Mons. Giudice: dare respiro lungo alla nostra terra.

E' intenzione del vescovo di "riconoscere rivoli di santità nella nostra Chiesa diocesana" proprio in virtù dell'impegno di crescita sociale, spirituale ed economica della città dell'agro.

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Si è conclusa il 26 novembre la visita pastorale del vescovo di Nocera – Sarno, monsignor Giuseppe Giudice. Indetta il 6 gennaio 2018, la visita ha portato il presule in giro per i comuni dell’agro.

È stata «una gioiosa fatica, che mi ha permesso di conoscere in profondità le persone e il territorio; conoscenza che oggi mi abilita ad amare di più e a servire meglio questa terra e la sua vocazione. Si evangelizza e si promuove solo ciò che si ama; e solo l’amore oblativo aiuta a crescere e a guarire», ha detto il Pastore nell’omelia.

Giudice, nella messa conclusiva tenuta presso la splendida cornice della Collegiata di San Giovanni Battista in Angri, ha ricordato i tanti momenti vissuti insieme alle comunità, i volti incontrati e i luoghi visitati.

Profonda riflessione sulla crescita del territorio.

Interessanti gli spunti alla luce del ruolo della politica nella lotta e nel contrasto alla criminalità che soffoca la rinascita delle comunità: “Attenti al ricco magistero di Papa Francesco, urge un’attenzione rinnovata alla custodia del creato, all’ambiente, alla vivibilità, ai temi dell’economia, al rispetto per i tanti poveri, materiali e spirituali, e alle persone che si sentono scartate e allontanate dalla festa della vita” dichiara mons. Giudice nell’omelia.


“È tempo che la politica seriamente prenda in carico questi temi, evitando di dare spazio a marce e manifestazioni che, ormai, sono retaggio del passato. I problemi vanno affrontati alla radice, una volta per sempre, per evitare metastasi nel corpo sociale”.

Parole forti, quelle dello zucchetto paonazzo nocerino, che propone la ricetta per la rinascita dell’agro: “i nostri Santi e le nostre sane Tradizioni, liberate dal fissismo, purificate e integrate, ci possono aiutare a dare nuovo respiro alle nostre città; ad accogliere e valorizzare le diverse culture che hanno arricchito le nostre terre, ad arginare il sottobosco della criminalità, che non permette alla nostra terra un respiro lungo”.

Dunque, riscoprire le tradizioni, ispirarsi alla vita dei Santi del territorio per combattere la criminalità, tutelare l’ambiente e aiutare i più deboli.

Avviato il processo di beatificazione di due “testimoni del Vangelo nell’agro”.

E’ intenzione del vescovo di “riconoscere rivoli di santità nella nostra Chiesa diocesana” proprio in virtù dell’impegno di crescita sociale, spirituale ed economica della città dell’agro. Ha avviato, infatti, il processo diocesano per la beatificazione di don Enrico Smaldone e del cavaliere Alfonso Russo, «un sacerdote e un laico segni della Chiesa bella del Concilio».


Don Enrico Smaldone fu il fondatore della città dei ragazzi di Angri, un rifugio di ragazzi orfani o abbandonati, reduci di quella guerra che aveva lasciato miseria e solitudine, soprattutto fra i più piccoli. Nella città dei ragazzi, i giovani erano considerati “cittadini del futuro”: si autogovernavano (eleggevano un sindaco, una giunta), imparavano un mestiere, acquisivano la consapevolezza di essere uomini e donne di buona volontà capaci di vivere alla luce del Vangelo.

Il cavaliere Alfonso Russo, laico consacrato dei “Piccoli Discepoli della Croce”, ha ridato vita insieme a tanti compagni al monastero della Purità di Pagani e all’annesso santuario dove si venera Gesù Bambino di Praga.

Due testimoni del Vangelo per una terra di Santi e di artisti che necessità di una scossa profonda per rinascere a vita nuova.

Raffaele Massa