È stata aperta al pubblico a partire dal 6 settembre e lo resterà fino al 20 settembre la mostra personale dell’artista toscana Franca Pisani “Nel sogno. Omaggio a Matilde Serao“. Un’iniziativa a cura di Marina Guida e con il sostegno di Marzia Spatafora, a cui a fare da scenario è il suggestivo Castel dell’Ovo. Le opere, infatti, si possono osservare all’interno delle sale espositive del I piano del castrum Ovi. L’accesso è gratuito previa prenotazione obbligatoria al seguente link http://ingressi.comune.napoli.it, in rispetto delle norme anti-Covid.



Ut pictura poësis (Come nella pittura così nella poesia) è una locuzione latina formulata dal poeta Quinto Orazio Flacco e che, sicuramente, funge come slogan per il modus operandi di Franca Pisani. Lei è un’artista concettuale che disegna un trait d’union tra la pittura e la scrittura, dato che fonda le sue radici nella poesia visiva. Per tale scelta stilistica ha scelto di omaggiare Matilde Serao (Patrasso 1856 – Napoli 1927), professionista della penna partenopea sia giornalistica sia romanza.

Informatrice e narratrice storica delle cronache, tradizioni e curiosità partenopee, è stata la prima donna italiana ad aver fondato ben 3 quotidiani, tra cui: Il Corriere di Roma, il Giorno e il Mattino, diretto con suo marito Eduardo Scarfoglio. Da quanto si può intuire dal titolo, l’allestimento della mostra ha trovato ispirazione al suo omonimo romanzo “Il sogno” pubblicato nel lontano 1867. “Le mie opere sono dedicate alla scrittura e al mondo immaginario di Matilde Serao, raccolgono le novelle, i romanzi, i personaggi le date, un racconto visivo di un’epoca e di Napoli”, ha esplicitato le sue intenzioni la stessa Pisani.

I suoi dipinti sono nati dal segno primitivo universale steso con colori naturali su tele di lino grezzo che danno vita a grandi Teleri. Questi vennero usati dai grandi maestri veneziani del quattrocento e del cinquecento, in quanto furono ideali decorazioni murali descrittive di cicli storici-narrativi. I teleri per la Serao hanno rappresentato nature morte, paesaggi indeterminati ed influenze e visioni poetiche che rimandano al misterioso ed affascinante “Ventre di Napoli” raccontato con maestria dalla Serao. Anche la scelta dei colori è stata ad hoc. L’intento è stato ben preciso, quello di emulare la linfa vitale partenopea: le tonalità usate sono quelle della terra che diventano proprio metafora del ventre, nonché quelle azzurre e cristalline del mare, richiamate nel telero “Pagina Azzurra” (M.Serao 1884).

Emanuela Francini



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