Una raccolta di 15 brani di successo rivisitati dal cantautore napoletano e 8 inediti tra cui “L’uomo nero” in collaborazione con Clementino e “La realtà non può essere questa” con il fratello Eugenio.

Trait d’union tra vecchie e nuove canzoni quella capacità tutta personale di trattare le incoerenze, le problematiche sociali, l’universo femminile, il “mistero della pubblica istruzione”, un paese diviso tra Nord e Sud dove i politici diventano comici.
“Quando scrivo canzoni o vado sul palco o preparo un album – ha dichiarato il cantautore – mi pongo come obiettivo di dare emozioni e buone vibrazioni agli altri, non certo fare lezioni di geopolitica, ciò non toglie che queste siano canzoni etiche, morali, politiche o pseudopolitiche. In ogni canzonetta, comprese quelle di questo ultimo album parlo di problemi che riguardano noi, umani, su questo pianeta”.


L’album colpisce già dalla copertina disegnata e progettata dallo stesso artista come la prima pagina di un quotidiano, manifesto della realtà. “Ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi tempi è stato sicuramente qualcosa fuori dall’ordinario che ci ha fatto riflettere e ha indubbiamente condizionato, volente o nolente le nostre esistenze – ha affermato Bennato -. Tornare dopo cinque anni con un album di soli brani inediti sarebbe stato sin troppo ovvio. Ho colto invece l’invito a riprendere alcune canzoni del passato. E ci siamo resi conto come e quanto le cose nuove fossero in linea con quelle rivisitate e che ci fosse un fil rouge che unisse tutte le canzoni, anche e originate in periodi molto diversi fra loro. Nel guardare i titoli e i testi scritti sul foglio ho immaginato la prima pagina di un quotidiano dei giorni nnostri, dove gli strilli in prima pagina esaltano e sottolineano argomenti e tematiche popolari di sempre, ma in particolare di questi ultimi tempi. Chi mi conosce sa che non mi piace spiegare le mie canzoni. Quello che serve sapere è contenuto al loro interno ed esprime un punto di vista”.

 

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Il settimanale “Il Gazzettino vesuviano” fondato nel 1971 da Pasquale Cirillo, si interessa delle tematiche legate al territorio vesuviano; dalla politica locale e regionale, a quella cultura che fonda le proprie radici nelle tradizioni ed è alla base delle tante realtà che operano sul territorio.