“Oggi mi hanno chiesto che ho fatto richiesta dei 600,00 euro. La mia risposta: certo che sì!”

Così si apre il post diffuso nella giornata di ieri da Francesco Nappi, consigliere comunale M5S di Castellammare di Stabia, che annuncia di aver fatto richiesta del bonus di 600 euro per le partite Iva in difficoltà causa Covid-19.

“Un consigliere comunale non vive di politica, ma del proprio lavoro. Un consigliere comunale, specie se libero professionista, toglie tempo al proprio lavoro, per dedicarsi alla collettività”. Continua così il post di Nappi che poi aggiunge: “Un consigliere comunale non ha uno ‘stipendio’ ma un gettone di presenza, che percepisce solo quando fa commissione o consiglio comunale”.


Una dichiarazione che ha scatenato, nel giro di poche ore, sotto il suo sfogo social  molteplici critiche, ma anche i commenti di tanti che hanno preso le sue difese sostenendo che oltre ad averne diritto, con la sua dichiarazione spontanea ha dato un segno della trasparenza del suo agire e che per questo non va condannato, anzi.

Alcuni hanno sottolineato e testimoniato quanto fatto durante il periodo del lockdown dal consigliere e riportato nella comunicazione social dallo stesso Nappi: “Nonostante la mia professione non rientrava tra quelle chiuse dal lockdown, ho prestato solo assistenza gratuita ai clienti, perché a mio avviso ognuno doveva aiutare come poteva.
Ciò vuol dire INCASSO ZERO come tanti professionisti a cui va la mia solidarietà!!”, scrive appunto Nappi.


La singolare vicenda merita un approfondimento su alcuni aspetti:

Al bonus possono accedere tutte le partite IVA che hanno subito riduzioni del reddito.
Dagli ultimi dati, molti risultano coloro che stanno facendo domanda appartenenti a varie categorie, ma tutte aventi partite Iva.

La vicenda dal punto di vista regolamentare è estremamente limpida: il consigliere in quanto partita Iva aveva diritto a richiedere il bonus. Semmai la questione è di opportunità. A tal merito va ricordato che i consiglieri comunali sono figure istituzionali che “non vivono di politica” per usare l’espressione del consigliere M5S e non percepiscono stipendio ma un gettone di presenza in base alla produttività, ovvero la presenza nelle commissioni: maggiore è la presenza, maggiore sarà la quantità di gettoni.


In questa vicenda la domanda da porsi è questa: il consigliere paga la propria, troppa, trasparenza intellettuale?

Non pare averne dubbi Francesco Nappi che sui social nella serata di ieri scrive: “Sembra più deplorevole dire la verità che mentire spudoratamente, come ad esempio trovarsi ad avere il bonus ‘inconsapevolmente’ o dire di averlo dato in beneficenza.
O peggio ancora ricevere stipendio di oltre 13mila euro e fare beneficenza con i 600 del bonus. Questo sì che è stomachevole”.

Abbiamo provato a sentire per un ulteriore chiarimento il consigliere comunale che ha rilasciato a il Gazzettino vesuviano la seguente dichiarazione:

“L’ipocrisia di alcuni che, per colpire il M5S, strumentalizzano il mio post, offende i tanti consiglieri comunali che si dedicano alla propria città, per amore verso di essa e non certo per denaro, per poter lasciare la propria città meglio di come l’hanno trovata.
Oramai siamo in una società dove l’omertà è premiata e la trasparenza è condannata”.

Ivano Manzo



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