A pochi giorni di distanza dalla seduta di Consiglio, teatro di un confronto serrato fra le forze politiche soprattutto sulla destinazione dell’ex cementificio di Via Focone, bene confiscato che sarà trasformato in isola ecologica, si riaccendono le polemiche. A innescare la miccia è il puntuale Consigliere di minoranza Piero Sabbarese che attraverso i propri canali, ha focalizzato, stavolta, la propria attenzione sul servizio di sosta nel tratto di ascensione che parte da quota 800 metri lungo la strada del Vesuvio.


Secondo quanto si apprende l’Amministrazione guidata da Ciro Buonajuto starebbe per esternalizzare il servizio di sosta e accesso regolamentato all’area. Un servizio che, a detta del Consigliere di Azione, negli ultimi anni ha fruttato dal punto di vista economico ingenti introiti nelle casse comunali, grazie alla gestione “in house”.

“Premetto che non sono contrario alle esternalizzazioni, anzi, sono molto favorevole quando i servizi non comportano alcun vantaggio per le casse comunali e spesso si trasformano in balene spiaggiate. In questi casi è d’obbligo affidare servizi a società esterne. Ma quando un servizio erogato direttamente dall’Ente, nonostante non venga impegnato per tutti i mesi dell’anno, comporta un vantaggio significativo non vi è nessuna motivazione per affidarlo a società e guadagnare un quarto di quello che già guadagniamo”: è l’invettiva lanciata dal Consigliere Sabbarese.


Una dura presa di posizione basata sulle cifre relative al gettito generato dal servizio che lo stesso Consigliere elenca in rassegna, anno per anno, nel suo lungo comunicato: “Nel 2017, l’anno dei drammatici roghi, il servizio al Vesuvio non solo parte tardi, mese di aprile, ma per questione di sicurezza viene sospeso. Un servizio che funziona solo per qualche mese e sapete il comune quanto ha incassato? 686.940,00 euro. E sapete quanto è costato il servizio per attivare il progetto lavoro? 80 mila euro che non sono stati manco spesi tutti.

Facendo una semplice sottrazione? Solo nel 2017, nonostante il disastro ambientale, il comune ha portato a casa circa 630 mila euro. Passiamo al 2018. Nel 2018 il servizio parte il giorno 20 Marzo e termina il 31 Dicembre. In questo periodo tenete presente che il servizio è stato sospeso quasi per due mesi e cioè: dal 07.10.2018 al 31.12.2018. Nonostante i due mesi di chiusura al 31. 12.2018 il comune di Ercolano aveva incassato la bellezza di 736.337,00 spendendo meno di 80 mila euro per attivare il progetto lavoro.


Facendo una piccola sottrazione parliamo di un incasso netto per il comune di 670 mila euro. Il 2019 il servizio parte tardissimo, cioè fine maggio e nonostante tutto incassa 630 mila euro a fronte della solita spesa per avviare il progetto lavoro. Parliamo di un incasso netto per l’ente di 560 mila euro.”

E infine l’attacco: “Esternalizzare questo servizio, significherebbe probabilmente lasciare la gestione dei servizi all’azienda aggiudicataria, di fatto chiudendo le porte ai nostri operatori turistici. Non parliamo poi del danno erariale in un momento dove le casse comunali sono vuote. Ecco se a queste condizioni qualcuno mi chiede se sono favorevole alle esternalizzazioni, rispondo non solo di non essere d’accordo ma di trovare alquanto preoccupante che una amministrazione svenda pezzi così importanti della città”.

Al momento bocche cucite sull’argomento da parte dei vertici dell’Amministrazione. Non si esclude tuttavia che nei prossimi giorni possano giungere delle repliche dal palazzo municipale di Corso Resina.

Danilo Roberto Cascone

 

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