Il Garante privacy italiano specifica molto chiaramente i limiti che hanno non solo i presidenti di Regione, ma anche i presidenti delle Province autonome, nell’emanazione delle loro ordinanze.

L’Autorità parla anche dell’uso dei certificati vaccinali e dell’istruttoria aperta nei confronti del presidente della Regione Sicilia.


Dunque, in tre post della pagina Twitter ufficiale del GPDP – Garante per la Protezione dei Dati Personali, datati 9 luglio, apprendiamo quanto segue:

che l’ordinanza di un presidente regionale o provinciale “non rappresenta valida base giuridica per introdurre limitazioni a diritti e libertà individuali che implichino il trattamento di dati personali, che ricade nelle materie assoggettate a riserva di legge statale”;

che il Garante Privacy ha già invitato regioni e Province autonome a “soprassedere dall’adottare o dare attuazione a iniziative territoriali che prevedano l’uso dei certificati vaccinali, per finalità ulteriori e con modalità difformi rispetto a quelle previste dalla legge nazionale;


che, sempre il Garante ha aperto un’istruttoria in merito all’ordinanza del presidente della Regione Sicilia “sulla ricognizione del personale degli enti pubblici locali non vaccinato. L’Autorità ha richiesto informazioni utili alla Regione, che ha 7 giorni per rispondere”.

Negli ultimi giorni Masumeci, Regione Sicilia, ha firmato un’ordinanza, valida dal 9 luglio al 1 settembre 2021, all’interno della quale il governo regionale dà avvio alla “Campagna di vaccinazione di prossimità” e cioé la possibilità di ricevere il siero nei luoghi turistici, della movida o sul posto di lavoro, oltreché il potenziamento dei punti vaccinali comunali.


Nell’ordinanza il presidente della Regione Sicilia si parla anche di obbligo di tampone a chi arriva da Spagna e Portogallo, ma anche di censimento dei dipendenti ancora non vaccinati.

In pratica, leggiamo dal comunicato regionale: “le aziende sanitarie provinciali dovranno eseguire una ricognizione completa e aggiornata di tutti i dipendenti pubblici, del personale preposto ai servizi di pubblica utilità e ai servizi essenziali, degli autotrasportatori, del personale delle imprese della filiera agroalimentare e sanitaria, degli equipaggi dei mezzi di trasporto per censire chi non è ancora stato sottoposto a vaccinazione e invitarlo formalmente a provvedere. In caso di indisponibilità o di rifiuto, il datore di lavoro dovrà, nei modi e termini previsti dai contratti collettivi, riassegnare il dipendente ad altro ruolo, che non implichi il contatto diretto con l’utenza”.

Andrea Ippolito



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