Una vera emergenza é quella delle cure che vengono rinviate, oltre alle prestazioni sanitarie che saltano con numeri oramai rappresentativi di un problema del quale si stenta a far capire, parliamo di quasi 18 milioni di prestazioni che al momento non verranno espletate a causa del Covid-19.


Questa notizia arriva direttamente dal segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, Carlo Palermo, il quale pochi giorni fa ha affermato che “L’epidemia da Covid 19 ha costretto gli ospedali a concentrare le proprie attività sulle urgenze e sui pazienti affetti dal virus”, che “la gran parte delle attività ordinarie è stata sospesa e oggi le attese si misurano in semestri se non in anni in alcune regioni”, che inoltre “sono state sospese 13 mln di visite specialistiche, 300 mila i ricoveri non effettuati, 500 mila gli interventi chirurgici e ben 4 mln sono gli screening oncologici rimandati”. Carlo Palermo informa anche del rischio “di peggiorare la prognosi di tutti i cittadini costretti a questa ulteriore attesa”, ricorda anche che sarebbero opportuni “interventi urgenti da parte del Governo”.


Il segretario nazionale Anaao segnala la carenza di personale dicendo che “dal 2010 al 2018 si calcolano siano stati tagliati 40mila posti di lavoro nel Servizio sanitario nazionale”, propone di “stabilizzare tutti i contratti precari che si sono attivati per far fronte all’epidemia”, oltre che di “incrementare i fondi destinati alla produttività aggiuntiva…e di incrementare l’investimento sugli ospedali”, dove “l’attività ordinaria è stata sospesa per la vetustà dei nostri ospedali e per la mancata previsione di una separazione tra malati infetti e non”.

Ma a quello delle cure e delle prestazioni sanitarie che letteralmente ‘saltano’, si aggiunge la mortalità triplicata per infarto, che é passata dal 4.1% al 13.7 per cento (dati dello studio della Sic, che a maggio era in corso di pubblicazione sulla rivista ‘European Heart Journal’).


Per il presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), Ciro Indolfi, infatti le cause sono riconducibili alla mancanza di cure (riduzione dei ricoveri del 60%) ai ritardi (tempi aumentati del 39%), legati alla paura del contagio.

Insomma 20 anni di prevenzione buttati al vento, e questo ricordando che le malattie cardiovascolari causano circa 260mila decessi ogni anno.

L’ordinario di Cardiologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro, sempre dopo la prima fase diceva anche che: “Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata…avremo più morti per infarto che di Covid-19”. Poi sempre riferendosi al periodo iniziale dell’emergenza disse che l’organizzazione degli ospedali e del 118 era stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e che molti reparti cardiologici erano stati utilizzati per i malati infettivi e che “per timore del contagio i pazienti” ritardavano l’accesso ed arrivavano “in condizioni sempre più gravi, con complicazioni”, che rendevano “molto meno efficaci le cure salvavita come l’angioplastica primaria”.

Andrea Ippolito



Share