“La nuova moda è ‘terrorizzare con la variante’. Vorrei farvi notare che varianti virali emergono continuamente e, fino a prova contraria, non rappresentano un pericolo”. Chi scrive queste parole é proprio Roberto Burioni, scienziato, professore universitario, nonché personaggio pubblico molto presente nell’ultimo anno nella trasmissione di Rai 3 Che tempo che fa.


Burioni pochissimi giorni fa ha ammonito sulle “varianti Covid” dal suo profilo facebook Medical Facts. Il prof. ha scritto che “in particolare non c’è nessun elemento che ci faccia pensare che quelle già individuate (varianti) sfuggano all’azione dei vaccini più potenti, anzi dati preliminari sembrano suggerire il contrario, anche se poi naturalmente – dice – dovremo vedere cosa succede in concreto”. Il medico scrive: “in concreto in Israele la variante ‘inglese’ è contrastata impeccabilmente dal vaccino”.

Dobbiamo riportare a questo punto cosa hanno detto riguardo le varianti sia Giorgio Palù, presidente AIFA, che Nadhim Zahawi, sottosegretario britannico allo Sviluppo dei vaccini.


Cosa ha detto Zahawi sulle vaianti

Il sottosegretario britannico, parlando a Sky News i primi giorni di febbraio, ha detto che “attualmente ci sono circa 4.000 varianti nel mondo di Covid. Poi che in Gran Bretagna hanno la più grande industria di sequenziamento del genoma: “abbiamo circa il 50 per cento dell’industria mondiale di sequenziamento del genoma e stiamo mantenendo una raccolta di tutte le varianti in modo da essere pronti a essere in grado di rispondere – sia in autunno che oltre – a qualsiasi sfida il virus possa presentare e produrre il prossimo vaccino in modo da poter sempre proteggere il Regno Unito e ovviamente anche il resto del mondo”.

Nadhim Zahawi, come riporta The Sun, ha anche ricordato l’improbabilità che gli attuali vaccini non funzionino contro queste nuove mutazioni, inoltre che “tutti i produttori stanno cercando di migliorare il loro vaccino per assicurarsi che siamo pronti per qualsiasi variante”.


Cosa ha detto Giorgio Palù sulle varianti

Palù, durante un’intervista al quotidiano La Stampa di fine dicembre aveva tranquillamente confermato che che le notizie relative alla variante inglese riguardavano “un eccesso di prudenza, figlio di una visione allarmistica della pandemia“.

Il prof. di microbiologia, già presidente della Società Europea di Virologia, anche in un’altra intervista al Corriere della Sera di pochissimi giorni fa ha ribadito, parlando delle varianti che “il virus ha tutto l’interesse a farci sempre meno danni”, infatti “il suo scopo è diventare endemico, restare con l’uomo per sempre, visto che ormai la specie umana è diventata il suo serbatoio naturale”.

Palù esprime anche un concetto che ripete molto spesso, e cioé che noi siamo “ospiti prediletti” del virus, ma anche che “lui è un parassita delle nostre cellule, non ha vita autonoma, non vuole eliminarci perché in questo modo si estinguerebbe”. Il presidente Aifa ha affermato anche che “sarà importante studiare tutti i suoi geni per capire fino a che punto si adatterà e quanto tempo impiegherà a smettere di farci paura”.

Il virologo italiano dice anche che per uscire “dal raggio” della “minaccia” del virus bisogna tenerlo “a bada nei prossimi 2-3 mesi”, anche perché “le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano”.

Palù invita ad aver fiducia, ma allo stesso tempo a non distrarsi, soprattutto perché “siamo in una fase discendente della curva epidemica”. Ma, ricorda che “fino a che l’abbassamento dell’Rt non sarà significativo, tutti noi siamo chiamati a rispettare le misure di protezione individuale ed evitare gli assembramenti”.


Poi descrive, sempre al Corriere della sera, la variante inglese, brasiliana e sudafricana, introducendo anche il discorso sulla protezione dei vaccini:

“La variante inglese, scoperta a settembre 2020 nel Kent, ha una serie di mutazioni nella proteina Spike, che il virus utilizza per attaccare le cellule. E’ più contagioso del 20-40% rispetto al ceppo cinese, ma non più letale. I vaccini hanno come bersaglio la Spike ma tutti gli immunizzati in Gran Bretagna non si sono reinfettati quindi la risposta è sì, funzionano. Per quanto riguarda quelli di Pfizer e Moderna, la loro efficacia anti-variante inglese è stata provata da studi già noti alla comunità scientifica».

Sulle varianti brasiliana e sudafricana:

“Sono molto simili, presentano altre mutazioni sulla proteina Spike. Contro di loro i vaccini perdono un po’ di efficacia, in particolare quello di AstraZeneca. Però anche il preparato dell’azienda anglo svedese protegge dalle forme più gravi della malattia e dagli eventi mortali. Tanto che il governo sudafricano, che aveva bloccato la campagna di profilassi con questo vaccino, sta tornando indietro”.

Andrea Ippolito




 

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