Nessuno vuol saperne più di questo maledetto virus, di questa malattia e di queste varianti del cavolo che continuano a variare e ad insinuarsi tra un vaccino e l’altro.

Nessuno vuol pensare al coronavirus, al Covid, ora c’è l’estate, il mare, l’Italia ha vinto gli Europei e la folle gioia, a mio parere più folle che altro, ha visto una nazione intera nelle piazze e nelle strade a festeggiare e a sbandierare: il Covid? Chi, cos’è questo sconosciuto?


E’ vero, non ce la facciamo più. Tutta l’Europa, tutto il mondo non ce la fa più. La “normalità” dalla quale era obbligo fuggire, quella stessa “normalità” troppo spesso nominata con accezione negativa, oggi è la cosa più agognata, più ricercata e purtroppo non ancora raggiunta. Anzi, a stare dietro ai dati degli ultimi giorni, delle ultime settimane, sembra proprio allontanarsi nuovamente, sempre più.

Da quel 24 giugno, che fece registrare il minimo dato dell’andamento epidemico in Campania con un tasso di positività che scese ai limiti dell’uno per cento facendo segnare 1,17% con 77 nuovi positivi nelle 24 ore, si giunge ad oggi con dati nettamente in salita e cosa più preoccupante con un trend che mantiene la barra dritta all’aumento da almeno 10 giorni con una media di oltre il 2,5%. Oggi intanto il dato percentuale risultante dall’incrocio tra i tamponi analizzati e i positivi riscontrati e nuovamente sopra il 3% con 238 nuovi positivi.



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Carlo di Torrealta, il personaggio del chirurgo, interpretato tra gli altri, dal grande Totò nel film “Diabolicus” in una scena del film dice: “Questo se ne va… non vorrei essere uccello di cattivo augurio ma questo se ne va”. Quanto avremmo voluto dirlo a sto maledetto virus! Ma purtroppo non ci resta che ripeterlo, e parlando proprio del Covid, aggiungere: “…questo se ne va… in alto e ci sfugge dalle mani”.

Chissà se questa visione pessimistica è esagerata e malaugurante. Solo io so quanto mi piacerebbe trovare tanti commenti a questo articolo che, dati alla mano, mi diano torto. Quanto mi piacerebbe sbagliare quest’analisi, ma i numeri rilasciati dall’Unità di Crisi regionale, al momento, e purtroppo, sembrano darmi ragione. Forse ci stiamo sentendo fuori dal tunnel con un pizzico di anticipo.


La verità è che il coronavirus non fa più paura. Il messaggio passato è che con la variante non si muore e con almeno una dose di vaccino poi, non si rischia nemmeno. E’ vero, i dati dei decessi sembrano più bassi e i reparti Covid negli ospedali sono ormai semivuoti, ma i comportamenti, a dir poco spensierati, rasentano l’incoscienza perché il virus è ancora in giro e la guerra, a quanto pare, non è ancora vinta.

E tutto questo senza proprio citare i tanti per i quali il Covid non c’è mai stato. Ma questo è tutt’altro discorso.

Comunque la voglia è tanta, quella di dimenticare mascherine, restrizioni e distanziamento. C’è voglia di vacanze, di viaggi, di riprendere la vita sociale che avevamo ormai un anno e mezzo fa. Anche lo scorso anno in tanti si recarono all’estero e rientrando portarono con sé pure il virus, anche in zone che fino a quel momento erano riuscite a tenerlo a bada. Ora non sono pochi gli italiani bloccati per il mondo impossibilitati a rientrare in patria perché hanno contratto la variante, il virus, il coronavirus e costretti a “vacanze obbligate” per le quarantene. Il guaio è anche un altro. Lo scorso anno tutto accadeva un po’ più avanti nel tempo e i “danni” si sono visti a settembre, con l’apertura delle scuole. Quest’anno rischiamo, provando a fare una proiezione, di non completare in tranquillità la stagione estiva.


E’ notizia di oggi che i cugini transalpini hanno deciso di cautelarsi sugli ingressi sul suolo francese, in particolare per gli arrivi dal Regno Unito, mentre Barcellona e tutta la Catalogna sono di nuovo in regime di soft lockdown.

Il rischio di nuove restrizioni che il Governo potrebbe emanare nei prossimi giorni è concreto, un po’ come in Francia, si pensa di dare più peso alla “certificazione verde” che permetterebbe ai doppiamente vaccinati di poter ritornare ad una vita quasi “normale” con l’esibizione del lasciapassare QR. Ma una decisione del genere, un’imposizione del genere equivarrebbe in pratica ad un obbligo di vaccinazione, dato che senza Green Pass sarebbero troppe le limitazioni sociali per chi non ne fosse in possesso.

Problemi non semplici da risolvere e soluzioni troppo complicate da trovare, almeno per me che mi guardo intorno e scrivo un mio pensiero. Certo è che di mascherine in giro ne ho viste proprio poche nonostante le vigenti ordinanze regionali e nazionali. Di assembramenti non ne parliamo. Speriamo gli Europei, oltre a farci gioire, non ci lascino anche dei danni importanti sull’andamento epidemiologico. Gli assembramenti seguiti all’incontro Italia Belgio, di fatto, stanno già dando un lieve aumento dei contagi. Incrociamo le dita per quel che è successo dopo la vittoria in finale.


Il fatto è che con un po’ di buon senso e stringendo ancora per poco i denti, magari potremmo ancora vincerla questa insopportabile partita contro il virus. Il “Mancio” nazionale, che ha portato il tricolore sul tetto d’Europa parlava di passi da fare e di centimetri ancora da percorrere fino a giungere agli ultimi millimetri con i rigori e, finalmente, la vittoria. Noi sembra proprio che giunti agli ultimi centimetri proprio non vogliamo concentrarci per questi supplementari e magari anche per i rigori. Ma gli ultimi centimetri sono proprio quelli più importanti… e se Donnarumma si fosse distratto proprio su quell’ultimo rigore?

E allora, che il Covid sia pericoloso o meno, che il coronavirus e tutta la sua squadra di varianti sia un nemico reale o meno, l’unico consiglio che mi sento di dare e che proverò per primo a seguire è quello di mantenere ancora un minimo di concentrazione e di buon senso. Magari la vinciamo anche noi la partita contro il Covid, e definitivamente!

Gennaro Cirillo