Il prossimo 22 ottobre, infatti, è stato convocato un tavolo al Mise fra il Governo e l’azienda; l’incontro sarà quello decisivo e cruciale per definire ed ufficializzare il destino degli impiegati della fabbrica di Via Argine.

Lo stesso giorno, gli operai hanno annunciato uno sciopero che vedrà ferme le attività produttive per ben 8 ore; lo stato di agitazione si estenderà fino al giorno seguente, “finché la Whirlpool non rivedrà la sua decisione di chiusura”.


Per comprendere al meglio lo spirito delle persone coinvolte, abbiamo nuovamente raccolto le dichiarazioni e la testimonianza di Francesco Petricciuolo, operaio Whirlpool della sede di Napoli est che, come centinaia di persone, dal prossimo 31 ottobre (data ufficiale della chiusura dell’azienda) si vedrà privato del suo impiego presso la multinazionale.

“Lo stabilimento di Napoli è uno stabilimento competitivo, capace di stare sul mercato e, di questo, Whirlpool ne è a conoscenza. Ha cercato di fare in modo che non ci fossero più le condizioni di produrre con l’invenzione della cessione del ramo d’azienda proprio come fece l’esercito russo durante l’invasione napoleonica; Riva di Chieri, e Amiens ne sono un esempio recente”.


Una rabbia che è alimentata, come abbiamo già in precedenza affermato, dalle promesse non mantenute, non rispettate dall’azienda.

“Tutto questo non è accettabile! Una multinazionale che, dopo aver firmato un accordo con lo Stato italiano, con il sindacato e con i lavoratori, ha fatto uno scempio del nostro diritto, ha distrutto il tessuto produttivo del paese per evitare la concorrenza e, soprattutto, ha preso in giro cinquant’anni di lotte sindacali”. 


D’altro canto, però, non c’è nessuna intenzione di arrendersi. “Nel prossimo tavolo che si terrà a breve, le nostre istituzioni e i nostri sindacati dovranno dimostrare di saper reagire all’arroganza ed alla prepotenza di questa multinazionale. Perdere questa occasione significa rinunciare alla fiducia dei cittadini e dei lavoratori”.

Un ulteriore appoggio viene chiesto allo Stato italiano, ed in prospettiva, si visualizzano già delle eventuali soluzioni per tutelare il futuro dei dipendenti.

“Nell’immediato lo Stato deve fare la sua parte. Se Whirlpool vuole chiudere lo stabilimento di Napoli, bisogna impedirglielo. Bisognerebbe procedere nell’unico modo possibile per riprendere in mano la situazione disastrosa, nazionalizzando lo stabilimento e rilanciando sul mercato il Made In italy”.

Come abbiamo già avuto modo di documentare, la vicenda ha attirato la solidarietà di molte altre aziende e di tantissime organizzazioni politiche e sociali, proprio perché la chiusura della Whirlpool di Napoli non si mostra come un caso isolato, ma come prima vittima di un sistema che vede a rischio tutti gli altri stabilimenti italiani.


“Il Governo ed i sindacati hanno in mano tutti gli strumenti per fermare questo scempio! Il momento è grave non solo per i lavoratori della fabbrica di Napoli, ma per tutti i lavoratori italiani”.

“Tutti devono avere la certezza del lavoro, qui invece si rischia qualcosa che mi fa molto paura: l’abbandono”. Così commenta Flavio Insinna in vista nella fabbrica di Ponticelli. L’attore, showman e presentatore Tv, in più occasioni è stato vicino lavoratori Whirlpool che da un anno lottano per i propri diritti.

Elvira La Rocca



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