Creata senza troppe pretese nel 2013 da Jackson Palmer, la criptovaluta Dogecoin è stata per molto tempo la risposta irriverente al più famoso Bitcoin, che aveva iniziato ad attirare l’attenzione degli investitori. Infatti, nella prima parte della sua vita, non ha riscosso molto successo, se non nella comunità dei meme creators.

Tuttavia, un po’ per effetto trascinamento del settore e in misura maggiore per gli endorsement ricevuti a più riprese -celebre quello di Elon Musk– la piccola moneta virtuale ha iniziato a farsi spazio nel mondo crypto, fino a superare la capitalizzazione di 50 miliardi di dollari.

Quindi, senza timore di smentita, si può affermare che l’effetto pumping è stato favorito dalla folta comunità web, che ha creato, intorno a Dogecoin, un vero e proprio fan club.

Tuttavia, se una forte community, da un lato, può rappresentare un punto di forza, dall’altro fa emergere la caducità di questa tipologia di investimenti, sempre trattati con diffidenza dalla maggior parte degli istituzionali proprio per la mancanza di un asset tangibile contrapposto al valore di mercato; e ciò vale, a maggior ragione, anche per la moneta virtuale in questione, che non ha nemmeno sviluppato un progetto collegato al token. Proprio per questo, un risparmiatore dovrebbe quanto meno prendere in considerazione tali peculiarità, prima di intraprendere un eventuale percorso di investimento.

Consultando una guida su come comprare dogecoin, ad esempio, ci si renderà velocemente conto che un approccio operativo in modalità buy and hold è diametralmente opposto rispetto ad uno più speculativo. Di conseguenza, saranno differenti anche gli strumenti per l’implementazione della strategia.

Operatività di lungo periodo su Dogecoin

Per detenere direttamente la criptovaluta – nel caso in cui si ipotizzi che la sua capitalizzazione possa aumentare ancora in futuro – è necessario avere un orizzonte temporale molto lungo e la soluzione migliore per negoziare l’asset è servirsi di un exchange. In particolare, una volta effettuata la transazione, Dogecoin dovrà essere custodito in un wallet, che può essere fisico o virtuale.

Quest’ultima tipologia in molti casi è fornita direttamente dall’exchange, quindi sarà cura dell’investitore verificare l’affidabilità della società nel garantire la sicurezza delle transazioni e le funzionalità offerte a fronte dei costi richiesti.

Il deposito, infatti, solitamente prevede una fee e una commissione sul controvalore, per la conversione in asset digitale; per queste ragioni, nella scelta, è bene scegliere il servizio meno oneroso. Oltre a questo, però, bisogna valutare anche la modalità di pagamento: solitamente i bonifici sono gratuiti, mentre le carte o altri servizi di charging richiedono commissioni per ogni transazione.

Trading online su Dogecoin

Un’altra modalità operativa -più adatta agli investitori che, pur avendo un profilo di rischio elevato, preferiscono sfruttare le oscillazioni di prezzo di Dogecoin, piuttosto che mantenerlo in portafoglio- è il trading online sui CFD di criptovalute.

Vi sono alcuni broker, infatti, che permettono di negoziare tale tipologia di derivati replicanti la quotazione di un asset digitale, che presentano alcune caratteristiche molto interessanti: il conto trading, ad esempio, non ha di solito un costo di apertura o di mantenimento, senza contare che il cliente può sottoscrivere il servizio con piccoli capitali e avere accesso, gratuitamente, ad una piattaforma per gestire gli ordini e analizzare i grafici sul contratto per differenza di Dogecoin.

In aggiunta, tramite broker online, l’utente può sempre utilizzare questi strumenti in versione demo, usufruendone fino a quando non avrà reso propria una strategia profittevole sull’asset.

Tuttavia, ciò che più aiuta nell’implementazione di un’operatività molto speculativa è lo short selling: vendendo allo scoperto un CFD su Dogecoin il trader può infatti cercare di trarre un potenziale profitto anche dai trend al ribasso del sottostante.

Inoltre, è possibile utilizzare la leva finanziaria per aumentare la size dei propri trades e completare le compravendite su scansioni temporali più brevi: il cosiddetto day trading. Naturalmente, è bene precisare che il margine richiesto sulle criptovalute è abbastanza alto a causa della loro natura, di per sé estremamente volatile.



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