Al cinema Stabia Hall di Castellammare di Stabia il film indipendente “Mai per sempre”, in questi giorni in programmazione per lo spettacolo delle 20. La pellicola di e con Fabio Massa per la produzione di Goccia Film, vanta nel cast artistico, per uno dei personaggi principali, Cristina Donadio, ormai un volto amato ed affermato nella settima arte.

L’attrice partenopea ha interpretato Silvana, madre del protagonista Luca portato in scena dallo stesso Massa. L’attrice ha deciso di raccontarsi a cuore aperto alle pagine de il Gazzettino vesuviano, rivelando alcuni particolari sul suo personaggio nonché un ricordo molto intimo che l’ha legata alla città delle acque.



Lei è legata a Fabio Massa da una forte amicizia, com’è nata questa collaborazione?

“Conosco Fabio da 6 anni, da quando lui mi ha proposto di interpretare sua madre in ‘Aeffetto domino’, il nostro primo film insieme. Da allora ci siamo sempre mantenuti in contatto, ci siamo trovati anche umanamente e questo non è detto che accada sempre. È molto bello mantenere un rapporto di amicizia, quindi quando mi ha proposto di lavorare insieme ho detto subito sì”.

Quali sono le differenze tra la madre che ha interpretato in “Aeffetto Domino” e questa di “Mai per sempre”?

“Sono totalmente diverse. La madre di ‘Aeffetto domino’ ha vissuto la sua maternità in modo più solare ed ha affrontato con positività l’omosessualità del figlio, amandolo e sostenendolo incondizionatamente nelle sue scelte. La figura materna di ‘Mai per sempre’ ha amato sicuramente suo figlio Luca ma è stata tormentata dal segreto che ha rovinato le loro vite. Lei è arrivata a sgretolarsi psicologicamente per arrivare fino al deperimento fisico, fino a non farcela più ad andare avanti. È stata fatta a pezzi dal disagio, dal senso di colpa e dai rimorsi”.


Il suo personaggio Silvana si è dunque evoluto lungo il film, dietro un’apparenza serena ha serbato un animo tormentato. Come ha preparato questi due lati caratteriali?

“Sono del parere che i personaggi si costruiscono nel chiuso della propria stanza. Il contorno e le caratteristiche del personaggio vanno riempiti con la propria anima, attraverso la scrittura della sceneggiatura e ciò che peschiamo dentro di noi, inclusi i demoni che ci portiamo dentro. È come se il regista ti desse una stoffa da tagliare e vestirti addosso. Il personaggio deve essere su misura: il regista offre il materiale, l’attore svolge il lavoro di taglia e cuci e insieme si realizza la confezione, aggiungendo le rifiniture ed i bottoni più belli. Penso che questo vestito sia riuscito bene”.


Un vestito riuscito molto bene. Che emozione ha provato a presentarlo proprio nella città delle acque?

“Castellammare è una città che si porta nell’anima, nel teatro, basterebbe nominare Raffaele Viviani e Annibale Ruccello. Sono legata a quest’ultimo, nell’incidente mortale che lo ha coinvolto nel 1986 era presente anche mio marito Stefano, anche lui attore. Era alla guida ed ha perso la vita con Annibale. Da quando è accaduta questa tragedia, Castellammare fa parte della mia vita, in quanto ormai Stefano ed Annibale fanno per me parte di una stessa identità. La sento dentro, è un pezzo della mia vita, e poi è una bellissima città, me serbo un ricordo infantile: l’attraversavo per giungere a Positano con i miei amici. Sono felice di essere qui, per me è casa, ci torno sempre con grande amore”.

Infine, secondo lei, quale differenza intercorre tra la recitazione cinematografica e quella teatrale?

“Secondo me nessuna. L’attore fa ciò che deve sia davanti il palcoscenico sia dinanzi alla macchina da presa. Può cambiare l’intonazione, in teatro si usa di più il diaframma per raggiungere il pubblico mentre nel cinema è tutto ravvicinato. Guai se ci fossero differenze, un attore è sempre un attore”.

Emanuela Francini



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