Presso l’ospedale di San Fernando, in provincia di Buenos Aires è stata effettuata dai medici legali l’autopsia sul cadavere di Diego Armando Maradona. Il referto è stato diffuso. Il decesso, si legge nel documento, è stato attribuito a “insufficienza cardiaca acuta, in un paziente con una miocardiopatia dilatata, insufficienza cardiaca congestizia cronica che ha generato un edema acuto del polmone”. Si è infine appreso che lo studio realizzato per determinare le cause della morte sarà completato con analisi tossicologiche che nel giro di una settimana preciseranno se Maradona, prima di morire, ha ingerito farmaci, droghe o alcol.



Il giorno dell’addio di Diego Armando Maradona è stato lungo come la fila ininterrotta che dall’alba ha svegliato la capitale argentina: l’ultimo omaggio alla Casa Rosada dei presidenti si trasforma in un pellegrinaggio laico, la maglia della nazionale, il 10 del Boca Juniors e quello del Napoli sopra il feretro, intorno l’abbraccio di un Paese intero. Che non si rassegna all’idea che il Pibe de oro sia morto. La gente comune si abbraccia, e dimentica i rivali di sempre: perfino River e Boca uniti nel saluto al più grande, generoso e dannato insieme, morto a 60 anni, veloce ad andarsene come lo era in campo.



Ma non sono mancati i momenti di tensione: già all’apertura della camera ardente era dovuta intervenire la polizia con lancio di lacrimogeni per disperdere la folla che si stava accalcando. E nel corso della giornata ci sono stati nuovi scontri, e caos tanto che il feretro è stato spostato per motivi di sicurezza.

Una maglietta del Napoli con il numero 10 è stata depositata sul feretro di Diego Maradona esposto nella Casa Rosada presidenziale. La maglietta, consegnata dall’ambasciata d’Italia a Buenos Aires, è stata collocata sulla bara, vicino a quelle della nazionale argentina, del Boca Juniors e dell’Argentinos Juniors, da una delle figlie di Maradona.



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