“Il rilevamento dell’RNA virale non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”, lo dice l’Organizzazione mondiale della sanità nel briefing di questo 9 luglio.

ll documento che ho analizzato è un aggiornamento al brief scientifico pubblicato il 29 marzo 2020 dal titolo “Modalità di trasmissione delle cause virali COVID-19: implicazioni per le raccomandazioni di precauzione per la prevenzione e il controllo delle infezioni (IPC)” ed é di fondamentale importanza perché include nuove informazioni scientifiche e prove disponibili sulla trasmissione del SARS-CoV-2.


Vi riporterò la traduzione di parti fondamentali di uno degli ultimi documenti dell’OMS (appunto quello del 9.7.2020), e cioè di quell’ente che ha diffuso ed indicato i protocolli da seguire a tutti gli stati associati, non solo, di conseguenza anche le leggi da attuare al fine di prevenire questa epidemia.

In una delle parti del testo che riassume numerosi studi al riguardo, troviamo questo che riguarda i tamponi e la loro validità: “Il rilevamento dell’RNA mediante saggi basati sulla reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR) NON È NECESSARIAMENTE INDICATIVO di virus competente per la replicazione e l’infezione che potrebbe essere trasmissibile e in grado di causare l’infezione”.


In un altro passaggio-paragrafo invece, che l’OMS introduce con il titolo-domanda “Quando le persone infettate da SARS-CoV-2 infettano gli altri?”, si evince quanto segue: “Il rilevamento dell’RNA virale non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona. Studi sull’utilizzo di colture virali di campioni di pazienti per valutare la presenza di SARS-CoV-2 infettiva sono attualmente limitati”.

Ancora, in un altro passaggio dello stesso paragrafo l’OMS dice: “Sono necessari ulteriori studi per determinare la durata della diffusione del virus vitale tra i pazienti infetti”.

Alla luce di queste note e di queste informazioni sarebbe doveroso rivalutare le posizioni e la strumentalizzazione dell’utilizzo dei tamponi, ricordando inoltre che il virus è stato trovato nelle acque reflue di Torino e Milano a dicembre 2019, ed addirittura di Barcellona nel lontano marzo 2019.

Andrea Ippolito



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