Il boss della camorra Raffaele Cutolo, dopo una lunga malattia, è morto nel reparto sanitario del carcere di Parma. Il fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata aveva 79 anni ed era il carcerato al 41bis più anziano.

Cutolo è morto alle 20.21 all’ospedale Maggiore di Parma. Nell’ultimo periodo era stato più volte trasferito dal carcere al reparto ospedaliero. Nel respingere l’ultima istanza di differimento della pena, fatta dalla difesa del boss per le condizioni di salute, il tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva sottolineato, a giugno 2020, come le sue condizioni fossero compatibili con la detenzione. Ma soprattutto come, nonostante l’età, Cutolo fosse ancora un simbolo. “Si puo’ ritenere che la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma”, scrivevano i giudici. E subito proseguivano: “Nonostante l’età e la perdurante detenzione rappresenta un ‘simbolo’ per tutti quei gruppi criminali” che continuano a richiamarsi al suo nome.


Raffaele Cutolo: il boss dei boss fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata. Per comprendere chi sia stato Cutolo e descriverne le gesta criminali non basterebbe un’enciclopedia. Nato a Ottaviano il 4 novembre del 1941 (i documenti riportano il 10 dicembre per un errore di trascrizione all’anagrafe, un particolare usato più volte dai suoi difensori in sede processuale) Raffaele Cutolo si sposò da piccolo con la logica spietata della malavita organizzata.

Il boss dei bossLa carriera criminale di Raffaele Cutolo che prese spessore nel 1963 in seguito all’omicidio di un giovane di Ottaviano che aveva osato rivolgere epiteti volgari in strada alla sorella del boss, Rosetta, mentre aiutava il fratello a spingere l’auto rimasta senza benzina sul viale principale del paese. Quell’assassinio fu commesso con le mani, senza uso di armi.

Cutolo si consegnò ai carabinieri, fu processato e condannato all’ergastolo (pena poi ridotta a 24 anni di reclusione). A Poggioreale Cutolo sfidò a duello Antonio Spavone, capo storico della camorra, che non si presentò all’appuntamento: un fatto questo che fece accrescere enormemente la fama del ras di Ottaviano tra i detenuti. Scarcerato per decorrenza dei termini nel 1970 e riarrestato dopo una breve latitanza nel 1971 Cutolo gettò dal carcere di Poggioreale le fondamenta dell’organizzazione malavitosa che sarebbe passata alla storia come Nuova Camorra Organizzata.


All’interno di questo mega sistema criminale i picciotti, il camorrista, lo sgarrista, il capozona e il santista (Pasquale Barra ricoprì questo ruolo apicale all’interno della NCO insieme all’imprenditore Vincenzo Casillo, a Davide Sorrentino, Antonio Cuomo e Giuseppe Puca).

La NCO si ispirò ad un’ideologia pseudo meridionalistica attingendo alla propaganda delle organizzazioni terroristiche. Cutolo da latitante girò tra la gente dei paesi vesuviani (e non solo), baciando bambini e regalando denaro alle famiglie bisognose. “Mio fratello non è un camorrista come dite voi – rispose ai giudici la sorella Rosetta – chiede solo ai commercianti e agli imprenditori di ricordarsi degli amici detenuti e delle persone che ‘non hanno’ dei rispettivi paesi. Un benefattore, un uomo sfortunato che sta pagando con il carcere i suoi errori”.

Biagi chiese a Raffaele Cutolo, in una celebre intervista, se si sentisse un po’ Robin Hood e il boss rispose: “Eh sì, bravo, diciamo così, una specie di Robin Hood”.

Rosetta CutoloConfidente, consigliera e manager della NCO, la sorella di Cutolo, Rosetta seppe tener testa ai più agguerriti clan della Nuova Famiglia nella guerra che vide per anni contrapposte le due fazioni. Una mattanza senza precedenti combattuta tra la NCO e boss del calibro di Pasquale Galasso, Carmine Alfieri, Lorenzo Nuvoletta, Mario Fabbrocino, Luigi Giuliano (solo per citarne alcuni).

