Elon Musk pochi giorni fa si poneva delle domande in merito al test che comunemente viene chiamato “del tampone”, denunciando un elevata probabilità che non vi fosse accuratezza nella PCR e nei cicli di amplificazione.

Il Ceo di Tesla si chiede dunque quali siano i cicli di amplificazione corretti per avere un risultato certo, che sia negativo o positivo. Ma chiede a gran voce anche a chi lo legge, infatti dice che gli farebbe piacere ricevere informazioni e “notizie da persone che sanno molto sul settore dei test PCR”.

Ma veniamo alle questioni molto specifiche poste da Elon Musk nei suoi ultimi tweet, che abbiamo contrassegnato e sottolineato nella slide sottostante.

Dunque il fondatore di Space X denuncia tamponi falsi e afferma che “2 test sono risultati negativi e 2 positivi”, che il risultato è venuto “dallo stesso test, dalla stessa macchina, dalla stessa infermiera”. Poi in un altro tweet chiede quale sia “il tasso di falsi positivi”, ma anche “qual é il tasso approssimativo di falsi positivi…per il test PCR” del Sars-Cov-2.

Nel terzo post Musk introduce il concetto dei “cicli di amplificazione”, ed anche qui Musk fa porre il dubbio a chi lo segue e chiede: “Qual é l’accuratezza della popolazione generale di un TEST PCR Sars-Cov-2 e la possibilità di generare un falso positivo, se si eseguono semplicemente cicli sufficienti?”

Elon Musk e la sua denuncia Qual'é il tasso di falsi positivi per i test PCR
I tweet di Elon Musk sulla PCR sono rielaborati da Andrea Ippolito

A tal proposito il New York Times in un articolo del 29 agosto, dal titolo: “Il tuo test per il coronavirus è positivo. Forse non dovrebbe esserlo”, scriveva che la maggior parte dei test imposta il limite a 40 cicli, mentre alcuni a 37. Poi spiegava che “impostare il limite” significa che i laboratori cercano fino a 40 cicli per vedere se il virus è presente. Ma il New York Times scrive anche un’altra cosa molto importante e cioé che il “numero di cicli di amplificazione necessari per trovare il virus, chiamato soglia del ciclo, non è mai incluso nei risultati inviati a medici e pazienti con coronavirus”.

Su questo fatto pone l’accento anche Antony Fauci, direttore del NIAID americano, il quale in un video trasmesso all’interno del canale del virologo e professore di microbiologia ed immunologia Vincent Racaniello, afferma che la PCR per la ricerca del Sars-Cov-2 “si sta evolvendo in uno standard” che se si ottiene “una soglia del ciclo di amplificazione di 35 o più, le possibilità che il virus sia competente per la replicazione sono minuscole”. L’immunologo specifica anche che non si possono mai, “se non quasi mai, coltivare virus da 37 cicli di amplificazione” e che quindi pensa “che se qualcuno arriva a 37/38 anche 36” bisogna affermare che “si sta parlando di nucleotidi morti”.

Il prof. della Columbia University Racaniello in video insieme al direttore del NIAID Fauci
Il prof. della Columbia University Racaniello in video insieme al direttore del NIAID Fauci

Dunque i dubbi di Musk non solo sono legittimi, ma anche leciti e calzanti con ciò che afferma l’ex membro della task force americana sul Coronavirus, infatti Fauci avvisa proprio che superato un certo numero di cicli aumenta la probabilità di trovare nucleotidi morti, quindi materiale genetico non infettivo.

D’altronde, Kary Mullis, il quale sulla PCR ci ha vinto il Nobel per la chimica, aveva ripetutamente avvisato che fosse un amplificatore di materiale genetico.

Andrea Ippolito

 

 

 

 

 

 

 

 

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