C’è un nuovo collaboratore di giustizia nel clan D’Alessandro: si tratta di Catello Rapicano, fratello di Pasquale (alias Lino o’capone) già a sua volta pentito. Trema dunque la cupola scanzanese, già colpita da diverse operazioni delle forze dell’ordine: l’ultima, messa a segno appena poche settimane fa, ha portato all’arresto di 16 persone tra capi e gregari. Ed un ruolo determinante lo hanno avuto proprio le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Catello Rapicano, 46 anni e fratello maggiore di Lino, ha deciso dunque di vuotare il sacco. E le sue prime dichiarazioni hanno già sortito risultati importanti per gli inquirenti, che intendono assestare un altro duro colpo alla camorra stabiese.



Negli ultimi giorni, infatti, le forze dell’ordine hanno effettuato vari controlli e perquisizioni a casa di diversi pregiudicati residenti a Castellammare e Gragnano, ritenuti vicini ai D’Alessandro. Si tratta di pregiudicati che farebbero affari con il clan di Scanzano, con particolare riferimento al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alle scommesse sportive. Ma i magistrati dell’Antimafia puntano a fare chiarezza anche su diversi omicidi eccellenti, eseguiti a Castellammare negli ultimi anni. Su tutti, quello dell’ex pentito Antonio Fontana (alias o’fasano) trucidato la sera dell’8 luglio 2017 ad Agerola, mentre si trovava all’esterno di una pizzeria.



Che o’fasano fosse nella lista nera del boss fu Salvatore Belviso (altro pentito, condannato per l’omicidio del consigliere comunale del Pd, Gino Tommasino) a rivelarlo con le sue dichiarazioni, Fontana aveva messo nei guai molti dei D’Alessandro e i suoi racconti ai magistrati avevano fatto scattare più arresti. L’uomo aveva fatto parte del clan dei falsi pentiti e poi aveva aderito alla cosca Scarpa-Omobono che aveva tentato di togliere ai D’Alessandro lo scettro di clan egemone a Castellammare. Troppi atti contro la cosca che comanda in città, atti che neanche i decenni che passano avrebbero potuto cancellare.

Per gli inquirenti Catello Rapicano può svelare molti segreti della cosca del rione Scanzano, in quanto è ritenuto un anello di congiunzione tra i vecchi capi della cosca e le nuove leve, che con il trascorrere degli anni avrebbero scalato le gerarchie criminali del clan. Oltre agli omicidi di Fontana e Tommasino, gli inquirenti puntano a fare chiarezza anche sul delitto di Sebastiano Corrado, il consigliere comunale del Pds ucciso nel 1992. Sulla vicenda la Dda di Napoli ha riaperto le indagini.



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