Raffaele Cutolo venne indicato come il mediatore tra Stato e Brigate Rosse per la liberazione dell’assessore regionale ai lavori pubblici Ciro Cirillo, sequestrato dai terroristi nel garage della sua villa a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 (nel rapimento persero la vita Luigi Carbone, maresciallo di polizia e l’autista Mario Cancello mentre il segretario di Cirillo, Ciro Fiorillo, fu gambizzato). Si parlò di intervento dei servizi segreti, di pressioni politiche rilevanti e di una certa perplessità dello stesso Cutolo che non comprese una così forte attenzione per salvare la vita di un “semplice assessore regionale” quando poco prima non ci si era mobilitati con altrettanta energia per la liberazione dell’onorevole Aldo Moro, segretario della Democrazia Cristiana ucciso dalla Br nel 1978 (il corpo di Moro fu ritrovato nel bagagliaio di un’auto il 9 maggio in via Caetani a Roma).


roberto Cutolo
Roberto Cutolo con i padre

Mai pentito, colpito negli affetti duramente (il figlio Roberto fu ucciso il 19 dicembre del 1990 dalla Nuova Famiglia ad Abbiate Guazzone, mandante il boss Mario Fabbrocino condannato per quel delitto all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano), recluso in regime di massima sicurezza da decenni e super controllato, Cutolo materializza ancora oggi l’ideale del camorrista perfetto, ovvero consapevole della capacità offensiva del potere punitivo e capace con il proprio carisma di forgiare un vero e proprio esercito di affiliati.

In  molti si sono chiesti e si chiedono che fine abbiano fatto i professionisti, i politici, i pubblici funzionari che pur non essendo mai incappati nelle maglie della giustizia devono tutto a Raffaele Cutolo. Una domanda inquietante a cui forse solo la memoria vivente di don Raffaele potrebbe dare risposta. Raffaele Cutolo: un genio del crimine che ha saputo tirare dalla sua parte diseredati ed emarginati di una società civile sempre troppo distante dalle ambasce esistenziali della povera gente.

Pasquale barraBraccio destro di Raffaele Cutolo fu Pasquale Barra, ‘o animale, il camorrista che accusò Enzo Tortora. Parliamo di un criminale con all’attivo 67 omicidi di cui molti compiuti nelle diverse carceri italiane dove ha spesso soggiornato dal 1970. Tra i delitti più eclatanti commessi da ‘o animale quello di Francis Turatello, boss di Cosa Nostra operante nel milanese, trucidato nel carcere Badu ‘e Carros di Nuoro il 17 agosto del 1981 con 40 coltellate che gli dilatarono il ventre consentendo a Barra di prendere a morsi le viscere con l’aiuto di un altro detenuto, Vincenzo Andraous.

Cosa Nostra non gradì l’omicidio di Turatello e Cutolo per salvare la faccia accusò Barra di aver agito senza suo ordine. Un particolare questo che indusse “‘o animale” a collaborare con lo Stato.


Tra i nomi dei killer, pusher, fiancheggiatori e presta nome, Pasquale Barra fece quello di un insospettabile professionista della tv amato da milioni di italiani: Enzo Tortora. Per la precisione il 19 aprile del 1983 Pasquale Barra nel corso di un interrogatorio da collaboratore di giustizia accusò Enzo Tortora di essere un affiliato alla NCO e nello specifico responsabile del traffico di stupefacenti.

enzo tortoraUna tragedia umana quella di Tortora, che poi risultò completamente innocente ed estraneo a qualsiasi organizzazione malavitosa. Le accuse contro di lui si rivelarono infatti infondate e lo stesso Barra si rifiutò di confermare l’affiliazione di Tortora alla NCO sia in primo grado sia in appello. Barra continuò sino all’ultimo respiro a definirsi camorrista accusando l’ex capo Cutolo di aver tradito il significato stesso del termine e quindi un preciso ideale.

Deceduto nel 2015 a 73 anni nel carcere di Ferrara per un arresto cardiaco Pasquale Barra rappresenta ancora oggi l’icona del potere violento di Raffaele Cutolo. “Pasquale – disse don Raffaele a Enzo Biagi durante la famosa intervista in aula nel corso di un processo – è amico mio da sempre, un ragazzo sfortunato, molto sfortunato. Una brava persona: ma chi lo cerca lo trova, state certo”.


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