Mentre continua la “conta” frenetica dei casi, senza comunicare se sono effettivamente malati o meno, l’immunologo svizzero Beda Stadler sosteneva già poche settimane fa che “i positivi asintomatici non esistono” e che si tratta di “soggetti immuni che non trasmettono la malattia”. Stadler però specificava anche che l’errore avviene perché i “test sono incapaci di determinare se il virus è ancora attivo o già distrutto dal sistema immunitario. Molta gente è già immune al virus perchè ha già avuto altri Coronavirus simili”. Ma il medico svizzero si é lasciato andare ad un’altra affermazione pittoresca, che però fa capire bene la situazione attuale: “I soggetti in buona salute che portano la mascherina, farebbero meglio a indossare un elmetto, perchè il rischio che gli cada qualcosa in testa è maggiore di quello di essere seriamente infettati dal virus!”.


Come con ricordare però anche la sua affermazione di fine maggio dove sosteneva che era “più probabile fare un cinque al lotto che essere infettato dal virus“.

Ma anche i nostri scienziati fanno al loro parte in merito alla ricerca della verità, a tal proposito é l’infettivologo Fabio Franchi a dire che “il test del tampone non é stato validato, non é stato standardizzato e di questo non si conosce la sensibilità e la specificità”.

Il dottore é intervenuto a Byoblu24 ed in diretta ha mostrato inoltre la procedura di isolamento del virus che, a suo giudizio, non sarebbe stata effettuata correttamente. Ma Franchi riporta anche un’altra notizia molto importante, diffusa da F. Perry Wilson su Medscape: “Il passaporto d’immunità del COVID non é affidabile piú di un testa e croce con una moneta”.


Anche il Dott. Stefano Scoglio, già candidato al nobel per la medicina (2018), appoggia l’infettivologo e scrive di condividere con piacere sui suoi canali social l’intervista del dr. Fabio Franchi, avendo in comune “gran parte delle idee e considerazioni sulla pseudo-pandemia e sulle questioni più tecniche (isolamento del virus, test tampone PCR)…”

Dobbiamo ricordare a tal proposito anche cosa dice Taylor, il quale esprime preoccupazione per l’affidabilità dei tamponi attualmente in uso. Il già professore del dipartimento di statistica del CDC (Center for Disease Control, USA), spiega infatti come nel processo alla base del test (PCR), nel caso del coronavirus, ci sia un problema che sta nell’assenza di approfonditi percorsi di validazione scientifica dei test, i quali richiedono all’incirca un anno. Dice che l’esplodere della pandemia ha reso impossibile seguire i percorsi canonici, con il risultato che produttori dei kit e laboratori di tutto il paese hanno proceduto in maniera empirica e con poca supervisione da parte delle autorità.


Dobbiamo inoltre necessariamente allegare l’abstract (raccolto da Medrix.org), dello studio di AN Cohen e B Kessel, “Falsi positivi nel test PCR di trascrizione inversa per SARS-CoV-2“: Test su larga scala per SARS-CoV-2 mediante la polimerasi di trascrizione inversa reazione a catena, è una parte fondamentale della risposta alla pandemia di COVID-19, ma poco è stata prestata attenzione alla potenziale frequenza e agli impatti dei falsi risultati positivi. In assenza di dati sulla specificità clinica dei test SARS-CoV-2, stimiamo un tasso di falso positivo conservativo da valutazioni esterne di qualità saggi virali simili e dimostrano che questo tasso può avere un grande impatto sull’affidabilità dei risultati positivi dei test”.

Andrea Ippolito



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