Presente ieri sulla zona costiera del Comune di Castellammare di Stabia una task force per verificare ed individuare le possibili fonti di inquinamento balneare. La manovra è parte integra dell’operazione “Terra dei fuochi”, compresa nel piano “Strade Sicure”. La missione abbraccia dal 4 agosto 2008 l’intero territorio nazionale e, grazie ad essa, gli agenti di pubblica sicurezza hanno smascherato i responsabili di discariche abusive quanto di metodi illeciti e dannosi dello smaltimento di rifiuti.

In sinergia con la polizia locale e il personale qualificato della Gori, gestore del servizio idrico campano, sono stati visitate 6 attività nel tratto di costa, di cui 4 lidi all’altezza di Pozzano e 2 locali nell’area portuale. Le loro condizioni sono state attestate in regola. Il loro modus operandi è ottemperante con il complesso delle disposizioni vigenti in materia dello smaltimento dei rifiuti e dell’allaccio alle fogne degli scarichi. Osservate anche le misure e i protocolli di sicurezza igienico-sanitari per l’emergenza Covid-19. Il bilancio del blitz sul litorale è, tutto sommato, positivo.



Non sono state elevate sanzioni o adottati provvedimenti drastici. Un risultato sicuramente migliore di quello ottenuto durante il primo controllo straordinario nella città delle acque. Questo è avvenuto durante il mese di giugno ed ha interessato esclusivamente le ditte edili. Sono scattate denunce e multe salatissime per i proprietari di due attività. Sono stati beccati in flagrante per il loro inesistente rispetto delle norme. Le forze militari ieri, inoltre, hanno designato una mappa dei punti più pericolosi che meritano un approfondimento. Gesto che, probabilmente, è indice di futuri ed ulteriori controlli. A preoccupare sono i ruscelli situati in zona collinari che defluiscono fino a mare.

La fonte d’inquinamento più preoccupante, al momento, è lo sversamento direttamente in mare degli scarichi delle civili abitazioni stabiesi che non sono collegate alla rete fognaria. Le acque antistanti alla villa comunale e a ridosso del fiume Sarno, sulle quali vige il divieto di balneazione da anni, secondo i risultati delle recenti analisi degli esperti dell’Arpac, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania, presentano una quantità di batteri che supera di gran lunga i limiti imposti.

Emanuela Francini



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