L’anidride carbonica è un gas che viene prodotto nell’organismo a seguito dei processi metabolici, diciamo che é un gas di scarico che deve essere eliminato. Questo processo avviene attraverso la respirazione. Nello specifico ad ogni atto respiratorio gli alveoli polmonari fanno entrare l’ossigeno dell’aria nel sangue e restituiscono all’esterno del nostro corpo l’anidride carbonica, appunto in eccesso.


Quando la concentrazione del gas nel sangue aumenta si parla di ‘ipercapnia’. I sintomi che ne derivano dipendono da quanto aumenta la CO2 nel sangue, questi potrebbero essere: sopore, mal di testa, mancanza di forze, senso di stordimento, profonda astenia, mal di testa, estremità molto calde. Livelli di CO2 elevatissimi, che poi sono quelli che si raggiungono quando si indossa la mascherina durante l’attività fisico-motoria, possono portare, oltre che ad uno stato di incoscienza (narcosi), a depressione del centro respiratorio cerebrale fino all’arresto del respiro.

le mascherine non sono un dispositivo sanitario DPI


D’altronde dopo aver letto i verbali del Comitato tecnico scientifico italiano abbiamo riscontrato che in uno di questi, precisamente quello del 28 febbraio 2020, “fra le misure igieniche per le malattie a diffusione respiratoria”, viene raccomandato “di usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se assisti persone malate”.

Anche Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità, durante una conferenza stampa a Ginevra si é espresso in merito: “Non raccomandiamo l’uso esteso di mascherine, perché non associato ad alcun beneficio. Non lo critichiamo, ma non c’è nessun particolare beneficio che sia stato dimostrato”.

Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’unità malattie emergenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, afferma che l’OMS consiglia l’uso della mascherina solo “a chi è a casa malato, a chi si prende cura di qualcuno che è malato, e naturalmente agli operatori in prima linea”.

verbale comitato tecnico scientifico mascherine


Alcuni studi sugli effetti collaterali derivanti dall’utilizzo delle mascherine

Parte dello studio dell’epidemiologo Lazzarino e del suo team dell’University College London, Covid-19: importanti potenziali effetti collaterali dell’uso di maschere facciali che dovremmo tenere a mente, descrive che “le maschere facciali rendono la respirazione più difficile…inoltre una frazione di CO2 espirata in precedenza è inalata a ogni ciclo respiratorio. I due fenomeni aumentano frequenza e profondità della respirazione, quindi aumentano la quantità d’aria inalata ed espirata…”. Ma lo studio dice anche che: “se le maschere determinano un habitat umido in cui SARS-CoV-2 può rimanere attivo a causa del vapore acqueo continuamente fornito dalla respirazione e catturato dal tessuto della maschera, determinano un aumento della carica virale (inalando nuovamente i virus esalati) e quindi può causare una sconfitta dell’immunità innata e un aumento delle infezioni”.

Lazzarino dunque risponde allo studio di Greenhalgh T, Schmid MB, Czypionka T, ed altri, dal nome Maschere per il pubblico durante la crisi covid-19, affermando che occorre “quantificare le complesse interazioni che potrebbero operare tra effetti positivi e negativi dell’uso di maschere a livello di popolazione”, e che inoltre “non è tempo di agire senza prove”.


Paul Raymond Hunter ed altri, nello studio Impatto degli interventi non farmaceutici contro COVID-19 in Europa: uno studio quasi sperimentale, concludono che non solo le prove non sono ancora abbastanza forti per supportare l’ampio uso di maschere contro COVID-19, ma anche che ci sono pochissime prove empiriche su quali misure di allontanamento sociale abbiano il maggiore impatto.

Il Ministero della Salute invece nel Report ECDC sull’uso delle mascherine facciali nella comunità fa un passaggio importantissimo: “Le raccomandazioni sull’uso delle mascherine facciali nella comunità dovrebbero tenere attentamente conto delle LACUNE DELLE PROVE DI EFFICACIA, della situazione dell’offerta e dei POTENZIALI EFFETTI COLLATERALI NEGATIVI”.

Andrea Ippolito



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