Niente luminarie natalizie per i negozi stabiesi, sempre in più in preda alla crisi dovuta alle conseguenze dell’emergenza Covid. Gli affari vanno a rilento e il timore che anche durante le festività natalizie ci sia un crollo delle vendite è oggi quanto mai concreto. Molti esercizi commerciali hanno chiuso per tre settimane, dopo la zona rossa decretata dal governo nazionale in Campania, e per molti si preannuncia un Natale diverso rispetto a quello degli anni scorsi, sicuramente meno fervido dal punto di vista economico. E così, con una città stabiese ancora preda del rischio contagio (ancora ieri si contavano circa 1500 attualmente positivi), l’Ascom ha deciso di avviare una raccolta fondi tra i propri soci. E al posto di installare le luminarie natalizie, i commercianti hanno deciso di avviare una raccolta fondi per le famiglie che si trovano in difficoltà.



E nello stesso tempo, è arrivato l’appello agli stabiesi ad effettuare acquisti nei negozi cittadini, anche attraverso il web e quindi on – line. “Invitiamo a fare acquisti in maniera solidale e responsabile – afferma Johnny De Meo, presidente dell’Ascom stabiese – nei negozi di Castellammare o tramite la piattaforma on – line locale. La campagna propone dei vantaggi al cliente sotto forma di sconti immediati riconosciuti dai negozi aderenti. L’elenco aggiornato degli store aderenti, le percentuali di sconto applicate da ogni esercente ed il collegamento diretto ad ogni negozio – continua – verranno pubblicati sul sito LocalShopping.store”. Lo stesso De Meo spiega poi l’iniziativa della raccolta fondi, che sostituisce i soldi spesi per le luminarie.



“Quest’anno abbiamo deciso di devolvere la cifra solitamente impegnata per le luminarie ad un’iniziativa di solidarietà in favore delle famiglie meno fortunate. Le misure di contrasto al Covid-19 stanno favorendo la rapida ascesa delle grandi piattaforme di vendita online. Un’alternativa per fare shopping che conquista sempre più consumatori, complici anche le martellanti pubblicità sui media. È chiaro che il protrarsi di questa situazione di incertezza ed emergenza, unita alla mancanza di una chiara regolamentazione del mercato che argini i vantaggi dei player internazionali, sta fortemente penalizzando il commercio di vicinato mettendo a rischio migliaia di piccole e medie imprese con ripercussioni su quello che potrebbe essere il futuro delle nostre città.

La chiusura delle attività commerciali determina infatti una perdita generalizzata per l’economia locale con cambiamenti profondi nel tessuto sociale e, non da ultimo, la desertificazione dei centri urbani. Non si tratta di scenari apocalittici, ma del triste destino verso cui ci stiamo dirigendo se non fronteggiamo adeguatamente, e con tutti gli strumenti a disposizione, la situazione”.



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