Il Consiglio di Stato sospende l’effetto della sentenza del TAR Lazio n. 8615/2020, che consentiva l’accesso ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico sull’emergenza epidemiologica Covid-19.

Il P.Q.M. del decreto cautelare monocratico, depositato ieri 31 luglio dal Consiglio di Stato e a firma Franco Frattini (Presidente terza sezione), cita quanto segue: “Accoglie l’istanza e, per l’effetto, sospende l’esecutorietà della sentenza appellata fino alla discussione collegiale, che fissa alla camera di consiglio del 10 settembre 2020. Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti”.


Con ricorso proposto al T.A.R. per il Lazio si era impugnato il diniego opposto dall’Amministrazione, con le note prot. 25842 del 4 maggio 2020 e prot. n. RUS/28170 del 13 maggio 2020, all’istanza di accesso civico generalizzato, ex art. 5, comma 2, del D.lgs. n. 33/2013, a numero 5 verbali del Comitato Tecnico Scientifico, nominato ai sensi dell’art. 2 dell’OCDPC n. 360/2020.

I giuristi della Fondazione Luigi Einaudi chiedevano la produzione degli atti da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri posti a base dei Dpcm emessi durante il lockdown, anche il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) n. 143/2011, nonché ogni ulteriore atto presupposto, connesso o consequenziale. Il ricorso era stato proposto dagli avvocati Rocco Todero, Andrea Pruiti Ciarello, Enzo Palumbo, Federico Tedeschini, Ezechia Paolo Reale e Nicola Galati.


L’istanza di accesso civico generalizzato aveva ad oggetto l’ostensione di n. 5 verbali relativi ai pareri espressi dal Comitato Tecnico Scientifico, in particolare: 1) del 28 febbraio 2020, citato nelle premesse del DPCM del 1° marzo 2020; 2) del 1° marzo 2020, citato, anch’esso nelle premesse del DPCM del 1° marzo 2020; 3) del 7 marzo 2020, citato nelle premesse del DPCM dell’8 marzo 2020; 4) n. 39 del 30 marzo 2020, citato nelle premesse del DPCM del 1° aprile 2020; 5) n. 49 del 9 aprile 2020, citato nelle premesse del DPCM del 10 aprile 2020.

il TAR aveva poi concluso affermando che:

    • l’Amministrazione ha opposto all’ostensione dei richiamati verbali solo
      motivi “formali” attinenti alla qualificazione degli stessi come “atti
      amministrativi generali”, ma non ha opposto ragioni sostanziali attinenti ad esigenze oggettive di segretezza o comunque di riservatezza degli stessi al fine di tutelare differenti e prevalenti interessi pubblici o privati (v., ad esempio, T.A.R. Lazio Roma Sez. III ter, 16/11/2018, n. 11125), tali da poter ritenere recessivo l’interesse alla trasparenza rispetto a quello della riservatezza (da ultimo, Cons. Stato, Ad. Plen., 02/04/2020, n. 10).
    • Tra l’altro la stessa Amministrazione nell’atto impugnato dopo aver espresso il diniego di accesso ai richiedenti ha concluso con formula illogica e contraddittoria precisando che “in ogni caso, resta salva la facoltà per questa Amministrazione di valutare l’ostensibilità, qualora ritenuto opportuno, di tali verbali al termine dello stato di emergenza”.




Il T.A.R. infine aveva ritenuto che:

  1. i DD.PP.C.M. abbiano la natura di atti atipici ascrivibili, nella sostanza, al novero delle ordinanza urgenti, con la conseguenza che il diniego, di accesso agli atti endoprocedimentali de quibus, fondato sulle norme di legge sopra calendate relativo agli atti generali e/o normativi, non sia legittimo;
  2. l’amministrazione non ha (non avrebbe) sollevato ragioni sostanziali, attinenti ad esigenze oggettive di segretezza o comunque di riservatezza degli stessi al fine di tutelare differenti e prevalenti interessi pubblici o privati tali da poter far ritenere recessivo l’interesse alla trasparenza rispetto a quello della riservatezza, ostative in via assoluta all’accesso stesso o legittimanti il suo differimento nel tempo.

Mentre con ricorso in appello dell’Avvocatura dello Stato num. 19541/2020 (Avv. Faraci) al Consiglio di Stato, proposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Protezione Civile, si chiedeva la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata e richiesta di misura cautelare provvisoria ai sensi dell’art. 56 c.p.a.


Le ragioni del pregiudizio all’ostensione dei verbali richiesti risiedevano e risiedono:

  1. nel danno concreto all’ordine pubblico e la sicurezza che la conoscenza dei verbali del C.T.S., nella presente fase dell’emergenza, comporterebbe sia in relazione alle valutazioni tecniche che agli indirizzi generali dall’organo tecnico, sussunti o meno nei DD.PP.C.M.; ciò a intuitiva ragione del fatto che l’epidemia da covid19 è un novum epidemiologico mai conosciuto e ogni valutazione medico-tecnica al riguardo è stata, ed è, connotata da ampi margini di opinabilità e rischio;
  2. tale pregiudizio deriverebbe direttamente dalla disclosure delle informazioni richieste (a titolo esemplificativo, le specifiche e plurime valutazioni tecnico-mediche sull’epidemia, sul suo andamento, sulle analisi dei fabbisogni medico-ospedalieri e quanto altro attinente direttamente o indirettamente, ivi compresi i rapporti e i flussi di persone con o da paese esteri).
  3. detto pregiudizio è altamente probabile, sia in relazione all’attualità che in relazione ad altre – probabilissime ed imminenti – prosecuzioni dello stato emergenziale e dei relativi provvedimenti che dovesse essere necessario emettere a tutela della salute pubblica e della vita dei cittadini.




