Zurigo, nel centro della città di Bellevue e alla stazione ferroviaria di Stadelhofen, cittadini camminano ignari con le loro mascherine monouso, senza sapere che di lì a poco nei loro DPI verranno trovati batteri e muffe.

La rivista dei consumatori ‘K-Tipp‘ a metà agosto ha chiesto a 20 pendolari dei trasporti pubblici della maggiore città svizzera le loro maschere monouso, le ha testate e fatte esaminare in laboratorio.



Da ciò che abbiamo letto pare che chi “stropiccia con le dita la mascherina, porta più batteri sul tessuto. Compresi i virus con le goccioline che li circondano, i quali a differenza dei batteri, non si moltiplicano sulla mascherina”. Pertanto non bisognerebbe “toccare la mascherina con le dita senza averla lavata prima o dopo”.

K-Tipp spiega che i pendolari le hanno tenute anche per diversi giorni (essendo obbligatorie nei trasporti pubblici). Aggiunge inoltre che le maschere facciali agiscono come filtri e mentre l’aria che respiriamo scorre attraverso le fibre del tessuto, i batteri e i funghi si bloccano, di conseguenza si moltiplicano rapidamente in un ambiente caldo e umido.



I test di K-Tipp, come riportato direttamente dal loro portale web, “mostrano che la maggior parte dei pendolari indossa i DPI per diversi giorni o addirittura settimane”. Scrive l rivista che molte persone dicono di non voler produrre rifiuti inutili. Ma é un atteggiamento dannoso, “perché 11 delle 20 maschere testate contenevano più di 100.000 colonie batteriche” e 3 di queste più di 1 milione.

Insomma non hanno trovato 100mila batteri, ma dalle 100mila ad 1 milione di ‘colonie’ di batteri!

Invece su 14 delle 20 maschere i microbiologi hanno trovato anche stafilococchi, cioé i batteri che possono causare polmonite e infezioni cerebrali. Inoltre su 15 delle 20 maschere testate sono state trovate anche muffe e lievito, queste ultime possono portare a irritazioni delle vie respiratorie e degli occhi. Alla fine del report viene dunque consigliato di seguire le indicazioni dell’UFSP svizzero (ufficio federale della sanità pubblica) e di sostituire le maschere non appena si inumidiscono.

Andrea Ippolito



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