Quando gli ospedali collassano; quando nostro fratello è chiuso in casa in debito di ossigeno con la febbre a 39 e mezzo; quando nostra madre non sente più odori e sapori ma il nostro medico non risponde; quando stiamo perdendo il lavoro; quando una pandemia sta mettendo in ginocchio l’economia del mondo; beh, viene proprio da mandarli a quel paese negazionisti, complottisti e compagnia bella.

Ed infatti ce li mando con grande, grandissimo piacere. Ma perché? Perché la pandemia di coronavirus è il paradiso dei complottisti? Un virus “invisibile”, i vaccini, i leader mondiali che rinchiudono la gente in casa, i giornalisti terroristi coi loro finti numeri e finti reportage, i tumulti e le rivolte, scenari da fine del mondo.



La virologa Ilaria Capua, in una lettera al Corriere della Sera, ha scritto che “il gioco rischioso dei negazionisti del Covid ci coinvolge tutti. Vedremo gli effetti di tutto ciò e sarà troppo tardi. Mi sembra di assistere a un mondo sottosopra”. E’ incazzata e scrive da incazzata la Capua, un po’ come tutti, e mette in relazione negazionismo ed elezioni presidenziali Usa. Il link ve lo lascio in basso.

E allora torno alla domanda di cui sopra: perché, per quali motivi una larghissima fetta della popolazione (e di utenti dei social) continua a parlare di complotto, di virus che non esiste, di bare, di ambulanze e di ospedali vuoti, di mascherine-killer, di cronisti complici del sistema, di poco più di una banale, banalissima influenza?



Cose che fanno incazzare anche se non si è virologi affermati. E allora possiamo anche riderci su, appellare i negazionisti come ignoranti, stupidi e imbecilli decerebrati. Ma scommetto che tutti hanno avuto almeno una volta a che fare con un complottista colto, con individui con la testa sulle spalle che mai avreste detto: “Per questo qui il coronavirus non esiste”.

E allora perché? Ho letto e riletto e alla fine mi sono imbattuto anche nella rubrica “Giù dal lettino” de Il Sole. Il titolo del pezzo è “Psicoanalisi anti-negazionista”, e anche di questo vi lascio il link in basso. In poche parole riporta un articolo di The Lancet, una delle più importanti riviste scientifiche nel campo della medicina e della salute, in cui si afferma che “il negazionismo anti-Covid sarebbe, l’espressione di alcuni specifici di meccanismi di difesa psichici, in primis il ‘diniego’, da sempre studiati dagli psicoanalisti.

E ancora: “Il senso della ripetizione di un’esperienza (il lockdown, ndr) che genera spavento e incertezza può essere molto invalidante. Colpisce nel profondo il proprio senso di continuità e la propria motivazione”.



Può essere quello il senso del negazionismo, può essere altro. Può essere tutto ciò che ci ha portati davanti ad un’emergenza mondiale che è andata avanti lenta ed inesorabile, mentre i nostri piccoli mondi social procedevano veloci e meccanici. I nostri orticelli individuali che necessitano di routine e comodità fanno pesantemente a botte con il bene della collettività, con i bisogni del mondo impaurito, malato, piegato ma fortunatamente non ancora spezzato. Facevano a botte prima con l’allarme ecologista, figuriamoci adesso.

E sempre adesso, deve andare bene così. Continueremo a mandarci a quel paese e a cercare di capire. Sempre che non sia un complotto l’idea del complotto. Non si sa mai.

ILARIA CAPUA ➡️ http://bit.ly/IlariaCapuaCorriere

PSICOANALISI ➡️ http://bit.ly/Psicoanalisi24ore

Francesco Ferrigno



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