Il Consiglio di stato in sede giurisdizionale (sezione terza), al N. 04574/2020 REG.PROV.CAU. – N. 06169/2020 REG.RIC., si esprimeva così: “Rilevato che, i verbali di cui si è chiesta l’ostensione hanno – nel quadro della cennata eccezionalità e specialità normativa e amministrativa – il carattere di atti procedimentali tecnici prodomici alla adozione di D.P.C.M. volti a fronteggiare la pandemia, la domanda di accesso, e l’istanza cautelare volta a sospenderne l’esecuzione, deve essere valutata in base ad una interpretazione costituzionalmente orientata del sistema eccezionale ancora, auspicabilmente per poco tempo, vigente, in particolare:

  1. detti verbali hanno costituito il presupposto per l’adozione di misure volte a comprimere fortemente diritti individuali dei cittadini, costituzionalmente tutelati ma non contengono elementi o dati che la stessa appellante abbia motivatamente indicato come segreti;
  2. le valutazioni tecnico-scientifiche si riferiscono a periodi temporali pressocché del tutto superati e la stessa Amministrazione, riservandosi una volontaria ostensione, fa comprendere di non ritenere in esse insiti elementi di speciale segretezza da opporre agli stessi cittadini, che le forti riduzioni di libertà hanno accettato in norme di una emergenza sanitaria i cui aspetti proprio quei verbali elaborano;
  3. non si comprende, proprio per la assoluta eccezionalità di tali atti, rispetto alle categorie tradizionali invocate in senso opposto dalle due parti, perché si debba includere tali atti atipici nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa – ribattezzata “freedom of information act” sul modello americano – prevede come regola l’accesso civico e come eccezione – tra cui questi atti atipici non possono essere inclusi né per analogia né per integrazione postuma della norma – la non accessibilità di quelle sole categorie di atti che, trattandosi di eccezione alla regola, devono essere interpretate restrittivamente; è stato peraltro chiarito che le norme sull’accesso civico generalizzato e quelle sull’accesso documentale vanno congiuntamente considerate come complesso regolatore che non restringe ma globalmente amplia la trasparenza e quindi il diritto di partecipazione del cittadino;




Considerato che, in mancanza della considerazione di tali verbali tra le categorie per cui la norma sull’accesso civico prevede la non ostensione, essa non può essere affidata, come sostiene l’appellante, “alla facoltà della Amministrazione, di valutare l’ostensibilità, qualora ritenuto opportuno, di tali verbali al termine dello stato di emergenza”.

Ritenuto, infatti, che tale riserva – specie se riferita alla stragrande maggioranza dei verbali riferita a periodi da tempo superati – si risolve in un discrezionale e unilaterale potere di esibire o meno atti la cui ostensibilità la legge non esclude espressamente dunque, secondo la regola generale, deve essere consentita;

Considerato che, va riconosciuto, una interpretazione diversa – su cui l’appellante molto insiste – può essere quella della natura, per i verbali richiesti, di documenti concernenti il lavoro di commissioni, organi collegiali, gruppi di studio e di lavoro, qualora finalizzati all’adozione di atti normativi…(cfr. art. 24 co. 2 L. 241/90 e D.P.C.M. n. 143/2011);


Considerato, tuttavia, quanto alla domanda di sospensione con decreto presidenziale della appellata sentenza, che la stessa – nella presente materia dell’accesso – dispone che siano esibiti i verbali richiesti; ciò determina, in presenza di questione nuova e giuridicamente meritevole di approfondimento collegiale, che soltanto con l’accoglimento della istanza cautelare si possa evitare l’effetto di far conseguire alle parti appellate in modo definitivo l’utilità finale attesa, e ciò con decreto monocratico, rendendo inutile – a visione avvenuta nelle more – persino la discussione collegiale sulla istanza cautelare medesima e la stessa definizione nel merito della lite. Per queste ragioni, impregiudicata quanto al “fumus boni juris” ogni soluzione da assumere in sede collegiale anche alla luce dei punti problematici sovra indicati, è necessario che le esecutività della sentenza e quindi dell’ordine di esibizione sia sospesa fino alla discussione in camera di consiglio, ed in contraddittorio tra le parti.

Resta, come per legge affidata alla valutazione collegiale la decisione sulla possibilità di trattenere – ex art. 60 c.p.a. la causa in decisione nel merito in sede di camera di consiglio”.

All’interno del P.Q.M. si accoglie l’istanza “e, per l’effetto, sospende l’esecutorietà della sentenza appellata fino alla discussione collegiale, che fissa alla camera di consiglio del 10 settembre 2020”.

Andrea Ippolito

 

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