“Nell’anno 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra”. Lo scrive l’ISTAT nel suo quinto rapporto sull’impatto dell’epidemia Covid sulla mortalità totale.

Il Rapporto é prodotto insieme all’ISSIstituto Superiore di Sanità e presenta oltre 100.000 decessi in più rispetto all’anno precedente (2019), oltreché al quinquennio 2015-2019 (il 15,6% di eccesso).

Più precisamente sono 746.146 decessi totali nell’anno 2020, rispetto ai 645.620 per la media del quinquennio 2015-2019), mentre invece nel 2019 furono 634.000 (come già riportammo a novembre). L’Istituto nazionale di statistica aggiorna dunque infine 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019.

Viene aggiunto inoltre che nel Rapporto nei mesi di gennaio e febbraio 2020 si sono avuti 7.600 decessi in meno rispetto allo stesso periodo (bimestre) 2015-2019. Va detto anche che i primi decessi di persone positive al Covid19 “risalgono all’ultima settimana di febbraio”. L’eccesso di mortalità verificatosi tra marzo e dicembre 2020 dunque si assesta su 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso).


Per quello che concerne invece le “classi di età“, sempre considerando i decessi dell’anno 2020 (rispetto alla media degli anni 2015-2019), osserviamo l’incremento delle morti della popolazione con 80 anni:

  • sono decedute infatti 486.255 persone di 80 anni e oltre (76.708 in più rispetto al quinquennio precedente).

Mentre invece per quanto riguarda la classe di età 65-79:

  • si riscontra un incremento, “rispetto al dato medio degli anni 2015-2019”, di oltre 20 mila decessi (per un totale di 184.708 morti nel 2020).

Nella tabella dei decessi Covid per ogni 100 decessi totali risulta che “il contributo dei decessi Covid-19 alla mortalità per il complesso delle cause” a livello nazionale è stato (dall’inizio dell’epidemia e fino al 31 dicembre 2020) pari al 10%. La differenza tra le varie ripartizioni geografiche sono: il 14% al Nord, il 7% del Centro ed il 5% del Mezzogiorno.

Tabella 8. Decessi Covid-19 per cento decessi totali per mese e ripartizione geografica. Anno 2020
Tabella 8. Decessi Covid-19 per cento decessi totali per mese e ripartizione geografica. Anno 2020

Ma va detto però che i decessi che l’ISTAT riporta come aggiuntivi rispetto all’anno 2019 ed al quinquennio 2015-2019 non sono tutti morti PER o CON Covid, infatti una delle problematiche principali é stata proprio l’improvvisa impennata dei casi gravi da gestire, anche nelle terapie intensive e sub-intensive, all’interno degli ospedali, oltre a tutti quei casi di persone che per paura del “contagio” oppure a causa del rinvio delle prestazioni diagnostiche si sono visti alla fine aggravare la loro situazione.


Prendiamo ad esempio la Fondazione Veronesi, la quale a settembre 2020 avvisava che “con l’arrivo del Covid-19 gli screening oncologici” non venivano più considerati “procedure d’urgenza”, inoltre che a partire dall’8 marzo, gli appuntamenti cominciavano a saltare e questo avveniva “prima nelle Regioni del Nord e poi nel resto d’Italia.

Ma i decessi legati in maniera diretta o indiretta della pandemia provocata dal virus Sars-CoV-2 – scrivono alla Fondazione Veronesi – sono in realtà molti di più. C’è una quota di persone decedute a causa delle complicanze dell’infezione e mai intercettate. E una parte di vittime ‘indirette’, colpite da (o già alle prese con) altre malattie e non messe nelle condizioni di curarsi durante l’emergenza sanitaria”.

Gli esperti dell’Osservatorio Nazionale Screening avevano riferito che si erano effettuati oltre 1.4 milioni di esami in meno (rispetto al periodo gennaio-maggio 2019), senza queste prestazioni “potrebbero essere ‘sfuggite’ – affermano gli esperti – oltre 2.000 diagnosi di tumore al seno, quasi 1.700 alla cervice uterina e poco più di 600 cancri del colon-retto”. Saverio Cinieri, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) affermava che “un ritardo di tre mesi” poteva “risultare ininfluente per l’esito delle terapie”, ma i ritardi poi si sono accumulati.


Come conferma anche Franca Fagioli, presidente della Fondazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica (Fieop), che all’Ansa poco di un mese fa ha fatto il quadro sugli effetti del Covid-19 nelle cure oncologiche pediatriche ed infatti, PURTROPPO, ha riferito che il tempo medio per la diagnosi nei bambini è di 30 giorni, ma che negli adolescenti è invece 130 giorni. Poi che il ritardo è stato accentuato durante la pandemia Covid e che nella prima ondata si sono avuti “un minor numero di diagnosi di sarcomi, i tumori tipici di questa età, ma il numero è aumentato nel secondo trimestre e sono arrivati” presso di loro con neoplasie in stadi avanzati.

Per quanto riguarda invece i decessi per infarto ed arresto cardiaco, pochi mesi fa era Ciro Indolfi presidente della Società Italiana di Cardiologia a lanciare l’allarme: “Stiamo registrando una riduzione degli accessi in pronto soccorso a causa dell’infarto del miocardio. Temiamo che i pazienti stiano rinunciando a richiedere i soccorsi per la paura del contagio”.

Tabella 7. Decessi ed eccesso di mortalità per classi di età, ondata epidemica e totale anno. Italia valori assoluti e percentuali
Tabella 7. Decessi ed eccesso di mortalità per classi di età, ondata epidemica e totale anno. Italia valori assoluti e percentuali

Dunque aver messo in uno stato di criticità così estrema il sistema sanitario nazionale ha poi portato a decessi che altrimenti non ci sarebbero stati. D’altronde questo lo ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei medici, Filippo Anelli, il quale all’Adkronos ha parlato di dato molto preoccupante: “secondo l’Istat, l’Italia nel 2020 ha avuto circa 30mila morti in più rispetto a quelli attribuiti a Covid e a quelli attesi per le altre patologie”. Anelli ha poi aggiunto che questo dato li preoccupa “perché può essere la conseguenza finale anche delle cosiddette malattie trascurate causa pandemia”.

Andrea Ippolito

La foto di copertina rappresenta uno dei murales realizzati nel sottopassaggio di via Canestrini a Trento



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