era inoltre rifiutato di prendere qualsiasi misura contro il coronavirus, definendo la pandemia una “psicosi di massa”. Arrivò a dire durante una partita di hockey su ghiaccio, ad un giornalista che stava seguendo l’evento: “Qui il virus non c’è”. Il presidente (in carica dal 1994) agli inizi di marzo aveva persino denunciato una “psicosi” che avrebbe alimentato “un panico più pericoloso del virus stesso”. Aveva quindi invitato i suoi oltre 9 milioni di concittadini a continuare a lavorare, ad andare nei campi e a guidare trattori, anche perché “il trattore guarisce tutti” (la Bielorussia é un paese produttore di trattori appunto).



Ma anche il presidente del Madagascar Andry Rajoelina, qualche settimana fa accusava l’OMS, che si opponeva alla cura preparata per i suoi cittadini al fine di combattere il virus. La bevanda deriva dall’artemisia, una pianta con comprovate proprietà antimalariche, ed altre erbe autoctone. Rajoelina infatti diceva a France24 e RFI: “Qual è il problema con Covid-Organics (la bevanda artemisia del Madagascar), davvero? Potrebbe essere che questo prodotto provenga dall’Africa? Potrebbe essere che non sia OK per un paese come il Madagascar, che è il 63° paese più povero del mondo…essere arrivato con (questa formula) che può aiutare a salvare il mondo?”.

Presidente del Madagascar, Andry Rajoelina

Dovremmo porci delle domande, invece di prendere e di bere le notizie che arrivano così come sono, in particolare dovremmo chiederci dell’idrossiclorochina, dapprima bandita, addirittura sospesa l’autorizzazione all’utilizzo dall’AIFA ed introvabile in commercio. Poi successivamente riabilitata. L’idrossiclorochina é notoriamente un antimalarico, impiegato anche nella cura dell’artrite reumatoide, che si ritiene possa combattere la replicazione del virus, ridurre la gravità dell’infezione ed evitare la terapia intensiva.

Dovremmo allora ricordarci della caduta di credibilità di “The Lancet” che inseriva sul suo sito una nota di scuse (2 giugno), ritirando la pubblicazione dello studio. Dovremmo anche ricordarci che il fatto non ha coinvolto solamente la redazione di The Lancet, ma anche il New England Journal of Medicine (NEJM), il quale ha ritirato anch’esso la pubblicazione di uno studio (sempre sull’idrossiclorochina e clorochina).



Andando a ritroso, nelle ricerche fatte, abbiamo trovato che nel mese di novembre 1918, in piena epidemia “spagnola”, la rivista medica americana JAMA (Journal of American Medical Association) pubblicava, nella rubrica “Correspondence”, a firma del medico H.A. Klein di Chicago, un articolo molto interessante, che alleghiamo in foto, e che trova molti contatti con quanto sta accadendo oggi: anche all’epoca i pareri erano discordi, infatti da un lato si batteva il chiodo sui vaccini, dall’altro sulle cure.

spagnola epidemia jama



E’ giusto inoltre allegare la lettera di un anziano 75enne che chiedeva aiuto proprio in merito alla reperibilità di questo prodotto: “Ho 75 anni compiuti e per circa 35 anni ho assunto la clorochina, unitamente ad altri farmaci, per combattere l’artrite reumatoide. Lo scorso anno è stato ritirato dal mercato il prodotto Clorochina (non ho trovato riscontro sui motivi del ritiro) e il medico che da anni mi segue nel percorso della mia malattia ha ritenuto sostituire lo stesso con il Plaquenil 200 (idrossiclorochina) che assumo unitamente ad altro farmaco (metilprednisolone).

La terapia dà buoni risultati, nel senso che i valori ematici sono ormai stabilizzati su livelli accettabili; il Plaquenil mi è sempre stato prescritto dal medico di base e non ho mai avuto problemi di approvvigionamento. Ora mi ritrovo in questa situazione: nel Comune in cui vivo la farmacia mi comunica che non è in grado di reperirlo; io dispongo ancora di 30 pillole e cioè potrò ancora seguire la terapia per un mese. E poi, che cosa si verificherà? Che dopo qualche tempo i miei valori peggioreranno? È presumibile. Mi viene da pensare che, data la mia età, per le statistiche sono un caso a rischio per Covid-19 e che, anche se non mi ammalerò di Covid, avrò buone probabilità di peggiorare la mia salute per mancanza del predetto Plaquenil. Chiedo soltanto che venga fatto presente a chi di dovere che ci sono altri malati, oltre a quelli prodotti da Covid-19″.

Andrea Ippolito



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