In una sentenza dell’11 novembre 2020 una corte d’appello portoghese si è pronunciata contro l’Autorità sanitaria regionale delle Azzorre in relazione a una sentenza del tribunale di grado inferiore che dichiarava illegale la quarantena di quattro persone. Una persona è risultata positiva al Covid, con un test PCR, mentre le altre tre persone erano considerate ad alto rischio di esposizione. L’autorità sanitaria regionale quindi decideva che tutti e quattro andavano isolati perché ritenuti infettivi e dunque pericolosi per la salute.


Gli argomenti della sentenza supportano il punto di vista scientifico di molti esperti come quello dell’ex vicepresidente e Chief Science Officer di Pfizer, Mike Yedon, il quale afferma che “…un vero positivo non indica necessariamente la presenza di un virus vitale. In studi limitati fino ad oggi, molti ricercatori hanno dimostrato che alcuni soggetti rimangono positivi alla PCR molto tempo dopo la scomparsa della capacità di coltura del virus da tamponi. Lo definiamo un ‘positivo a freddo’ (per distinguerlo da un ‘positivo a caldo’, qualcuno effettivamente infettato da un virus intatto). Il punto chiave dei positivi a freddo è che non sono malati, non sono sintomatici, non diventeranno sintomatici e, inoltre, non sono in grado di infettare gli altri”.

sentenza dell'11 novembre 2020 una corte d'appello portoghese
Tribunal da Relacao de Lisbona

Anche il Senato di Berlino giunge alla stessa conclusione, infatti il Dipartimento della Salute, in seguito alle domande del deputato Marcel Luthe, che criticava la risposta ad una sua prima interrogazione, confermava che i test PCR non sono in realtà in grado di determinare un’infezione.


Invece gli scienziati Gatti, Montanari, Scoglio e Franchi, avevano dichiarato e preparato la relazione da allegare ad eventuali denunce dove veniva specificato e dimostrato che i tamponi sono “del tutto inaffidabili”, infatti veniva scritto che “proseguire nell’utilizzo dei tamponi da cui ricavare dati utili a determinare proclami sullo stato di emergenza, quarantene individuali o di gruppo, e per imporre limitazioni e lockdown, dalle scuole alle imprese alle famiglie, è pratica senza nessun fondamento scientifico”.

Mentre invece alcuni produttori scrivono all’interno dei loro manuali che il test PCR é “solo per uso ricerca! Uso non previsto in procedure diagnostiche”.

Sentenza dell'11 novembre 2020 della corte d'appello portoghese
Sentenza dell’11 novembre 2020 della corte d’appello portoghese



La Corte d’appello del Tribunal da Relacao de Lisbona conferma quindi la decisione del tribunale in primo grado, citando lo studio pubblicato dalla Oxford academic Correlazione tra 3790 campioni di reazione a catena della polimerasi quantitativa-positivi e colture cellulari positive, inclusi 1941 isolati di Coronavirus 2 con sindrome respiratoria acuta grave“; citando inoltre lo studio pubblicato su The LancetRisultati falsi positivi COVID-19: problemi e costi nascosti“, e scrivendo quanto segue: “Sulla base delle prove scientifiche attualmente disponibili questo test RT-PCR è di per sé incapace di determinare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la positività in realtà corrisponda all’infezione da virus SARS-CoV-2…Se qualcuno viene testato dalla PCR come positivo quando viene utilizzata una soglia di 35 cicli o superiore, la probabilità che tale persona sia infetta è < 3% e la probabilità che detto risultato sia un falso positivo è del 97%…Visti i dubbi scientifici espressi dagli esperti, cioè coloro che svolgono un ruolo, circa l’affidabilità dei test PCR, la mancanza di informazioni sui parametri analitici dei test e la mancanza di una diagnosi medica sulla presenza di un’infezione o di un’infezione Rischio dimostrato, questo tribunale non può mai determinare se C fosse effettivamente un portatore del virus SARS-CoV-2 o se A, B e D fossero esposti ad un rischio elevato”.


Il tribunale di Lisbona ha anche scritto che l’Autorità sanitaria delle Azzorre ha violato l’articolo 6 della Dichiarazione universale su bioetica e diritti umani perché non ha fornito la prova che il consenso informato richiesto da tale dichiarazione era stato ricevuto dalle persone sottoposte a test PCR.

Ma dice anche che una diagnosi medica è un atto medico e solo un medico è legalmente autorizzato ad averne responsabilità, inoltre che nessuno può essere dichiarato malato o pericoloso per la salute per decreto o per legge, nemmeno come conseguenza automatica e amministrativa del risultato di un esame di laboratorio, indipendentemente dalla tipologia.

Andrea Ippolito

 

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