Un’altra vittoria per le cure tempestive contro il Covid-19, infatti dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato che sospendeva la nota AIFA del 22 luglio, i medici (e gli avvocati che li hanno seguiti) festeggiano l’accoglimento del loro ultimo ricorso. Il TAR LAZIO ha infatti accolto l’istanza cautelare promossa dai medici del Comitato cura domiciliare Covid-19.

Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo i nomi dei medici ricorrenti: Fabrizio Salvucci, Giuseppe Giorgio Stramezzi, Riccardo Szumsky e Luca Poretti. I dottori, rappresentati e difesi dagli avvocati Erich Grimaldi, anche presidente del “Comitato per il diritto alla cura tempestiva domiciliare nell’epidemia di Covid-19″ e Valentina Piraino, si sono opposti ad una delle note AIFA.



I medici hanno chiesto l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, della nota AIFA del 9 dicembre 2020 recante “principi di gestione dei casi covid19 nel setting domiciliare”, – come scrive il TAR LAZIO – “nella parte in cui nei primi giorni di malattia da Sars-covid, prevede unicamente una ‘vigilante attesa’ e somministrazione di fans e paracetamolo, e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da covid”.

Per il TAR “il ricorso appare fondato, in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”.


Ora i medici chiederanno la revisione delle linee guida ministeriali.

“La persistente incertezza circa l’efficacia terapeutica dell’idrossiclorochina, dichiarata da Aifa per giustificare il proseguimento della sua valutazione in studi clinici randomizzati – non è motivo legale sufficiente per giustificare l’irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio nazionale”, questo scriveva già il Consiglio di Stato nell’ordinanza 7097/2020. Era l’epilogo del ricorso di oltre 100 medici di base e specialisti contro la decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) e il Ministero della Salute di sospendere la somministrazione dell’idrossiclorochina per il trattamento del Covid-19 al di fuori di studi clinici (sospensione 26 maggio 2020; sospensione 29 maggio 2020).

TAR LAZIO terapia domiciliare covid 19
Il messaggio della portavoce del Comitato cura domiciliare Covid-19

Il Ministero della Salute, nella sua Circolare di fine novembre 2020, recante la “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” prevedeva proprio l’indicazione di gestione clinica criticata dai medici che hanno poi vinto il ricorso, e cioé anche la “VIGILE ATTESA”. Mentre l’AIFA nel suo documento descriveva le “raccomandazioni generali sulla gestione a domicilio dei casi di Covid-19” e le “linee di indirizzo sulle principali categorie di farmaci da utilizzare”, sempre nella gestione a domicilio dei casi di Covid-19.


L’avv. Grimaldi dalla sua pagina scrive che aveva promesso che avrebbe “garantito il diritto alle cure domiciliari precoci a tutti gli italiani SENZA TACHIPIRINA E VIGILE ATTESA”, aggiunge quindi la notizia sulla sospensione, oltreché pretenderanno ora un “protocollo univoco di cura domiciliare precoce in tutta Italia”.

Il cardiologo Fabrizio Salvucci invece spiega che “nessuno odia la tachipirina”, ma che “quella è l’indicazione del protocollo AIFA che invita i medici di famiglia a tenere un atteggiamento cauto e attendista di fronte ai primi sintomi simil-COVID”. Il medico sottolinea che questo atteggiamento “non ha alcun razionale scientifico“, anzi che é stata “segnalata da molti medici l’efficacia sperimentata da marzo 2020 di un atteggiamento precoce aggressivo sui sintomi”. Salvucci aggiunge anche che “AIFA attendeva uno studio multicentrico randomizzato (trial) per cambiare le indicazioni”, ma che questa cosa era molto difficile “in tempi di tsunami pandemico”. Il cardiologo illustra ai suoi follower che grazie all’ordinanza appena prodotta dal TAR Lazio “l’esperienza di grandi medici molto preparati, molto intuitivi (ars medica), molto sul pezzo e poco cattedratici viene messa sul piano dei trial SOLO per questa eccezionalità”.


Nel frattempo all’interno del nuovo protocollo medico licenziato dal Cts della Regione Piemonte, come riportato dalla NuovaBQ, rientrano l’obbligo del medico di visitare il paziente positivo e le cure tempestive per evitare il ricovero in ospedale, tanto é vero che Claudio Sasso, coordinatore area medicina territoriale del Dirmei, il Dipartimento interaziendale per le malattie infettive direttamente collegato all’assessorato alla Sanita piemontese spiega in un intervista (sempre alla NuovaBQ) che la vigile attesa non viene considerata “proprio come una buona pratica”, anzi che “il protocollo è incentrato sull’intervento immediato, tempestivo, sia diagnostico che terapeutico”.

Andrea Ippolito

FOTO COPERTINA raccolta dal Time sul servizio del 26 marzo riguardante le cure a domicilio contro il Covid del dott. oncologo Luigi Cavanna (Piacenza)



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