Non siamo ancora usciti dal tunnel della pandemia da Sars-Cov-2, che una nuova minaccia sembra prospettarsi all’orizzonte.

Dopo le diverse segnalazioni pervenute nell’ultimo anno in Russia per casi di influenza aviaria, cresce l’apprensione per un nuovo virus isolato in Cina e denominato con la sigla H10N3 che per la prima volta è stato trasmesso da un animale ad un essere umano. L’episodio risale al 28 aprile scorso, quando un 41enne è giunto in ospedale con sintomi influenzali. Dopo gli accertamenti del caso le autorità sanitarie hanno potuto rilevare l’infezione innescata da un ceppo che finora non era ancora circolato. L’uomo infettato, che risiede nella zona orientale della città di Zhenjiang, nella provincia di Jiangsu, è continuamente monitorato e potrebbe essere dimesso presto.


“Questo caso è una trasmissione incrociata occasionale da pollame a uomo e il rischio di una diffusione su larga scala è estremamente basso», ha cercato di tranquillizzare National Health Commission, di Pechino ( NHc). Secondo quanto affermato dalla stessa commissione non è ancora chiaro come si sia trasmessa l’infezione, ma l’H10N3 sembra essere a bassa patogenicità e pertanto “il rischio di una diffusione su larga scala è estremamente basso”.

Anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, arriva la rassicurazione degli esperti secondo i quali “in questo momento, non vi è alcuna indicazione di trasmissione da uomo e uomo. Finché i virus dell’influenza aviaria circolano nel pollame – ha dichiarato l’OMS – l’infezione sporadica dell’aviaria nell’uomo non è sorprendente, il che è solo un piccolo promemoria che la minaccia di una pandemia influenzale è persistente”.

In Cina circolano da anni molti ceppi di aviaria e può verificarsi qualche caso sporadico di contagio tra coloro che lavorano con il pollame, ma questo nuovo ceppo non “è un virus molto comune”, ha sottolineato Filip Claes, coordinatore del laboratorio regionale del Centro di emergenza per le malattie animali transfrontaliere dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura presso l’Ufficio regionale per l’Asia e il Pacifico.


Tuttavia, da sempre i virus aviari riconducibili non solo ad uccelli selvatici, ma anche d’allevamento, sono considerati molto pericolosi e sono trattati con la massima attenzione, poiché possono rappresentare una nuova minaccia pandemica.

“Nessun allarme – hanno fatto sapere dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali – ma è necessaria una crescente attenzione”. Questi virus aviari “possono rappresentare una nuova potenziale minaccia pandemica e vanno dunque strettamente monitorati, anche se al momento la trasmissione da uomo a uomo, in grado di innescare una pandemia, è avvenuta solo in rari casi”, ha spiegato Massimo Andreoni, Past President della Simit. L’influenza aviaria, ha aggiunto ancora Andreoni “è sempre stata considerata quella a maggior rischio di poter sviluppare una pandemia ed i virus aviari sono tra i più temuti. In questi anni vari ceppi, come H5N1 e H7N9, hanno circolato formando dei focolai epidemici in cui però la trasmissione è sostanzialmente stata quella da animale a uomo”.

Dunque, fin quando la malattia si trasmette da animale a uomo “la situazione è controllabile, anche se va sottolineato che il tasso di letalità tra gli uomini per queste infezioni virali è anche arrivato al 50%, quindi ad un livello molto alto”. Cauto ottimismo, dunque, nelle parole dell’esperto che ha spiegato “se il passaggio resta da animale a uomo, ciò limita l’ulteriore diffondersi dell’epidemia”.


“I passaggi da uomo a uomo sono stati limitatissimi e sono documentati in pochissimi casi sporadici. Ciò permette di dire – ha aggiunto – che questi virus non hanno ancora acquisito l’ulteriore caratteristica della capacità di passaggio interumano, pur avendo fatto il salto di specie dall’uccello all’uomo”.

Resta doveroso però non abbassare la guardia, non bisogna sottovalutarli, poiché “si tratta di virus pericolosi ed è cruciale mantenere il sistema di monitoraggio stretto sugli uccelli sia selvatici sia di allevamento, andando a testarne subito la presenza, contenerne la trasmissione e comprenderne le caratteristiche”, ha concluso l’esperto.

Bianca Di Massa



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