Italia è attanagliata da questa seconda fase della crisi epidemica, il numero dei contagi, anche se a fasi alterne, tendenzialmente continua a salire e mentre si prova a correre ai ripari, in alcuni casi anche in maniera “scoordinata”, la ministra “stellata” della scuola insiste con le attività didattiche in presenza.

Sulla chiusura delle scuole, politica e sindacati hanno molteplici posizioni.


Per la Ministra Azzolina sarebbe un disastro chiudere la scuola: “Bisogna considerare anche i rischi derivanti dalla chiusura delle scuole, io sono convintissima che noi rischiamo un disastro dal punto di vista psicologico, dello sviluppo formativo, sociologico, educativo di un bambino”, è quanto ha dichiarato Lucia Azzolina intervenuta nel corso di una trasmissione radiofonica.

Dello stesso parere della titolare dell’Istruzione, Vittoria Casa, Presidente della Commissione Cultura Scienza e Istruzione, che a margine dei lavori della VII Commissione della Camera, ha dichiarato: “La chiusura delle scuole di ogni ordine e grado deve essere considerata come scelta estrema, da attuare per un tempo limitato e soltanto laddove sia strettamente indispensabile”. Per la parlamentare del Movimento 5 Stelle appare chiaro che “le istituzioni scolastiche non siano l’origine dei numerosi focolai presenti su tutto il territorio nazionale ma che, al contrario, siano altre situazioni della quotidianità a produrre maggiori rischi per le studentesse e gli studenti“.


Ad appoggiare la linea della ministra Azzolina anche Italia Viva. In una nota il senatore Giuseppe Cucca, vicepresidente di Italia Viva in Senato e la senatrice Daniela Sbrollini hanno dichiarato “Apprendiamo che la ministra Azzolina avrebbe richiesto i test rapidi nelle scuole da metà agosto ma che, a quanto riporta la Ministra stessa, il commissario Arcuri ne avrebbe ordinati 13 milioni solo adesso. Occorre fare di tutto per garantire la didattica in presenza, per cui, anche se in ritardo, ben vengano i test rapidi per i nostri ragazzi”. Un appoggio alla ministra, che però, come spesso accade dalle fila di maggioranza dello schieramento renziano, pur appoggiando il Governo, non perde occasione per bacchettare Arcuri e quindi lo stesso esecutivo Conte.

D’altro avviso il Partito Democratico, parte integrante del governo “giallo-rosso”, che già nei giorni scorsi ha evidenziato la possibiltà di chiudere temporaneamente le scuole se utile a combattere il coronavirus. “Il sistema sanitario nazionale è sotto stress – afferma Lucia Ciampi, deputata Pd in Commissione Cultura di Montecitorio – e l’apertura degli istituti sta oggettivamente aggravando una situazione difficile“. Secondo Ciampi una possibile chiusura temporanea delle attività in presenza, programmata e temporanea “non deve essere vista come una sconfitta ma come il contributo responsabile che il mondo dell’Istruzione potrebbe dare ad un sistema sociale, economico e produttivo già provato da restrizioni e limiti”.


Tra i sindacati, l’Anief è netto: “ripartire a gennaio”. Meglio chiudere per ripartire in più sicurezza a inizio del nuovo anno. “Oggi si realizzano dieci volte il numero di tamponi rispetto a pochi mesi fa, siamo più preparati, conosciamo meglio il virus ma proprio per questo dobbiamo chiudere, purtroppo, e con dispiacere, anche le scuole“, ha dichiarato il presidente nazionale Marcello Pacifico, che sottolinea: “Se dobbiamo chiudere, nonostante i protocolli di sicurezza sottoscritti, lo si faccia senza troppi indugi, abbandonando la ripartizione dei territori italiani in colori. Così da ripartire con l’inizio del 2021, sperando che la curva dei contagi sia finalmente scesa”.



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