Premature, così sono state definite le riaperture di questi giorni da Giovanni Sebastiani. “La mia previsione – ha dichiarato il matematico dell’Istituto per le Applicazioni del calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-lac) – è che nel giro di tre, cinque settimane saremo costretti a richiudere”.

Facendo riferimento alla situazione epidemiologica che sta vivendo il nostro Paese, Sebastiani ha spiegato come una riapertura anticipata come quella di una settimana fa potrebbe riportarci ad una nuova e più serrata chiusura.


A sostegno della sua convinzione non solo calcoli matematici, ma esempi chiari e lampanti come quello di Bolzano dove dopo la riapertura la diminuzione del numero dei contagi si è arrestata per poi risalire, così come anche i ricoveri in terapia intensiva.

“Più di tutto mi preoccupa la scuola”, ha affermato Sebastiani. “Si è dimostrato che, in seguito al ritorno degli studenti in presenza, l’Rt aumenta del 25% in 4 settimane, come ha ammesso anche l’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre, a differenza di quanto avveniva l’anno scorso, oggi la trasmissione del virus coinvolge anche i bambini di età inferiore a 10 anni”.

Secondo il matematico sarebbe stato opportuno posticipare la riapertura a fine maggio per poter contare anche sulla campagna vaccinale che tra stop and go, mancanza di dosi, polemiche e rinunce, non ha proceduto con la dovuta rapidità e le aspettative che tutti speravamo.


Secondo Sebastiani nonostante le somministrazioni permettano di arginare, in qualche modo, la malattia, non impediscono in alcun caso la circolazione del virus che, differentemente dal suo esordio, colpisce oggi molto di più i giovani.

“Portare avanti la campagna vaccinale in uno scenario come il nostro, caratterizzato da un’alta circolazione del virus, è molto rischioso – ha spiegato il matematico del Cnr – in primo luogo perché le persone fragili in attesa del vaccino, mi riferisco in particolare agli over70 mancanti, rischiano di essere colpite dal virus prima di essere vaccinate e dunque di morire e poi soprattutto c’è la possibilità che si sviluppino nuove varianti del virus potenzialmente resistenti al vaccino. Da uno studio israeliano sembra che contro la variante indiana il vaccino di Pfizer BioNTech abbia una risposta ridotta degli anticorpi”.


Torna indietro con la memoria a pochi mesi fa Sebastiani ricordando quando verso la fine di gennaio si preferì riaprire, a cominciare proprio dalle scuole, invece di far slittare di qualche settimana le restrizioni del periodo natalizio che avrebbero fatto scendere ancora la percentuale dei positivi e rallentare il contagio. Ben presto la situazione sfuggì di mano e l’Italia si ritrovò in una confusione di colori, provvedimenti, costrizioni e chiusure.

In un momento particolarmente delicato, caratterizzato dalla comparsa e diffusione di sempre nuove varianti di fronte alle quali gli scienziati non sono in grado di confermare o meno la capacità dei vaccini di contrastarle, l’unica speranza risiede nella coscienza civica di tutti.


Per “limitare i danni”, occorre puntare “sui comportamenti individuali, esortando le persone a rispettare le regole”: distanziamento, uso della mascherina, rispetto dei protocolli, degli orari e di tutte le misure atte a prevenire il contagio perché la nostra vita non è, e, probabilmente non lo sarà ancora a lungo, quella di prima.

La zona gialla non deve diventare un “tana libera tutti” né dare la sensazione che ci si sia gettati alle spalle virus e contagio. La ripartenza potrà essere tale solo se verrà tenuta alta l’attenzione.

Sebastiani è, infine, intervenuto anche riguardo la convinzione che nei luoghi all’aperto il virus non circoli e non si diffonda come invece accade al chiuso. “Basta guardare quello che sta succedendo in India – ha precisato il matematico – per rendersi conto che non è così, che se non si rispettano determinate condizioni il virus colpisce anche all’aria aperta”.


Per questo motivo, almeno, in questa prima fase, il matematico nonostante la zona gialla, non si recherà al ristorante.

“Quando ci andrò, sarà con una persona sola, al massimo due – ha affermato – sceglierò un giorno infrasettimanale, e un posto in cui potrò rispettare la distanza necessaria dai miei commensali e dagli altri avventori, 2 metri. Inoltre, toglierò la mascherina solo quando mangio o bevo. Comprendo pienamente le esigenze dei ristoratori, con i quali sono solidale e che con altri hanno patito le conseguenze anche economiche dell’epidemia, ma si può sempre scegliere di ordinare il pranzo o la cena al ristorante e poi mangiarle all’aperto, come i picnic degli anni ‘60-‘70 e sempre nel rispetto delle regole anti Covid”.

Bianca Di Massa



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