Eppure ero sicuro che sarei stato pronto a rilasciare la mia bella intervista in tv con il più classico dei commenti che abbiamo ascoltato in questi ultimi giorni: “Bene, benissimo, tutti cordiali e velocemente, in poco più di un quarto d’ora ho fatto il vaccino. Ah, dimenticavo, non ho sentito nulla!”

Peccato, non posso rilasciarla questa intervista. Qualcuno potrebbe osservare: “Non c’erano le telecamere?” Purtroppo No! Ecco, in effetti le telecamere non c’erano e per qualcuno meglio così.


No, non sono impazzito né tantomeno sto soffrendo degli effetti collaterali del vaccino, sto solo per raccontare la mia esperienza ieri a Torre del Greco, per sottopormi all’inoculazione del vaccino AstraZeneca per me come per tutti i docenti.

“Il solito giornalista polemico e cavilloso”, lo so, qualcuno dopo queste poche righe potrebbe smettere di leggere e passare a qualcosa di più interessante, Grandi Fratelli, Amici&Nemici, Isole popolate da sconosciuti, Pomeriggi cinque, sei, sette e otto, vite più o meno in diretta e tutti con interessantissimi casi più o meno umani.

Ma io insisto e comincio proprio dal principio. Dopo un bel po’ di giorni dalla prenotazione, ma può capitare, mi arriva la tanto attesa mail “dpi.covid19@regione.campania.it” Convocazione per la prima vaccinazione: “Il sig./sig.ra… è convocato/a presso il centro vaccinale PVP 57-1 EX ORFANOTROFIO DELLA SS TRINITA’ – TORRE DEL GRECO – LARGO ANNUNCIAZIONE, 1 80059 TORRE DEL GRECO il giorno 06/04/2021 alle ore 16:00 per la somministrazione della prima dose del vaccino… Si prega di rispettare l’orario di convocazione”.


Tutto chiaro e sintetico. Chiaro l’indirizzo, lo cerco sulle mappe di Google, e pur avendo un hub vaccinale a Pompei, a poca distanza da casa e un altro punto, il primo in zona, presso lo stadio Giraud di Torre Annunziata, sono contento di fare il vaccino e capisco che tutto sommato, come mi dice il motore di ricerca, diciassette minuti e sarò arrivato.

E qui scatta la prima perplessità. Impostato il navigatore, dopo 17 minuti sono a Torre del Greco… quel 17 qualcosa doveva farmelo prevedere! Ma ero troppo gasato per il vaccino e noto qualcosa solo dopo essere riuscito a trovare un parcheggio. Il “Largo” Annunciazione è in effetti “stretto” e le porte dell’ex Orfanotrofio della SS. Trinità sono sbarrate. Avrò sbagliato indirizzo? Non c’è nessuno in attesa. Ma un momento, eh sì, c’è un avviso sulle porte: “In fondo a sinistra sulla rampa etc etc…”

Ecco, il posto indicato non è quello dove farò il vaccino! “Non essere il solito giornalista polemico e cavilloso, è una questione di logistica”. E in effetti la piazzetta è stretta e non c’è spazio, e allora il Comune, di comune accordo con l’Asl, ha spostato il tutto alle spalle di Largo Annunciazione, dove c’è un parcheggio, un terrazzo, sì quello del freddo venticello corallino, e l’accesso alla registrazione, alla sala vaccini e ad una fin troppo angusta sala d’attesa, disattesa praticamente da tutti i convocati, una sessantina.


Ma allora perché scrivere nella convocazione Largo Annunciazione? Problemi per trovare il posto, problemi di parcheggio e poi due o trecento metri a piedi, rampa compresa, per arrivare al posto giusto, che in linea d’aria sarà a non più di qualche decina di metri, ma seguendo la strada… Non sarebbe stato meglio scrivere “Ex Orfanotrofio SS. Trinità, parcheggio comunale via Circumvallazione, 137”?

E solo una volta arrivato finalmente a destinazione, anche con 3 minuti di ritardo causa la “logistica”, che quella che mi cominciava a montare dentro, si manifestava. No, non era rabbia, assolutamente no. Sto parlando di indignazione.

Ricordate quello che era scritto nella mail? “Si prega di rispettare l’orario di convocazione”.  Purtroppo nella comunicazione la frase doveva essere troncata. Di certo mancava la seconda parte: “…a farvi perdere due ore di tempo, poi, ci pensiamo noi”.


E sì! Un folto gruppo di questuanti in attesa di essere vaccinati. “Lo vedi che ti piace essere polemico e cavilloso? Sono distanziati, stanno ad un metro almeno”. Il fatto e che tante persone tutte insieme in qualsiasi altro posto avrebbero fatto gridare all’assembramento, e soprattutto i “vaccinandi” sono prenotati con un orario ben definito proprio per non provocare queste situazioni. Ma ieri a Torre del Greco è certamente andato in scena non il diritto a ricevere il vaccino rispettando tempi, modi e distanziamento, ma la plebe in attesa con tanta pazienza. Ed in effetti tutto si spiegava appena si capiva il meccanismo adottato: una volta arrivati, avveniva la distribuzione del fatidico numeretto, così, in ordine di arrivo, senza chiedere le generalità, né tantomeno l’orario di convocazione ricevuto. E “bonanotte” al “si prega di rispettare l’orario di convocazione”.

Caspita, ero ad Ellis Island e stavo provando ad entrare negli Stati Uniti, visita medica e con un po’ di fortuna, vaccini e via verso il sogno di una vita migliore. Una lunga Via Crucis. Ore di attesa e quando dico ore vuol dire che dalla mia convocazione per le 16,00, ho ricevuto il vaccino alle 18,10 circa per lasciare l’ex orfanotrofio intorno alle 18,30. Wow, ce l’ho fatta!





Ora non so se sono stato particolarmente sfortunato io oppure ovunque è così. Magari ho beccato proprio il giorno sbagliato a Torre del Greco. Eppure pensavo di essere anche io in quella Italia che esce in tv e parla di pochi minuti, tutto distanziato e in sicurezza, e tanti complimenti a tutti. E invece a riportarmi con i piedi per terra uno dei sanitari che alla mia richiesta di capire come mai tanto ritardo mi rispondeva: “Ma voi dove vivete? Noi dovevamo cominciare alle due e invece abbiamo cominciato alle tre”.

Ah già, dimenticavo. Vivo in Italia, ma in quella Italia un po’ meno Italia, quella delle cose fatte così, diciamo a “vienetenne” come si usa dalle nostre parti, quella Italia a vienetenne che stiamo cercando di sconfiggere, di migliorare. Quell’Italia che tentiamo di denunciare, dando sempre più spazio alla nostra Italia, quella che non ha nulla da invidiare a quell’altra, quell’Alta Italia, che tutto sommato nell’ultimo anno ha dimostrato di non essere poi tanto più diversa da questa nostra “a vienetenne”.

Ah, dimenticavo, il vaccino? No, non ho sentito proprio niente!

Gennaro Cirillo



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