Abbiamo trovato uno studio del 2008 che apre nuovi scenari sulla pandemia Spagnola del 1918, sembra infatti che la maggior parte dei decessi non sia stato causato dal virus, ma da una polmonite batterica secondaria.

La maggior parte dei decessi durante la pandemia influenzale del 1918-1919, la famosa ‘Spagnola’, in inglese ‘Spanish flue‘, non è stata causata dal solo virus influenzale, come riferiscono i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sembra che la maggior parte delle vittime sia morta per polmonite batterica e a seguito dell’infezione da virus influenzale.


Riferiscono infatti gli scienziati che “la polmonite è stata causata quando i batteri che normalmente popolano il naso e la gola hanno invaso i polmoni”, e questo é avvenuto “lungo un percorso” che si é creato “quando il virus ha distrutto le cellule che rivestono i bronchi e i polmoni”.

Fu la polmonite batterica a causare la maggior parte dei decessi nella pandemia del 1918

Il lavoro infatti presenta linee di prova complementari dai campi della patologia e della storia della medicina a sostegno di questa conclusione. I ricercatori dicono che “il peso delle prove” che hanno esaminato “dalle analisi storiche e moderne della pandemia influenzale del 1918 favorisce uno scenario in cui il danno virale seguito da polmonite batterica ha portato alla stragrande maggioranza dei decessi”.


Afferma Anthony S. Fauci che “in sostanza, il virus ha sferrato il primo colpo mentre i batteri hanno dato il pugno ad eliminazione diretta”.

Va ricordato che il NIH comprende 27 istituti e centri ed è una componente del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti. NIH è la principale agenzia federale che conduce e sostiene la ricerca medica di base, clinica e traslazionale, che studia le cause, i trattamenti e le cure per malattie comuni e rare.

Un estratto del lavoro pubblicato

“Nel tentativo di ottenere tutte le pubblicazioni scientifiche che riportano la patologia e la batteriologia della pandemia influenzale del 1918-1919, il dottor Taubenberger e il coautore del NIAID David Morens, MD, hanno cercato fonti bibliografiche per articoli in qualsiasi lingua. Hanno anche esaminato le riviste scientifiche e mediche pubblicate in inglese, francese e tedesco e hanno individuato tutti i documenti relativi alle autopsie condotte su vittime dell’influenza. Da un pool di oltre 2.000 pubblicazioni apparse tra il 1919 e il 1929, i ricercatori hanno identificato 118 rapporti di serie di autopsie chiave. In totale, le serie di autopsie esaminate rappresentavano 8.398 autopsie individuali condotte in 15 paesi”.

Fu la polmonite batterica a causare la maggior parte dei decessi nella pandemia del 1918



Il dott. Morens afferma che i rapporti pubblicati “hanno chiaramente e costantemente implicato la polmonite batterica secondaria causata dalla comune flora delle vie respiratorie superiori nella maggior parte dei decessi influenzali”. Aggiunge inoltre, come riportato dal report dello studio: che i patologi dell’epoca erano quasi unanimi nella convinzione che le morti non fossero causate direttamente dal virus dell’influenza allora non identificato, ma piuttosto da una grave polmonite secondaria causata da vari batteri. In assenza delle infezioni batteriche secondarie, molti pazienti sarebbero potuti sopravvivere, credevano gli esperti dell’epoca. In effetti, la disponibilità di antibiotici durante le altre pandemie influenzali del XX secolo, in particolare quelle del 1957 e del 1968, è stata probabilmente un fattore chiave nel minor numero di decessi nel mondo durante quei focolai.

Andrea Ippolito



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