“Vogliamo che venga ristabilito il diritto umano in questo Stato!” Sono queste le parole di protesta con cui si apre la manifestazione di ieri, 1 agosto, coordinata dal Movimenti Migranti di Napoli.

Il presidio di denuncia parte dalla stazione di Piazza Garibaldi, per poi stabilirsi di fronte alla prefettura di Napoli, ai margini di Piazza Plebiscito.


La motivazione che spinge gli aderenti ad affrontare il caldo torrido degli orari più critici, è la speranza di non restare, ancora per molto, una voce ignorata dal sistema burocratico.

La richiesta è quella di ottenere un permesso di soggiorno d’emergenza; una regolarizzazione che, in un periodo di allerta pandemica come questo, potrebbe salvare la vita di tutti gli immigrati non sostenuti e tutelati dal sistema sanitario. “Senza documenti, una persona non può avere un medico di base. E’ quindi destinato ad ammalarsi, a morire. Perché questa differenza?”

Altro punto cardine dell’insorgenza, è quello di rifiutare la cosiddetta “sanatoria truffa”, che parrebbe essere rivolta solo a delle specifiche categorie di lavoratori, ed essere fonte d’impedimento per la regolarizzazione di tutti gli altri.


“Dicono che la schiavitù sia stata abolita da tempo, ma qui in Italia assistiamo ad una schiavitù moderna. Vediamo, ogni giorno, in che condizioni di lavoro molti di noi sono costretti a sottostare, senza dignità e libertà.”

La riflessione che ne scaturisce è quasi immediata: se la validità di un Paese la si misura anche dalla sua umanità, cosa impedisce a questo Stato di crescere a favore dell’uguaglianza?

La legalità lavorativa, infatti, avvantaggerebbe tutti, a favore di uno sviluppo sostenibile, e taglierebbe le gambe alla criminalità organizzata che, troppo spesso, banchetta con la disperazione di chi non ha scelta.

L’Italia è davvero disposta a nutrire l’avidità, e a demolire la speranza?

Elvira La Rocca



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