Prendete il Napoli degli scudetti, prendete Diego Armando Maradona. La grande soddisfazione di una squadra quasi mai vincente nella sua storia che riesce, con la guida di un grande campione, del più grande di tutti, a sbaragliare la concorrenza delle grandi società italiane, il Milan, l’Inter e soprattutto la Juventus. Ora però immaginate il Napoli di Maradona senza il Milan, l’Inter e la Juventus. Gli scudetti sarebbero stati di più, senza dubbio, ma la gioia sarebbe stata la stessa? L’emozione dei tifosi e dei giocatori di riuscire a vincere battendo le grandi potenze sarebbe stata la stessa senza quelle grandi potenze? E se quelle potenze invece avessero deciso di crearsi il loro circolo chiuso, insieme alle altre potenze europee, per riuscire a essere ancora più economicamente superiori a tutte e annientare tutto quello che non fa parte del loro circolo? È possibile che Maradona a Napoli non lo avremmo nemmeno mai visto.


La scorsa notte dodici club europei hanno comunicato la nascita della Superlega, una nuova competizione calcistica infrasettimanale nella quale parteciperanno i suddetti club, che a breve dovrebbero diventare quindici. A capo di questa nuova manifestazione ci saranno gli stessi club fondatori: Juventus, Milan, Inter, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester City, Manchester United, Liverpool, Chelsea, Arsenal e Tottenham.

La Superlega ha già il suo finanziatore, la JP Morgan. La banca più grande del mondo (oltre 420 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato) ha assicurato nelle casse delle società fondatrici 3.5 miliardi di euro come premio di benvenuto, quindi 300 milioni di euro ciascuna. Appare chiaro che la fondazione di questo torneo sia esclusivamente di carattere economico, e non la “competizione dalla grande importanza sportiva” sbandierata nel comunicato della nascita della Superlega.



Durissima è arrivata la reazione della UEFA. Il maggiore organo calcistico europeo, in comunione con Lega di Serie A, Premier League e Liga (le tre federazioni di appartenenza delle squadre fondatrici), ha annunciato che se si concretizzerà la partenza di questa manifestazione, i fondatori saranno estromessi dai campionati nazionali, dalla Champions League e dall’Europa League e i calciatori tesserati dai club interessati non potranno vestire la maglia della loro nazionale, saltando quindi Europei e Mondiali. La presa di posizione della UEFA era inevitabile, visto il contraccolpo che porterebbe questo terremoto. L’appeal e di conseguenza gli introiti (televisivi e non) della Champions League colerebbero a picco nel caso di un torneo nel quale le più prestigiose compagini d’Europa disputassero un altro torneo nel quale in ogni giornata ci sarebbero tanti big match assoluti.

Inoltre la UEFA fa sapere che il prossimo venerdì metterà in piedi un comitato esecutivo straordinario per decidere il destino di Real Madrid, Manchester City, Chelsea, Manchester United e Arsenal per le coppe europee ancora in corso. C’è infatti la possibilità che arrivi l’espulsione di questi club già dai tornei di questa stagione.



Non si è fatto attendere neanche il commento di Aleksander Ceferin. Il presidente della UEFA nella conferenza stampa di oggi ha attaccato Andrea Agnelli, presidente della Juventus e per ora ancora presidente dell’ECA, l’associazione di tutti i club europei. “Ne ho viste tante nella nostra vita, non ho mai visto persone del genere. Non parlerò molto di Agnelli, è una delle più grandi delusioni, anzi la più grande delusione. Non ho mai visto una persona che potesse mentire così di continuo, è veramente incredibile. Ho parlato con lui sabato pomeriggio, ha detto che si trattava solo di voci, che non c’era nulla sotto. Ha detto che mi avrebbe richiamato e poi ha spento il telefono. Ovviamente l’avidità è così forte che sconfigge tutti i giusti valori umani” queste le parole di Ceferin.

La competizione diventerebbe subito la più seguita al mondo. I tifosi non territorializzati e cosiddetti occasionali, vale a dire i mercati extraeuropei (la Cina, il Giappone, gli Stati Uniti su tutti), concentrerebbero tutta la loro attenzione sulla Superlega abbandonando completamente a loro stessi le coppe europee e i campionati. E quindi i guadagni andrebbero sempre soltanto alle squadre della Superlega. Il divario tra le ‘elette’ e tutte le altre aumenterebbe sempre più, portando le società medio-piccole ancor di più ad arrancare.


Oltre all’aspetto economico, dice addio a questo mondo anche il romanticismo che ha ancora una parvenza di presenza nel calcio moderno. Non potremmo mai più assistere alla cenerentola di turno che sovverte i pronostici e va a battere la grande squadra (il Napoli di Maradona che abbiamo detto prima, oppure la favola del Leicester in Inghilterra di qualche anno fa). Tramonterebbe la possibilità per una squadra minore di andare al Camp Nou, ad Anfield o a San Siro a vivere una notte indimenticabile. E non ci sarebbe nemmeno più la speranza di poter vedere un calciatore top in una squadra diversa dall’elite, poiché ogni giocatore sarebbe spinto a firmare per una delle quindici della Superlega, che copriranno ancora più di oro i fenomeni del presente e del futuro.

In buon sostanza siamo davvero vicini alla fine del gioco del calcio per come lo conosciamo e lo conoscevamo.

Salvatore Emmanuele Palumbo



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