Vittorio Sgarbi, sindaco del comune di Sutri e parlamentare della Repubblica Italiana, ha pubblicato ieri il testo della risoluzione presentata in Parlamento sulla revoca dello stato di emergenza.

Il critico d’arte parla di “clima di terrore e incertezza” che “inquina i nostri giorni e indebolisce la democrazia”, scrive che il “Governo sta umiliando i cittadini, rendendoli colpevoli e insicuri, oltraggiando i loro diritti”, aggiunge inoltre che si sta “danneggiando pesantemente l’economia del nostro Paese, con scelte avventate e superficiali”.

Pone l’accento anche sul trattamento riservato agli “scienziati liberi e illuminati, rei di aver raccontato una verità diversa da quella proposta dai media”. Dice con forza che questi scienziati “sono osteggiati e screditati e i risultati dei loro studi, essenziali per tracciare il corso reale della pandemia – mentre si fa opprimente l’assenza di certezze scientifiche sulla trasmissione del virus, sulle diagnosi, sullo sviluppo di un vaccino – sono ignorati e i loro contributi rifiutati, a vantaggio di un manipolo di esperti, in odor di conflitto di interessi”.

Sgarbi parla anche dell’obbligo per il vaccino antinfluenzale introdotto dalla Gelmini e sostiene che “non è più possibile tollerare tutto questo”.

La risoluzione che viene abbinata alla mozione Gelmini, che come il parlamentare ricorda, “vuole ridurre gli italiani a delle cavie, introducendo l’obbligo del vaccino antinfluenzale e realizzando una capillare campagna di propaganda pro-vaccinale”, va a contrastare l’ennesimo provvedimento descritto da Sgarbi “scellerato e coercitivo, giustificato da dati statistici a dir poco opinabili che tiene conto di un numero di decessi annui in linea con quelli passati e che si fonda su motivazioni ridicole, sia dal profilo scientifico che logico”.

Il testo della risoluzione di Vittorio Sgarbi

  1. non imporre alcun ulteriore obbligo vaccinale, compresa la vaccinazione anti-influenzale, garantendo, nei limiti delle proprie prerogative, che le Regioni non impongano ulteriori obblighi vaccinali.
  2. Revocare le politiche di “distanziamento sociale”, espressione abusata e ributtante, e ad impedire, nei limiti dei suoi poteri, ogni forma di repressione del dissenso, garantito dalla Costituzione come parte del sano dibattito democratico. Non è più tollerabile la condanna all’inciviltà, imposta da media e governo, verso chiunque esprima una fondata ed attenta opinione in contrasto con l’imposta lettura di Stato.
  3. Revocare lo stato di emergenza nazionale, sospendendo immediatamente lo stato di eccezione a cui solamente gli italiani, tra tutti i popoli europei, sono sottoposti, riconducendo il Paese alla strada della normalità, sciogliendo immediatamente tutti gli organi costituiti dal 31 gennaio 2020 per far fronte alla dichiarazione di pandemia dell’OMS ed abrogando, infine, mediante un atto d’urgenza, tutti gli atti normativi che sono stati emanati e approvati per fronteggiare l’emergenza. Termini, qui e ora, la dittatura dei Dpcm.
  4. Promuovere politiche di prevenzione, quali quelle di carattere non vaccinale, basate sull’utilizzo di terapie non farmacologiche citate in premessa, per affrontare la sindrome autoimmune/infiammatoria denominata COVID-19, e lasciare la libertà di scelta terapeutica al cittadino, nell’ambito della sfera dei suoi diritti costituzionalmente garantiti, di cui all’articolo 32 della costituzione e non derogati in alcun modo nemmeno a fronte di una pandemia dichiarata da un istituto internazionale privato, in tema di prevenzione e quindi di salute intesa come benessere e non solo come cura della malattia.
  5. Non farsi carico di costi legati a vaccini non funzionanti forniti in seguito ad accordi stretti con GAVI e il fondo IFFIM, annullando tali accordi anche se prossimi alla scadenza.
  6. Non imporre dispositivi di protezione individuale nelle scuole e quindi a revocare ogni disposizione approvata in tal senso, per contrastare l’oltraggioso trattamento riservato ai giovani studenti.
  7. Cambiare modo e visione, promuovendo, nella futura politica sanitaria nazionale, un approccio medico basato sulla “teoria del terreno” e non unicamente sulla “teoria dei germi”, al fine di ampliare ed integrare meglio alternative mediche presenti nella società italiana e internazionale, anche al fine di promuovere azioni verso un cambio di paradigma, da sanità intesa come cura della malattia e del malato, alla salute intesa come rimedio, alle cause scatenanti la malattia stessa, favorendo la ricerca e riconoscendo approcci medici anche non allopatici.
  8. Limitare il potere invasivo ed eccessivo delle aziende farmaceutiche, nella fattispecie di quelle produttrici di vaccini per il Covid-19, richiamandole alle proprie responsabilità, nel rispetto dei cittadini, negandogli ogni scudo legale – Astrazeneca compresa – per eventuali danni prodotti dal vaccino, facendosi invece promotore di cause legali nei confronti delle stesse a fianco del cittadino danneggiato, affinché ad esso sia garantita la disponibilità e le risorse dell’Avvocatura di Stato, utili a poter ottenere il giusto risarcimento.
  9. Non rendere, in alcun modo, disponibili a soggetti privati, enti privati di ricerca o aziende farmaceutiche, il plasma raccolto da donatori guariti.

Andrea Ippolito

Share